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Sog. e
Sce. Gianfranco Manfredi
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Eppure, come altre volte, noi siamo qua a pregarvi di non affrettare
il vostro giudizio. Può darsi che il lettore debba imparare a
godere di questi episodi fatti di nulla, e ben fatti lo stesso. Non
roviniamo il nostro palato condendo i nostri spaghetti con il
ketchup... Non pretendiamo che un fumetto, per allietarci,
preveda la morte della coprotagonista, la clonazione del
protagonista, la rivelazione sul vero passato del deuteroagonista...
Possiamo ancora accontentarci di una buona storia? Tutto qui. Una
buona storia, e qualcuno che la racconti bene. In fin dei conti,
tutti (tanti) sono capaci di preparare un buon pasto con tartufi,
funghi, salmone, caviale e così via. Provate a realizzare alta
cucina o semplicemente buona cucina non scipita utilizzando i soliti
ingredienti... Insomma, potevamo stupirvi con effetti speciali; ma
riusciamo almeno a interessarvi senza di essi? Manfredi , sì. Ecco
perché.
Un giallo, diceva qualcuno. Come altre volte recentemente in
Magico Vento. Forse a testimoniare che quando non si sa
dove andare a parare, un gialletto funziona sempre. Beh, secondo noi
non è così. Magico Vento è un fumetto western. E qui,
giallo o non giallo, il west cè. Mica come in certe
testate che si dichiarano di fantascienza e che in realtà
proprio solo gialletti neanche tanto fantascientifici propongono...
"questo non è un semplice giallo: che giallo sarebbe quello
senza colpevole? Qui si vuole ritrarre la paranoia, la ricerca di un
colpevole a tutti i costi".
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E poi questo non è un semplice giallo: che giallo sarebbe
quello senza colpevole? Qui si vuole ritrarre la paranoia, la ricerca
di un colpevole a tutti i costi. E il vero messaggio è un altro:
si chiama libera concorrenza, ma nessuno è libero di farcela,
perché sennò gli incendiamo il locale... Ritratto di
degenerazione capitalistica, forse. E neanche troppo ideologico;
divertito, semmai. E comunque la pensiate, il gialletto fa pensare, o
no?
Interessante la figura dello sceriffo. Lo sceriffo è
un cretino. Nonostante gli occhialetti alla John
Lennon, lo sceriffo è un cretino. E vien da chiedersi
perché lhanno fatto così cretino. Forse proprio
perché, fosse stato appena appena sveglio, avrebbe capito subito
che non cera niente di doloso nel primo incendio. E poi
perché qualcuno tonto in un fumetto ci vuole. Aiuta a spiegare
le cose anche ai lettori più timidi... È figura
narratologicamente importante. Mai sottovalutare il tuo pubblico.
Ehm. Mai sopravvalutarlo, al contempo...
In questo episodio appaiono due figure di religiosi, un
frate e una suora. Il frate è abbastanza invasato, ma su questo
luogo comune non si insiste più di tanto... Ben più
interessante la figura della religiosa, suor Blandina,
un personaggio riuscito. Ora, noi non sappiamo come la pensi
Manfredi a proposito di Dio. Possiamo immaginarlo, ma non lo
sappiamo. Troviamo però che tratti questi argomenti sempre con
sommo rispetto: non insegue una spiritualità spiccia cavalcando
la new age di moda, e nemmeno dichiara lateismo
del suo personaggio in un laicismo modaiolo anchesso, come pure
altri fanno. In uno degli scorsi numeri anche Ned dichiara di
non essere più tanto sicuro di quello in cui crede. In attesa,
però, di venirci a dire che anche Manito è morto, si
confronta sia con il suo dubbio che con la fede degli altri.
Perché indipendentemente dalle risposte, certe domande è
meglio farsele. La maturità di MV ci sembra di vederla anche in
questo.
  

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Stefano Biglia
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La prova di Mario Milano ci è piaciuta soprattutto in
certi volti, molto espressivi e ricercati. Nel complesso ci pare di
capire che alcune scene Milano le abbia rappresentate con gusto
personale: lincendio iniziale, tra laltro difficile da
rappresentare, ci pare particolarmente riuscito; meno convincenti
perché più statici ci sono parsi alcuni dialoghi, dai
ricorrenti sfondi bianchi (Ned e Suor Blandina in biblioteca, per
esempio...). Il tratto, comunque è sempre particolarmente
pulito, il segno chiaro, lequilibrio del chiaro scuro
padroneggiato. Dallesordio avvenuto nel n. 51 ad oggi, ci
sembra che lartista sia cresciuto di mestiere, come a dire che
oggi forse sa maggiormente privilegiare la velocità rispetto
alla ricerca delleffetto speciale. A livello di qualità
forse si perde qualcosa, ma è il prezzo da pagare per la strada
verso la maturità.

Poe come Ridolini (c) 2003 SBE
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Copertina visionaria che però non evita la pacchianata. Chi
sarebbero mai questi kuroi vestiti di ciclamino? Quale terrore
vorrebbero incuterci con queste facce da atleti dellex-Unione
Sovietica, tipo ti spiezzo in due? E questa specie di rapace che si
staglia su questa specie di globo, cosa mi rappresenta? E
perché, in un numero che si intitola evidentissimamente
Jericho, il muro che crolla è una cosina piccola
così in alto nella pagina, sotto la testata che così non lo
vede nessuno? Lunica cosa bella è proprio la posa di
Ned, con questa torsione del busto che lo rende molto
dinamico. Intendiamoci, io amo Pasquale Frisenda...
È solo che qui mi sembra particolarmente stanco. Fare le
copertine è più uno stress mentale che fisico, ma è
stress comunque... Forse ogni tanto Frisenda è stufo di
disegnarle... Tra laltro sappiamo che è maniacalmente
portato alla precisione, al dettaglio, alla cura dellinsieme.
Forse alla lunga la copertina risulta un territorio troppo
estemporaneo, per uno come lui. Come chiedere a chi ha dipinto la
Sistina di farci un quadretto 20 X 30... Certo che lo fa, ma mica
pretenderete anche che si diverta, no?
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