Il passo silenzioso (e oscuro) della neve

la neve ammanta. La neve copre. La neve nasconde. La neve sa.
Recensione di  |   | nathannever/

Il passo silenzioso (e oscuro) della neve
Nathan Never gigante 11 "Cuore nero"

Il passo silenzioso (e oscuro) della neve

Scheda IT-NN-G11

Storie come questa si prendono il loro tempo per essere scritte. E anche dopo, sembrano quasi irridere chi cerca di esprimere un giudizio su di esse, distogliendolo da qualsivoglia concentrazione, pur necessaria ai fini del rispetto di tempi tecnici editoriali.
Sfuggono. E cos� facendo rendono ancora pi� evidente il mutamento di uno scenario, dove purtroppo va delineandosi sempre pi� nitida la necessit� di dosare critiche e giudizi. � un fatto. Non tutte le storie meritano (questo verbo in luogo di altri sicuramente pi� appropriati, ma restii al momento ad essere meglio focalizzati) parole di saluto, di analisi e di commiato.

Sfuggono. Perch� forse partecipano meglio di altre delle emozioni dei lettori, che �si stemperano nel bianco e nero dell�inchiesta, e si accendono nel seppiato delle rievocazioni� (parafrasando Salvatore Silvano Nigro). E allora di conseguenza la temperatura della scrittura deve cambiare gradazione.

Bianco e Nero

Come i pezzi degli scacchi assisi sulle loro caselle prima della partita/battaglia.
Come i fiocchi di neve che ricoprono secoli di veleni umani aggrovigliati senza soluzione di continuit� nell�immensit� della megalopoli eurasiatica.
Come la bolla di ricordi indelebili che fa da spartiacque tra i capelli di Nathan.
Come la punta della lancia che le mani ambrate di Asjia brandiscono fieramente.
Come le mura dei sotterranei di Kronstadt, che si frappongono tra i battiti del cuore �rubato� dal boss Iudovich e quelli fittizi di un organo artificiale capace, suo malgrado, di pompare indefinitamente stille di odio e di attesa, come un affresco scrostato nella cornice di una patetica caricatura di esistenza.

Due cuori contro

(c) 2007 SBE

Due cuori contro<br><i>(c) 2007 SBE</i>

Bianco e Nero come tante altre immagini che questa storia evoca, alcune delle quali introdotte dallo stesso Ostini nella sua breve presentazione: il riferimento va ovviamente a quel �[...] tre padri e tre figlie. Una protagonista, una appena intravista e una addirittura solo evocata [�]�. Uno dei �cuori� di questa storia giace proprio in tali parole.

Due di Tre

Oppure tre di due, il senso � assolutamente palindromo. Ad ogni modo, non � di un�offerta speciale che si sta parlando, quanto del fatto che in queste pagine compare per la terza volta sulla strada di Nathan la guerriera maori Asjia (nata proprio dalla penna di Ostini e finora apparsa solo sulla serie regolare, nei num. 153 e 168), mentre per la seconda volta la sua resa grafica � stata affidata alla brava Antonella Platano, che qui dimostra ancora una volta di avere ottimamente raccolto il testimone dalle mani�pardon, dai pennelli e dalle matite, di Patrizia Mandanici, cui va il merito di aver creato graficamente il personaggio.

�...tre padri e tre figlie. Una protagonista, una appena intravista e una addirittura solo evocata...�

