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articolo di Vincenzo Oliva |
Nenad è un bambino, ha due anni. Nenad ha occhi ancora innocenti, occhi che non capiscono le regole del mondo degli adulti, ma che proprio per questo riescono a penetrare i desideri degli uomini. Nenad è il protagonista di una favola di Natale, acuminata come un puntale di ghiaccio d'acqua pura di fonte, capace di arrivare ai cuori inariditi.
Racconto di Natale e favola morale: dai nomi dei suoi autori, Adriano Sofri e Sergio Staino, ci si aspetterebbe un'opera fortemente politica, ma non è così. O meglio, la parabola è politica nel senso più universale del termine e depurato da battibecchi di parte: è politica in quanto parla dei bisogni e delle speranze degli uomini, delle loro colpe e della loro dignità; e della loro dimensione sociale, innestata nel tessuto vivo della Polis, che oggi è il pianeta globale. La struttura del racconto è molto simile a quella de "La vita è bella" di Benigni, solo che qui Nenad non ha bisogno di una guida che lo faccia passare indenne tra le brutture del mondo esterno, trasfigurando per lui la realtà dei fatti: l'innocenza del piccolo bambino che si perde tra i corridoi e le celle del carcere è filtro sufficiente - e necessario - affinché il nostro sguardo superi la barriera, opposta dalle sbarre e porte d'acciaio, all'umanità di carcerati e carcerieri. Attraverso gli occhi di Nenad recuperiamo l'umanità di chi vive e di chi lavora nel carcere, di chi vi soffre all'interno come recluso ed all'esterno come visitatore, di chi - quale sia il motivo della sua reclusione - ha perduto la libertà. E la nostra umanità: noi portiamo la colpa della nostra innocenza indifferente, che ci viene mostrata sì per mezzo delle rapide incursioni nella vita dei carcerati, ma soprattutto dello sguardo ancora inconsapevole di Nenad. A mezzo tra il fumetto e il racconto illustrato, con le didascalie che sottolineano ciò che avviene nelle tavole, accompagnando il fluire delle parole nella testa del lettore, "Racconto di Natale" ha il ritmo e la dolcezza della fiaba, così come quella crudeltà incontaminata che mai ve ne è disgiunta. I colori e i disegni degli Staino (Sergio e Isabella) accentuano la serenità che quest'opera riesce a comunicare nonostante la crudezza dell'argomento: e senza nasconderla in alcun modo. Un piccolo libro che vale la pena di leggere anche lontano dal Natale, per ricordare che gli uomini non hanno data di scadenza.
Racconto di Natale di Adriano Sofri, Sergio e Isabella Staino
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