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Sog. e
Sce. Gianfranco Manfredi
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In un capanno nei boschi del Montana vengono trovati due
cadaveri; la colpa ricade sul pazzo che abita il capanno e che è
stato cacciato dal paese perché si è innamorato della bella
figlia di un ricco allevatore della zona; lassassino è
invece un regolatore, cioé un uomo assunto
proprio dallallevatore allo scopo di regolare i
conti con i ladri di cavalli che gli rubano da tempo il bestiame;
Ned e Poe scoprono lerrore, il buon pazzo viene
scagionato e il villaggio lo riaccoglie con tante scuse. Il
regolatore, naturalmente, muore.
Diciamo la verità: nella personale partita che Gianfranco
Manfredi sta giocando contro gli stereotipi del genere western,
rifondandolo, qui come minimo subisce un canestro. Poco male, era
avanti di quarantacinque, quarantasette punti, se capite cosa voglio
dire... Lungo tutta la serie di MV, che al prossimo numero fa
cinquanta, giusto un paio di episodi sono parsi magari un po
soliti; il resto è stato fuochi dartificio.
| "Manfredi qui come minimo subisce un canestro. Poco male"
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Ecco, qua cè il terzo numero che non ci racconta nulla di
nuovo. Il soggetto è ben noto, si rifà a chissà quanti
altri episodi del genere, senza nulla aggiungere. Ciò non toglie
che dopo le flamboyanti sorprese degli ultimi numeri, uno
stacchetto ci sta anche bene... Insomma, fate conto di aver ballato
rock n roll tutta la notte: un lento, a questo punto, si
può anche fare... Ecco perché capiamo che
nelleconomia della serie questo episodio, che potremmo
considerare alla stregua di un fill-in, non ci stucca in tutto
e per tutto. Anzi, giungiamo ad apprezzare persino una storia senza
pretese come questa: ci ridà il piacere di una lettura di puro
svago, già da ombrellone.
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Magico Vento come Diabolik!
(c) 2001 SBE
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Del resto, anche la sceneggiatura è più lineare del solito:
lintreccio segue la trama, senza troppi sbalzi temporali, il
sincopato ritmo di narrazione a cui ci ha abituato Manfredi qua
lascia il posto ad una narrazione più convenzionale, che
comunque non vuol dire banale. Anche perché non mancano alcuni
inside jokes che comunque rallegrano la lettura e ammiccano al
lettore, tenendolo vigile: McGovern chiede a Poe qual
buon vento lo porti nel Montana, e Poe non può che rispondere:
Un vento... Magico!. Simpatica. E ancora più
simpatica, a sfiorare lironia tragica, la tirata di Mary
Tucker: Il signor Shooter uccide i ladri di cavalli al
primo colpo, senza farli soffrire... È molto più disumano
linciarli e appenderli a un albero!, che è appunto quello
che farà la stessa signorina nei confronti del Regolatore
Shooter... Insomma, stavolta Manfredi fa le cose semplici, non
approfondisce molto neppure le figura di questo Regolatore, non ci
stupisce nemmeno nella scelta del nome del cattivo, dato
che Shooter significa proprio colui che spara, ma nemmeno
ci delude, in definitiva. Anche perché, a rendere comunque
interessante la lettura, cè un altro elemento.
 Il
particolareggiato Barbati (c) 2001 SBE
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Giuseppe Barbati
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Cè una cosa che credo molti di noi si siano domandati,
almeno una volta, a proposito delle coppie di scrittori: ma come si
fa a scrivere una cosa in due? A parte landar daccordo,
che già par difficile. Cioè, proprio tecnicamente:
cosè, uno mette le idee e laltro scrive? O fanno un
capitolo a testa? O magari uno ha il solo compito di rivedere la
punteggiatura... No, non può essere questo. Mica sono i due
carabinieri della barzelletta. E allora? Cribbio, Fruttero e
Lucentini. Chi dei due scrive cosa? O Gino e Michele. Mah.
Uno tiene la matita e laltro fa la punta. Mai capito. E, dico
la verità, non ho mai capito questa cosa neanche per i
disegnatori; okay, con gli americani si sa: uno disegna a matita e
laltro ripassa a china. Sarà così anche per gli
italiani? Sarà così anche per Montanari e Grassani?
Non ci credo. Perché allora non fanno tutti così? No, il
vero motivo deve essere un altro, e ho sempre avuto la paura di non
venire a scoprirlo mai. Né questo numero mi aiuta: Giuseppe
Barbati, da sempre in coppia con Bruno Ramella, qui fa da
solo. E ti aumenta le domande. Già, perché questa prova in
singolo di Barbati è splendida; ti fa pensare che non gli
mancava niente, che non aveva bisogno di nessuno. E non capisci
perché abbia lavorato in coppia per tutti questi anni. Oh,
intendiamoci, non voglio togliere niente a Ramella, anche perché
in coppia i due mi hanno appena deliziato con una prova straordinaria
nella saga, e perché hanno comunque disegnato cose bellissime
per Magico Vento. Però il dubbio ti viene.
 Saluti dal Montana - (c) 2001 SBE
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Barbati da solo è molto più chiaro che con
Ramella: volge quasi alla ligne claire, in alcune tavole.
Sorprende positivamente questa originalità di segno; e poi ci
sono dettagli, prospettive, espressioni del volto, insomma, tutti i
meriti della grande narrazione per immagini. Quindi un bel plauso a
questo esordio solistico, nonostante la vignetta cinque di p. 41, che
ci pare un po sbilenca. Peccatuccio venialissimo.
  
Per niente denotativa, la copertina di Pasquale Frisenda, ma
fortemente connotativa: ma quale Regolatore! A tenere una pistola
puntata addosso al lettore che guarda (ammira) questa copertina,
è lui, Frisenda! Curato, elegante, particolareggiato fino al
fermacravatta, Frisenda da le carte, offre da bere la schiumante
birra in primo piano e ci invita ad accomodarci; attenzione,
però, dato che è un invito pericoloso... Suasivo,
ammiccante, irresistibile, ma armato. Eppure ci mette anche in
guardia: sembra una soggettiva di Ned, linquadratura, ma in
realtà è proprio il nostro punto di vista, dunque
attenzione a quello che vedete, cari lettori aspiranti Magico
Vento... Non è la realtà, è uno specchio, ed è
pure deformato. Che incantatore. Per non subire il fascino di questa
copertina ci vorrebbero i tappi di cera sugli occhi, come i marinai
di Ulisse nelle orecchie...
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