Seppiato

Evocare un confronto grafico tra le due autrici non � che la naturale conseguenza, quasi una rifrazione, del ben pi� impegnativo intento di tracciare un �paradigma evolutivo� di Asjia, espressione volutamente ricercata che vuole avere il solo scopo di testimoniare in maniera corretta ed appropriata il suo cammino di crescita.
L�Asjia de �Il volto del lupo� assapora, grazie a Nathan, l�esistenza di un mondo ad un primo impatto troppo grande per lei. In senso �fisico�, da un lato, partendo dai livelli superiori della Citt� fino alla nuda terra del Territorio, un mondo fino ad allora racchiuso solo nelle ancestrali propaggini del suo orgoglio maori troppo �pr�t-�-porter�, stigmatizzato ed ostentato, ma in realt� impossibile da incarnare in un bassofondo metropolitano.
In senso �astrale�, dall�altro, scavando sotto la scorza dell�uomo-Nathan, e cos� facendo sotto la propria, abbandonandosi ad uno stream of consciousness di quella minima parte che aveva fino ad allora percepito della propria natura e cultura, fatta di visioni, odori, sensazioni, orgoglio combattivo e trascendenza, in un mix che lo stesso Nathan potr� solo intuire anche quando vivr� una delle �esperienze mistiche� forse pi� pregnanti della sua vita.
Un�Asjia ritratta come non ancora una donna maori, inconsapevole quindi delle potenzialit� del proprio retaggio. Delineata s� con precisione e chiarezza, ma quasi (valutando col senno di poi) con uno spiraglio voluto di incompiutezza, che si insinua nel lettore solo nelle battute finali, quando diviene abbastanza scontato un suo futuro coinvolgimento nell�economia della serie.

E questo coinvolgimento arriva ne �Il carnefice�, dove la novit� del tratto � il segno pi� tangibile dell�osmosi verso un�avvenuta maturit� della donna maori. Un tratto di pi� ampio respiro, con un uso minore delle mezzetinte, altrettanto incisivo e ricco di particolari, ma con un grado di stilizzazione pi� marcato, che rende un maggiore senso spaziale, dando a volte l�impressione di essere di fronte a vignette di dimensioni pi� grandi, pur nel rispetto della gabbia bonelliana.
Cos� come pure assume un�identit� pi� completa (ed incisiva, e realistica) il rapporto con Nathan, che pur muovendo pretestuosamente in alcuni momenti da quell�unica esperienza di totale intimit� tra i due, consumata in una tenda ai margini della notte del Territorio, si rende capace di sprigionarne un senso di compenetrazione che si dirige fin da subito ben oltre la sfera carnale, incanalandosi in un percorso di catartica maturazione che culminer�, quasi per contrappasso, nella mano di Nathan che sfiora il grembo non pi� fecondo di Asjia, della maori, della guerriera.

Asjia e Koha

(c) 2007 SBE

Asjia e Koha<br><i>(c) 2007 SBE</i>

La casa sulla zampa di gallina

In casa Bonelli, si sa, la spinta principale alla base della stesura della trama di un gigante, per una serie caratterizzata da una continuity interna, � la possibilit� di riannodare fili di trame lasciate qua e l� appese.
Martin Myst�re ha contribuito a tracciare buona parte del solco di questa tradizione, che in ambito neveriano (complice anche l�alternarsi di pi� firme ai testi) si � sviluppata lungo varianti peculiari. Senza cedere alla tentazione di indugiare sul riassunto di trilogie passate o future (argomenti gi� efficacemente trattati altrove, ad esempio qui), diremo subito che �Cuore nero� vuole collocare nel medesimo contesto, oltre alla gi� citata Asjia, anche tutto il retroterra relativo alla �citt� bianca� di matrice viettiana (vd. i num. 141 e 177), permettendo cos� alla serie di approcciare, in maniera graduale ma coerente, nuovi territori sia da un punto di vista geografico che narrativo, in vista di una nuova (ennesima?) maxi�saga che dovrebbe svilupparsi nell�immediato futuro.
Forse 256 pagine sono troppe per un semplice �trampolino�, ed infatti Ostini ha il grande merito di imbastire una storia venata da tante sottotrame che ne danno un�identit� compiuta, raggiungendo cos� un risultato analogo a quello ottenuto da Medda nel suo unico gigante, �La rivolta�, solido stand alone pur inserito al contempo in un mainstream legato a figure come Sawyer e Sara McBain e che costituisce tuttora una delle principali ossature della serie (tra l�altro, sempre a firma principalmente di Medda. Gi� detto che Ostini, tra gli autori neveriani, � quello pi� �meddiano�? :-))
La potenzialit� espressiva della Platano e la forza della linearit� del suo tratto , trovano qui l�opportuna collocazione, quel senso di �spazialit�� citato in precedenza abbandona l�artificio illusorio per adagiarsi comodamente in una tavola di pi� confacenti dimensioni (d�altronde, questo per lei non � il primo gigante, e la gestione di inquadrature, sequenze e ritmiche narrative lo testimonia ampiamente. Un esempio su tutti � la resa di una qualunque sequenza in cui sia presente la balena Koha).

