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Un noto scrittore di fumetti, parlando con me in occasione di una fiera del
settore, mi ha espresso il suo parere positivo sul lavoro che Gianfranco
Manfredi sta svolgendo su Magico Vento; in particolare parlava molto bene
di questa storia. La mia modesta opinione e' pero' leggermente differente:
L'uomo dei gatti contiene diversi degli elementi che rendono questa serie
cosi' interessante e pregevole, ma presenta anche alcuni difetti di fondo
che, almeno secondo me, rendono questo lavoro solo parzialmente riuscito.
Un leone mannaro zingaro a South Pass |
Poe, lanciato in una battaglia civile, vorrebbe evitare che, una volta che le miniere di South Pass City si riveleranno esaurite, uomini senza scrupoli cerchino altrove l'oro, finendo per violare i trattati di pace stipulati con i vicini Sioux; per la sua battaglia cerca l'appoggio dei potenti del luogo, prima di tutto la signora Esther McQuigg Morris (figura storica, autentico simbolo per le suffragette americane), proprietaria del giornale locale. Contemporaneamente arriva in citta' Jurca, un gattaio, che si offre di liberare la citta' da una piaga che la affligge: i topi; queste bestie, costrette ad allontanarsi dalle loro tane sotterranee a causa delle esplosioni nelle miniere, si riversano a frotte nella citta' causando notevoli disagi. I gatti di Jurca si dimostrano subito efficaci, ma una zingara rivela a Magico Vento che Jurca non e' cio' che sembra essere: in realta' e' un uomo-leone, posseduto da uno spirito djinn, e si trova in citta' per liberare dalle viscere della terra gli spiriti malefici che la abitano. La zingara fornisce a Magico Vento l'arma per sconfiggere lo spirito maligno e il nostro eroe, dopo uno scontro diretto, consegue la naturale vittoria, zingara compresa.
Manfredi torna a presentarci un soggetto accattivante per originalita' (se non assoluta almeno relativamente ai temi di solito trattati dai fumetti di genere western), ma, come forse si puo' notare dallo stesso sunto che abbiamo proposto, e che ci siamo sforzati di semplificare, tende ad esagerare nel tessere i fili dell'intreccio. Quello che ci sembra essere il vero punto debole della storia e' la sceneggiatura, caratterizzata dal continuo ricorso alla tecnica del montaggio alternato, di cui Manfredi e' indubbio maestro, ma che almeno alla nostra lettura e' parsa esageratamente concitata, brusca; ci sembra che alla sintassi del racconto avrebbe giovato una piu' netta punteggiatura. I tre principali fili narrativi (la battaglia di Poe, la figura di Jurca, Ned e la zingara) si alternano continuamente, talune scene durano anche solo due tavole, il passaggio da una scena all'altra non e' sottolineato ma brusco. Forse si vorrebbe ottenere una narrazione dal ritmo sincopato, ma ci sembra che se ne ricavi invece un po' di disorientamento e di fatica per il lettore. Decisamente piu' fluida la parte finale del racconto, soprattutto la scena d'azione conclusiva, che pero' mostra almeno un paio di coincidenze incredibili, piu' da Indiana Jones che da Magico Vento...
Quarta prova di Ortiz su Magico Vento (1, 3, 12), al solito apprezzabile nei contrasti di chiaroscuro e nella caratterizzazione dei volti; particolarmente riuscite paiono le vignette ambientate nella miniera. Soltanto una perplessita': perche' tutte le zingare devono avere la faccia della disneyana Esmeralda?
Un numero sicuramente piu' che sufficiente, che forse soffre troppo della
limitazione alle 96 pagine: in piu' tavole si sarebbero potute valorizzare
meglio le numerose figure di contorno, prima di tutte Esther McQuigg.
Questo era decisamente il soggetto per uno speciale.
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