Manfredi è ratto come un baleno. Quando vuole proiettarci nell'avventura scavalca tutti i preamboli e va subito al dunque. Inferno di Chicago? E Chicago brucia già nelle prime tavole! Un'avventura dai minuti contati che viaggia fra ingranaggi di orologi svizzeri? E una bella torre d'orologio immensa ed enigmatica si para difronte al pistolero già in prima tavola. Ci troviamo immischiati in un mistero che coinvolge una diligenza? E vediamo subito una diligenza correre selvaggiamente senza alcuna guida. Questo è il Manfredi che ci piace: non è certo autore da confondere la suspense con la lungaggine; e non sta lì a centellinarci le idee. In questa avventura l'intreccio narrativo è forse un po' troppo visibile nella sua elaborazione a tavolino, ma non manca certo di contenuti. Abbiamo così la lezione di scienze sulla natura dei fulmini globulari e l'intrigo economico-politico. Da un cielo blu scende un fulmine a palla che proietta i malcapitati e del tutto casuali bersagli nel nero dell'ignoto. Neppure al giorno d'oggi sappiamo infatti come esattamente si comportino questi fenomeni atmosferici di natura elettrica. E dove c'è incertezza scientifica c'è spazio per la fantasia. Così fra i tanti malcapitati colpiti dal fulmine ecco che un giovane ragazzo manifesta doti precognitive: una sorta di senso di ragno che lo indirizza verso la salvezza e lo mette al corrente del pericolo imminente. Ricorda in modo labile l'incipit di una serie a fumetti supereroistica pubblicata dalla Malibù Comics dove un gruppo di passeggeri di un tram viene colpito da un raggio e tutti acquisiranno poteri sovrannaturali di variegata tipologia. Purtroppo qui siamo con i piedi più a terra e quindi a parte l'eccezione di Poley tutti gli altri viaggiatori della diligenza restano parecchio frastornati dagli effetti elettromagnetici del fulmine globulare. Voci di corridoio però suggeriscono la possibilità che in una futura avventura da una coppia di cavalli che trainavano la diligenza sarà partorito un bell'esemplare di unicorno. Nel frattempo, il sentimento fiorito fra Poley e la bella e intelligente Elizabet, ci consente di smentire tutte quelle anime scarsamente romantiche che non vogliono credere a quegli amori nati da un colpo di fulmine. I disegni di Milano? Elettrizzanti! La copertina di Frisenda? Così efficace che consigliamo di tenere una copia di quest'albo in auto per quando si hanno problemi di batteria. La colorazione? Bello il contrasto fra il blu del cielo ed il nero dell'interno del laboratorio.

Giù la testa... e occhio agli schizzi (c) 2003 SBE
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