La balena e lo scorpione

Entrando pi� nel merito della trama, la missione principale di Nathan (guardia del corpo del ministro Yanoski) si incrocia subito con il cammino di Asjia, anche lei presente nella citt� bianca (lo scenario globale neveriano � costellato da megalopoli senza un nome!), e precisamente nell�istituto di cetologia di Sobor, assieme ad altri maori, ma soprattutto assieme al suo uomo, Rawiri.
Quali che siano state le scelte e gli eventi che abbiano dato origine al contesto nel quale la ritroviamo, francamente non conta, e fortunatamente non � nelle intenzioni dell�autore saperlo o mostrarlo, al di l� di qualche blando riferimento nel corso delle pagine. Asjia � l�, e Nathan sente ora di volerla cercare, contrariamente a quando si era recato in passato tra quelle nevi perenni. Il suo fiume giunge finalmente al mare, un mare che con la risacca riporta a riva l�omicidio di Rawiri e il suo cuore rubato per essere impiantato nel malandato corpo del boss Iudovich; il rapimento della figlia di Yanoski, Sonja, ai fini di un ricatto politico; e ancora, la fuga di Sonja dentro se stessa, nascosta in fondo a un segreto alla merc� della strega Baba Yaga, incapace di volare se non con l�aiuto finale da parte della telepatie Diane Weston, �riesumata� apparentemente per un semplice �scamotage narrativo, ma in realt� un altro dei �cuori� di questa storia, legata com�� anche al destino del �margravio� Hyan Kursk e di sua figlia.

E cos� di flutto in flutto, di colpo di scena in colpo di scena, assieme al colonnello Myshkin all�assalto della fortezza di Kronstadt, frantumando la campana di vetro che divide Yanoski dalle piaghe di Korostein (la parte pi� infima della citt� bianca), o anche solo camminando lungo il fiume Neva, avvinto dal suo scorrere calmo e quasi ipnotico, il cuore di Nathan batte e orchestra in qualche modo il battito di quello di chi gli sta attorno: una �scala di cuori� (imprecisione voluta, un semplice poker non renderebbe l�idea) di uno stesso seme nero che crea tra essi un dialogo di reciproca distruzione, fiumi anch�essi destinati a convergere in un unico mare, nel cui estuario la balena Koha si offrir� come strema vittima sacrificale.
Cos� come secoli prima il creatore di un avveniristico cuore meccanico si era immolato sul proprio stesso altare, tra le mura di una camera operatoria circondata dai clangori di una rivolta dimenticata, furtivo ed insonne jolly di questa parata di cuori.

Il giorno luminoso

(c) 2007 SBE

Il giorno luminoso<br><i>(c) 2007 SBE</i>

"...Ogni acqua arriva al suo mare. Ma forse in fondo il mare � uno solo, e ognuno in cuor suo sa che vivr� per tornarci.�

Neve sulla Neva

� quanto rimane alla fine della storia, in cui il lettore assiste allo sciogliersi di alcune trame e all�annodarsi di nuove: una per tutte, l�ingresso di Asjia nelle file dell�Agenzia Alfa in una nuova filiale eurasiatica. Le tre tavole interessate descrivono un secco incontro/scontro verbale tra lei e Darver, che pone basi ben pi� concrete di quelle che avevano accompagnato in passato le sporadiche apparizioni di Thorwald Hoeg, agente di una mai meglio definita �sezione dell�Agenzia nei territori del Nord�.
Un�ultima osservazione: Thorwald comparve per la prima volta in una memorabile storia incentrata sullo scontro tra un uomo e una balena. E una balena ha accompagnato il giusto scorrere del fiume di una donna maori verso l�universo neveriano.

New entry

(c) 2007 SBE

New entry<br><i>(c) 2007 SBE</i>

Ogni acqua arriva al suo mare. Ma forse in fondo il mare � uno solo, e ognuno in cuor suo sa che vivr� per tornarci.

Cuore nero - Nathan Never Gigante n.11, di Alberto Ostini (testi), Antonella Platano (disegni)
Marzo 2007, annuale - Sergio Bonelli editore


Vedere anche...

Scheda IT-NN-G11