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articolo di Francesco Argento |
"Poison Ivy comes to town..." così cantavano i Coasters, un gruppo soul/rhythm & blues molto noto negli anni '50 e '60. E proprio dalle parole di quella canzone Carmine Infantino prese lo spunto per creare una delle più affascinanti avversarie di Batman.
In una storia di una dozzina di tavole Carmine Infantino e Murphy Anderson gettano le, solide, basi di quella sfida ricca di elementi sexy che prosegue sino ad oggi sino all'ultima sfavillante interpretazione di Jim Lee nel mensile Batman.
La sensualità di Poison Ivy è già evidente, anche nella pur castigata dati i tempi, prima avventura.
Questa breve storia, se vogliamo ingenua ed elementare, nasconde curiosi e interessanti spunti di riflessione, aldilà del debutto di un importante personaggio. Iniziamo da un accostamento fumettistico-cinematografico tra Marilyn Monroe e Poison Ivy. Non si tratta di somiglianza fisica, ma di alcune citazioni sia caratteriali che propriamente cinematografiche. L'aspetto glamour-svampito che però nasconde un 'irrequietezza di fondo nel rapporto con gli uomini si cala perfettamente nel personaggio-Poison e la citazione diventa precisa se pensiamo al rossetto-killer di Pamela Isley in relazione al film "Gli uomini preferiscono le bionde" dove in una famosa scena Jane Russell dice a Marilyn di essere convinta che lei usi un rossetto al cloroformio per sedurre gli uomini... Un altro punto controverso della storia è il contributo alle accuse di omosessualità più o meno latente tra Batman e Robin. Senza entrare nel merito della questione, diamo uno sguardo alle note di copertina che avvertono: "Problemi tra il dinamico duo... è lei la causa?" Quali "problemi" può portare l'inserimento di una donna tra una coppia affiatata? E il salvataggio di Batman da parte di Robin che, urlando "stai lontano da Poison Ivy!!", strappa il nostro eroe dalle braccia di Pamela (che sta baciando Batman) è un'azione da supereroe o una scenata di gelosia? Ma la vera domanda è: il doppio senso era un gioco volontario degli autori o solo una coincidenza forzata dai critici?
Le apparizioni di Poison Ivy non sono state così frequenti come per altri criminali ma, in casa DC hanno recuperato il tempo perduto. Una delle storie più interessanti è quella apparsa nella serie "Legend of the Dark Knight" nei nr. 42 e 43 del 1992. Su testi di John Francis Moore già autore di serie televisive, e con i disegni eleganti di P. Craig Russell il racconto "Hothouse" ci mostra, con buon approfondimento psicologico la lucida follia, a volte schizofrenica, di Poison Ivy che passa in un attimo da atteggiamenti dolci a comportamenti distruttivi, e il destino di un amore irrisolto che è il leit-motiv del rapporto tra Batman e Pamela. Ben scritta e disegnata, con una Poison Ivy dall'inedito look "radical-chic" ma ugualmente affascinante, la vicenda si perde forse nel finale, sin troppo classico, ai limiti del tormentone, che vede Poison Ivy nuovamente rinchiusa nel manicomio criminale Arham Asylum. A contribuire al rilancio della nostra bad-girl, e soprattutto all'identificazione del personaggio come sex-symbol, è stata soprattutto una copertina ad opera di Kelley Jones, attuale disegnatore titolare della serie mensile di Batman. Durante la saga di "Knightfall" in Batman nr. 495 tocca a Poison Ivy essere protagonista.
Ed è così, guardandola da dietro, che molti si sono accorti delle qualità di Pamela e del suo potenziale artistico-narrativo. E' con queste premesse che, nel 1995, arriva l'annual nr. 3 di "Shadow of the Bat" dove, troneggia in copertina ed esplode nella storia, una Poison Ivy "superbabe". Alan Grant sceneggia e Brian Apthorp disegna una storia che ricostruisce le origini della nostra botanica preferita con tanto di citazione delle tre sedicenti "pericolo nr. 1 al femminile" viste nel nr. 181 di Batman e qui relegate al ruolo di rappers durante un party.
Rimane il tema del bacio assassino, rimane il finale all'Arkham Asylum.
Sempre in tema di annual è interessante segnalare come un paio d'anni dopo sia toccato a un disegnatore italiano, Stefano Raffaele, illustrare il quinto annual di "Shadow of the Bat". Una storia in stile pulp nelle intenzioni ma che nella realtà mescola horror e superpoteri in maniera non molto riuscita. Si segnala comunque la bella copertina di Glenn Orbik.
Unico neo nella storia di Edera Velenosa (così la chiamavano in Italia negli anni '60) è stat la interpretazione cinematografica di Uma Thurman. L'attrice, certamente brava e intrigante, sembrava fuori ruolo in quell'interpretazione e anche le sue caratteristiche fisiche non sembravano corrispondenti al personaggio dei comic books. Probabilmente non vedremo più una Poison Ivy sul grande schermo, ma a noi va bene così, ci basta vederla nei fumetti.
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