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"La costa è più sicura, Abiah, ma io amo lottare col mare - posso contare i tristi naufragi che sono avvenuti in queste belle acque e posso udire il mormorio del vento, ma amo il pericolo" .
Lettere, Emily Dickinson
Ritratto di una poetessa
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Un incontro quantomeno curioso quello proposto da Manfredi ai lettori di Magico Vento nell'ultimo albo in edicola, "Agorafobia". Non di certo in virtù della fama e del prestigio dell'ospite, ché le arrisero solo dopo la morte. Piuttosto per la… singolarità del personaggio. Una poetessa dalla sensibilità forse eccessiva, dolorosa, che la portò in vita a chiudersi sempre più al mondo esterno, non di rado rifiutando il contatto anche con gli amici più cari. Non di rado ma non sempre. Uno spiraglio, una filatura lungo il bordo del cerchio. Tanto basta a Manfredi per penetrare l'isolamento di Emily Dickinson e strapparla ad esso per lo spazio di un racconto.
"Mi auguro che questa storia non ti sia sembrata troppo cruda, Emily…"
Rimane, a noi lettori, il bellissimo portrait di questa poetessa dall'animo coraggioso e fragile insieme, presenza discreta all'interno dell'albo che comunque impregna con la sua dolorosa, e nondimeno serena, umanità. Rimane l'apprezzamento per l'abilità nel fare di uno spunto insolito un valore aggiunto in una storia che in nulla deroga agli stilemi della testata. Rimane il piacere per una vicenda che narra con semplicità - e ancora una volta - di quei piccoli uomini e donne che inconsapevolmente contribuirono a creare l'epopea del West, recuperandone tutta la meravigliosa e contraddittoria complessità. E non è poco, ci pare.
Un lavoro che pare concentrato prevalentemente sulla resa psicologica dei personaggi. E in questo gli autori sicuramente danno il meglio. La serena compostezza della Dickinson, ad es., non impedisce di intuire - anzi in qualche modo esalta - un'interiorità sofferta. Così come appare palese il panico e la confusione di Rhonda, stretta tra un difensivo ritrarsi da un lato e l'inconscio desiderio di far fronte a se stessa e alle sue paure dall'altro. E non meno interessante è la caratterizzazione del giovane Paul, a sua volta disorientato da avvenimenti incomprensibili e oppresso dal peso dei suoi timori non meno che dalle nuove responsabilità. Dispiace però un'uniformità di stile che non distingue nel passaggio dal salotto dei Dickinson, alla prateria, ai ricordi e sogni di Rhonda, appiattendo la narrazione su un'unica dimensione e non cogliendo la diversità di toni che caratterizza i vari spazi. E dispiace altresì che si sia scelto di affidarsi semplicemente a un uso pesante e un po' sporco del nero per accompagnare le varie comparse del trickster, legate agli elementi naturali. Legame che non si coglie con immediatezza, sminuendo l'evoluzione di un personaggio, lo spirito malvagio, che ben altra enfasi avrebbe meritato.
Una cover dal forte impatto quella proposta da Mastantuono, che restituisce tutta la forza di uno scontro, tra lo sciamano e lo spirito malvagio, epico. A lettura ultimata è facile farsi guidare dalle suggestioni appena colte e appare in tal modo del tutto indicata l'esaltazione della morfologia umana del trickster. Che ne mette in luce il suo essere proiezione delle paure dell'uomo ma anche il suo essere, al pari del suo creatore, del tutto vulnerabile e quindi annientabile. Confidiamo così che chi sta meditando di avvicinarsi alla testata "Magico Vento" colga l'implicito invito ad affrontare piuttosto che fuggire i mostri, umani e no. ;-) E che quindi non disdegni di confrontarsi con questo albo che, al di là dei tanti pregi che abbiamo cercato di mettere in luce, offre l'importante vantaggio di poter essere pienamente apprezzato, e goduto, anche da chi poco o nulla conosce della testata. E' l'invito entusiasta di una quasi, e conquistata,
neofita! ;-)
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