Dopo una lunga attesa, è stato infine pubblicato il secondo e conclusivo volume della corposa graphic-novel Il figlio dei sogni,
opera con la quale il noto mangaka Kia Asamiya (Silent Möbius, Dark Angel, Nadesico) si è confrontato
con una delle icone più sofisticate ed uno dei personaggi più amati del fumetto: Batman.
Si può affermare che la sfida sia stata vinta, nonostante nella lettura si notino dei passaggi stridenti, in cui prima subliminalmente
e poi con maggiore evidenza ci si rende conto della "diversità" di questo Batman e del suo alter ego Bruce Wayne, una diversità
che emerge dalla gestione stilistica del racconto e della grafica, della scansione temporale delle vignette, e che permette ad Asamiya
un'interpretazione personale in una cornice di fedeltà al personaggio: le pause, il dilatarsi dei dialoghi, la ridondanza drammatica
delle scene d'azione e di lotta caratterizzano la grammatica dell'opera, conferendole un'indubbia struttura giapponese, alla quale
contribuisce in modo decisivo anche il personaggio della giovane giornalista Yuko Yagi. Una diversità che aggiunge
all'Uomo-Pipistrello creato da Bob Kane - creatura flessibile e dalle molte incarnazioni in una sola anima di sentinella della
giustizia - una nuova dimensione, un allargamento dell'orizzonte narrativo.
A segnare la cesura tra primo e secondo volume, il cambio di ambientazione, con il passaggio dalla Gotham City dove la storia
prende le sue mosse alla Tokyo dove vi trova conclusione. Il segno arioso di Asamiya si era rivelato adattissimo nell'evocare
una Gotham spettrale eppure dotata di una inquietante fisicità inanimata, testimone muta dello scontro tra Bene e Male che continuamente
si rinnova tra i suoi tetti, nei suoi vicoli, tra gli anfratti dei suoi parchi. Un segno nitido, accurato e attento ai dettagli, che si
fa frenetico, assume una sovrabbondanza quasi barocca nelle concitate scene di lotta, dove a volte Asamiya perde il controllo del disegno
che diviene caotico e poco chiaro, pur se spettacolare. Nel secondo volume, la pulizia del tratto conferisce a Tokyo un'apparenza più
quotidiana e dimessa, in perfetta sintonia con quanto afferma il miliardario Kenji Tomioka, il protagonista centrale del volume,
conversando con Bruce Wayne: Però credo che stia meglio Gotham. Lì c'è lui… ( ) Lui? ( ) Già! Colui che protegge Gotham ma non
Tokyo… ( ) Batman! ( ) Per questo Gotham è migliore…. Eh, sono una brutta cosa le ossessioni. Il discorso di Tomioka è però
specchio perfetto della differente "psicologia" che Asamiya riesce a farci trasmettere dalle due città: lacerata, malata, Gotham, ma
eroica; in contrasto con una Tokyo di cui il presidente della Tomioka S.p.A. deplora la mancanza di eroicità.
Tema centrale dell'opera è l'identità. Tema ricorrente, paradigmatico per il mondo supereroistico, e naturalmente per l'universo di
Batman (di recente lo ha pregevolmente affrontato Darwyn Cooke nel breve racconto Batman: Ego, che sconta l'inevitabile
conclusione di continuità).
Nell'occasione non è però Bruce Wayne ad interrogarsi su se stesso e sulla propria vita segreta, non è il dubbio ad intessere le pagine
di questa storia, ma la follia: lucida, determinata. Sono i sogni - che marcendo nei pensieri di menti indifese, incapaci di elaborare
autonomamente la coscienza di sé - si mutano in ossessioni, cercano un ancoraggio nell'identificazione con la persona pubblica, il
"personaggio famoso", identificazione che il meccanismo narrativo permette qui di portare all'estremo della mimesi genetica. Sogni
malati di vite vicarie, ad evocare una dolorosa inadeguatezza umana. Inadeguatezza che in Kenji Tomioka si fa delirio ossessivo,
compulsivo. In Tomioka questo tratto sottile e più moderno si sposa con le caratteristiche classiche del mad doctor, e così
nel primo volume assistiamo al frutto dei suoi esperimenti con il genoma umano, una sfilata dei più ricorrenti avversari del Cavaliere
Oscuro: Due Facce, l'Enigmista, il Pinguino e naturalmente il Joker. Tutti ricreati da Kenji Tomioka sulla
strada del proprio sogno distorto, tutti uccisi dal proprio sogno, non meno distorto di quello di Tomioka. Realizzare le proprie
ossessioni è bruciarsi, ma il bisogno di riscatto da una vita che si sente come menomata, inadeguata, è più potente dello stesso
istinto della vita: lo sconosciuto che incarna il Joker muore felice tra le braccia di Batman.

cover del primo volume disegno di Kia Asamiya (c) Play Press / DC Comics
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La lunga teoria di ospiti abituali dell'Arkham Asylum assolve compiutamente a due scopi: creare attesa e inquietudine (ma anche
familiarità), introdurre e suggerire gli argomenti che verranno sviluppati appieno nel secondo volume, e chiaramente fornire a Kia
Asamiya il destro per confrontarsi con il mondo grafico di Batman, con i personaggi di riferimento del suo mito. Nel secondo volume
Asamiya si limita alla sola Catwoman, che verrà "interpretata" da Yuko Yagi, la nipote di Tomioka che questi non si perita di
usare quale inconsapevole cavia per la verifica sperimentale della versione perfezionata della sostanza che provoca la ricomposizione
del DNA.

Kia Asamiya
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Yuko è la terza protagonista del lungo romanzo, ed è il perno della trama laterale elaborata da Asamiya. Laterale ma non certo
secondaria né minore. E' nel rapporto tra Yuko e Batman e tra Yuko e Bruce Wayne che sono ben rintracciabili molte caratteristiche
stilistiche del fumetto nipponico. Specialmente nel secondo volume è evidente come la figura del Cavaliere Oscuro abbia un'influenza
sulla giovane giornalista configurabile come quella di un senpai* al quadrato, dove l'ammirazione si mischia all'infatuazione;
Batman è ispirazione, modello, coperta di Linus. Del resto, Bruce Wayne è attratto da Yuko, e alla stessa Yuko non è certo indifferente
Bruce, e Bruce è Batman, ma Yuko non lo sa… se Asamiya non ricordasse sempre con rigore di star scrivendo una storia di azione e
tensione per Batman si potrebbe scivolare nella commedia sentimentale o addirittura rischiare Katsura
;-). Così non è, e l'artista giapponese sa armonizzare le due trame senza intralciarle, mantiene il tema sentimentale nel limite
di un arricchimento ed approfondimento psicologico del personaggio di Yuko e della sua interpretazione di Bruce, e crea in tal modo una
storia a doppio binario che si colloca sui bordi delle due tradizioni fumettistiche che si ritrovano a convivere bene sulle pagine de
Il figlio dei sogni.
  
Batman Il figlio dei sogni di Kia Asamiya (testi e disegni)
(Play Press Publishing s.r.l.), 172 pp. b/n più 22 pagine di note, illustrazioni, interviste (volume 1), 176 pagine b/n più 7
pagine di note (volume 2), Euro 18.50 l'uno, brossurati.
* senpai indica un compagno di scuola o collega di lavoro più anziano ed esperto
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