|
|
||
| ||||||||
E' in giro da marzo 2004, ma oramai lo si trova a fatica, sia nelle librerie specializzate che in quelle non specializzate. Si tratta del primo volume della collana Scuola di Fumetto - Saggi, curata da Francesco Coniglio e Laura Scarpa. Ma chi si è fatto il mazzo a frugare tra le scartoffie di Faraci è Davide Barzi, al quale Tito Faraci ha aperto i suoi archivi. E Barzi ha saputo scegliere con perizia il meglio di quanto l'autore gli ha messo a disposizione.
Ne viene fuori un volume che rispecchia fedelmente ciò che è, a tutt'oggi, Tito Faraci: un libro aperto. Faraci ama raccontarsi, celando di sè e del suo lavoro quel tanto che basta a non inimicarsi gli editori che gli danno da mangiare...;-) Così il primo capitolo, Trucchi del mestiere, ci travolge con un'infinità di spunti per chi coltiva il più o meno segreto desiderio di intraprendere la professione di scrittore di fumetti. Le parole raccolte da Barzi emanano autentico trasporto nello scrivere e per lo scrivere fumetti. Passione, quel sapersi fare travolgere dalle avventure che si vogliono creare, e la voglia di stupirsi per stupire. Se il secondo capitolo, Persone e personaggi ci accompagna nella rapida scalata di Tito alle porte di tutti i più grossi editori italiani di fumetti, è nei capitoli successivi che il libro ha il suo cuore. Il capitolo 3, Nero topo, ci offre una decina di tavole di sceneggiatura tratte dal numero zero di Mickey Mouse Mistery Magazine, con tanto di testo commentato e tavola a fronte. Ancora meglio il capitolo successivo, in cui le tavole di sceneggiatura dello speciale Dylan Dog "La fortezza del demone" (Sp 17) sono precedute dall'intero soggetto dell'albo. Se c'è una cosa più rara da procurarsi di una sceneggiatura di un autore affermato, beh, questa cosa è un soggetto.
Il soggetto è le viscere di un racconto. I segreti del ritmo, le chiavi di volta di un'avventura, la sua banalità o la sua potenza, sono tutte cose che stanno allo sceneggiatore come il pane della pizza nelle mani del pizzaiolo: dev'essere buono, poi lo si deve tirare per bene, senza che si strappi, o che troppa pasta vada sui bordi (che poi chi mangia la butta via), e poi metterci gli ingredienti.
E poi ci sono quattro paginette, capitate lì quasi per caso, forse rubate dalla scrivania dell'esadattilo Faraci (per scrivere così tanto non può che avere più di cinque dita per mano!). Sono appunti. Prima ancora del cuore, dello scheletro, della pizza e di qualsiasi altra metafora, ci sono loro. Gli appunti, gli schizzi, le prove, le riprove, gli strafalcioni impiastricciati. Cioè il trascendente. La sala parto dell'avventura, il punto in cui nella carta viene laicamente transustanziata l'anima del racconto.
Un libro aperto.
Tito Faraci Per Scrivere Fumetti - Teorie e Tecniche - Diabolik, Dylan Dog, Lupo Alberto, Topolino a cura di Davide Barzi
|
|