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Su tutti il personaggio di Custer, uno e trino; ad un certo punto Ned dice a Daino Rosso di non commettere mai lerrore di sottovalutare Custer o di pensare a lui come ad uno stupido; però, tra le altre cose, Custer si comporta proprio come uno stupido, e fa la figura dello stupido, quando spara alle anatre senza beccarle, quando si vanta di aver scoperto loro sulle Black Hills senza bisogno dei geologi (ed è volgare pirite), e se proprio non stupido è quanto meno stravagante quando fa suonare i musicisti dellesercito allalba o quando dà prova di coraggio galoppando in avanscoperta da solo... Eppure questo stupido fa addirittura paura nel suo gesto finale, un gesto che inchioda, degno sipario ad unavventura che è un viaggio molto lungo e affascinante. Chi è Custer? Da una parte sembra scemo, ma poi non lo è; Custer è luomo che qualche episodio fa ha chiesto a suo fratello di dargli del lei e di chiamarlo generale, e poi chiede a Magico Vento di dargli del tu; è luomo che non teme il potere e sfotte il pusillanime figlio del presidente Grant ed è anche luomo che non concede sosta ai soldati spossati; è luomo che cerca la guerra con gli indiani ma sa trattare diplomaticamente con Magico Vento; è luomo che cerca di sembrare ragionevole e razionale, e giustizia sommariamente, a freddo, quasi feroce, lassassino Billy Trump. Potenza della figura storica, ma anche potenza della narrazione, che questa figura storica non cerca di appiattire nello stereotipo imposto da mille e un film western, per rendercelo invece in tutta la sua sconcertante tridimensionalità e umana incoerenza.
Nei mari informatici che siamo soliti navigare, qualche sconcerto ha causato il fatto dellarco, fino a considerarlo un inciampo dellautore: si giudicava strano, incongruente e finanche inverosimile che listituto correttivo diretto dallinfame Pitkin usasse il tiro con larco come strumento rieducativo per incanalare laggressività dei ragazzi; secondo noi, il problema non è se sia efficace o no il tiro con larco rispetto allo scopo che si prefiggeva Pitkin, cioè se possa davvero impedire risse tra ragazzi sbandati per portarli su tracce di meditazione zen, o se invece si tratta di un irresponsabile gesto che arma mani di fanciulli, ma capaci di essere feroci, come dimostra la storia. Il fatto è che, se errore cè, è di Pitkin, non di Manfredi... Lidea di usare larco è stigmatizzata dallo stesso Little Boy, al termine del n. 61: Pitkin, vorrei proprio sapere per quale motivo hai messo in mano un arco a quel ragazzo!. Ora, semmai il problema è: è verosimile che un personaggio come Pitkin commetta una tale azione? Certo che sì, anzi: ne è pienamente conscio e lo fa apposta! Intanto un uomo che usa far tagliare la lingua agli indiani che si rifiutano di imparare linglese che egli amorevolmente insegna loro, non è proprio un genio educativo; perdipiù capiamo bene che tende a strumentalizzare i suoi alunni, a plagiarli per poterli usare ai suoi fini: lo fa con lenorme e stupido Ward, e lo fa appunto con Billy Trump, tramite il cui arco si vendica di chi lo fece licenziare, Virgil Lockwood.
Questa è una storia in cui Magico Vento fa leroe, e la cosa gli riesce davvero bene. Non il classico e semplice eroe che spara quando deve sparare. Legge e interpreta i gesti di Custer, come la sua folle cavalcata solitaria; suggerisce diplomaticamente allo stesso i comportamenti giusti; allontana con lastuzia gli incauti cercatori doro; cattura con azione repentina il folle Billy Trump; riconquista alla causa indiana un disorientato Cavallo Pazzo; e quasi non bastasse, si mette a dare del tu alla Storia...
Tra i meriti di questa storia doppia ci sono dialoghi e personaggi. Sceglietene uno qualsiasi; vogliamo parlare dello stratagemma di Little Boy, che mette contro il boss Velvet e il pessimo Pitkin? Grande. Vogliamo sottolineare il personaggio del figlio del presidente Grant, ben più che una macchietta, grazie anche allo splendido lavoro resogli da Frisenda? Di Custer, poi, abbiamo già detto, ma non si può dimenticare langosciosa figura di Billy Trump, assassino, folle, psicopatico, eppure carico di umanità perché la sua sofferenza è vera. E quello che ci è piaciuto più di tutti è Pitkin: che personaggio! Un cattivo vero per niente tipico, un educatore: un insegnante, uno che gioca con le anime e le coscienze dei giovani, e bara. E i dialoghi? Non si può citarli tutti, ma andate a rivedere Magico Vento che parla con il padre di Cavallo Pazzo, o con Custer; e guardate il dialogo di Little Boy con il giovane Birdy, o gli sproloqui del tenente Grant... Ricchissimo, mai banale.
  
Ivo Milazzo è il mestiere incarnato. Sintetico, preciso, espressivo, efficace senza fronzoli. Mestiere assoluto. Però, qui, proprio di fronte al suo migliore allievo, risulta evidente anche il limite, di questo professionismo antico. Il disegno resta freddo. Ben più passione traspare dallopera di Frisenda. Frisenda di solito è maestro di ambientazione, qui risulta abilissimo anche nei volti: su tutti il già citato lavoro sul volto del tenente Grant, una gamma di espressioni vivissime, piene, una recitazione a 360 gradi. Forse tra ventanni anche lallievo mostrerà la freddezza del maestro, ma oggi è il suo entusiasmo a vincere: ha ancora voglia di raccontare con le immagini, e di farlo in maniera sempre nuova, ancora cerca lo stupore, prima per se stesso e poi per il lettore, ché non sia gratuito spettacolarismo. Il voto dato ai disegni è la media tra il suo 7 e il voto di Milazzo.
   
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Il globale deve rilevare due copertine solo parzialmente riuscite, rispetto agli splendidi canoni cui ci ha abituato Frisenda: della prima ci piace soprattutto il gest in cui è immobilizzato il personaggio scuro, nellatto di cogliere la freccia dalla faretra, ma proprio non ci piace il Ned ferito, soprattutto visto lo straordinario ruolo da protagonista che il nostro in realtà svolgerà nel corso della storia. La seconda posa statuaria affascina, bella la luna di sfondo, ma nel complesso limmagine risulta statica e forse anche un po prosopopeica.
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