Il valore di essere un Uomo


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Scheda IT-NN-212

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Alla scoperta di un "presente passato"

Come già indirettamente accennato, lungo le pagine dei due albi compaiono non pochi elementi che richiamano alla mente epoche passate nella vita (personale, prima ancora che editoriale) di Nathan Never: dinamiche e situazioni, nella sfera pubblica come in quella privata, delle quali tante volte si è parlato. Prendendo a prestito un lontano pensiero di Legs Weaver, "spigoli nel passato diventano curve nella memoria", si può osservare come in entrambi gli albi la memoria giochi un ruolo importante: da un lato labili reminiscenze, nascoste e offuscate nei meandri della mente di Calvin White, condannato a rivivere ancora e ancora il ricordo di una scala che sembra decollare dal buio, portando con sé l’intuizione di una voce che lo chiama per nome: tracce nella nebbia, alle quali si affiancano i ricordi del dottor Dickinson, che dal suo avveniristico sarcofago svela a Nathan i tasselli mancanti della vita di Calvin. Dall’altro lato, le istantanee di memoria di Marcus Blake, attraverso le quali si condensa la materia di cui si è composta fino a quel momento la sua vita "normale".

Un grido silenzioso
NN 224

(c) Bonelli 2010

Un grido silenzioso<br>NN 224 <br><i>(c) Bonelli 2010</i>

...spigoli nel passato diventano curve nella memoria...

Diversi ricordi, diversi livelli di (im)palpabilità di quella linea di confine che funge da terminatore della notte tra la rievocazione del passato ed il semplice sogno. È su questa base così labile che Nathan inizia ancora una volta a ricordare - e a sognare, forse - il suo presente ed il suo passato, "la vita di un uomo felice per l’amore di sua moglie... con cui costruire una famiglia...", alternando per l’ennesima volta ciò che è stato a ciò avrebbe voluto che fosse: due vite, due possibilità, che stavolta però si sfiorano con una dolcezza che quasi mai prima era accaduto di leggere, sposandosi e generando un futuro così incredibile da poter essere reale, forse da dovere oramai essere reale, proprio perché anch’esso condensato e reso in poche istantanee prive di qualsiasi prosopopea tipica dei "what if..."; due vite, due possibilità, che ad un certo punto sono arrivate fin quasi a toccarsi con la punta delle dita; due gemelli siamesi, di cui uno destinato a rimanere per sempre privo di nome, come accade per Calvin White e suo fratello, chiamati lungo il fluire del tempo a ricongiungersi ma senza potersi toccare, ad essere così vicini da non potersi sottrarre all’ironia delle regole del fato e della narrazione, che ne decretano nuovamente la separazione - stavolta subitanea e definitiva - come appena dopo la loro nascita.

E così l’enigma della fine rimane irrisolto: Nathan prende il coraggio a due mani per non crollare di fronte al peso di una delle decisioni forse più difficili della sua vita, deciso a percorrere fino in fondo la strada che porta alla realizzazione delle sue "memorie future", ma le parole veloci di Sara distruggono in un attimo, seppur involontariamente, la sua speranza di redenzione agli occhi di Marcus Blake e del mondo. Allo stesso modo, negli occhi del fratello di White, "quell’essere senza colpa tramutatosi in uno strumento del fato", c’è qualcosa di distante, "qualcosa perduto per sempre nelle profondità degli abissi", che lo condannerà ad una vita dimezzata.

L'effimero ricongiungimento
NN 224

(c) Bonelli 2010

L'effimero ricongiungimento<br>NN 224<br><i>(c) Bonelli 2010</i>

Divisi ab aeterno
NN 224

(c) Bonelli 2010

Divisi ab aeterno<br>NN 224<br><i>(c) Bonelli 2010</i>
Questa volta l’ennesima riproposizione di alcuni passaggi della vita di Nathan non corrisponde all’ennesima riproposizione del passato di Nathan, attraverso l’una o l’altra variante: è invece la sublime convergenza di tanti istanti, che sono stati ma che ritornano ancora oggi in condizioni diverse, rendendo sotto una nuova luce la sua personalità complessa ed apprendente, non necessariamente schiava di "happy endings", ma anzi "normale" ed intrisa di paure e felicità come solo un eroe dei fumetti potrebbe sperare di avere. Secchi e Rigamonti hanno scritto due "piccole storie", eppure (forse senza volerlo) hanno contribuito come e più di altri a restituirci, tanto più viva e tanto più vera, l’unica "Storia Grande" di Nathan.

Due storie, un segno

Il segno è ovviamente quello di Olivares, chiamato a dare coerenza e coesione ad immaginari differenti.
Ogni tavola è un universo compiuto in sé, superiore alla somma del respiro della sceneggiatura, della forza dei dialoghi (se ci sono) e della sensibilità di chi è chiamato a tradurre suggestioni astratte in un complesso di cornici solo apparentemente immote. Lo stile di Olivares non si discute, se per esso si intende quell’alchimia unica di chine e matite che lo rendono riconoscibile in mezzo a tutte le possibili alchimie grafiche venute e da venire (e questo è un discorso applicabile a qualsiasi disegnatore), ma in questa indagine attraverso i Nathan è possibile scorgere dei "contegni" ben distinti, nel passare da una storia all’altra.
Ferme restando le riflessioni sopra esposte, nel caso di Calvin White, Nathan assume una condotta grafica molto "professionale", ossia per la quale non sono richieste particolari inquadrature di dettaglio sulla sua persona, contrariamente a quanto accade per il Calvin che dà il titolo alla vicenda. La regia della storia va sapientemente di maniera, muovendosi su una costruzione collaudata delle tavole - trattandosi di una storia dalle forte tinte noir, dopotutto - al servizio delle quali gli agenti Alfa svolgono ruoli funzionali alla positiva risoluzione del caso.

Nel confronto con Marcus Blake, invece, è la vita di Nathan ad essere portata in scena ancora una volta, ma soprattutto è l’aspetto riflessivo di Nathan a giocare un ruolo di primo piano, così da dare libero spazio ad un diffuso senso di amarezza che permea l’incontro dei loro sguardi, attraverso i quali diventa atto l’incontro delle loro vite. Nathan è solo, a riflettere sui pezzi della sua esistenza, e pezzi di Nathan ci vengono resi: singoli particolari del suo viso, giochi di ombre che nascondono e svelano sentimenti contraddittori, vignette allungate che suggeriscono un lento movimento verticale di camera, a sottolineare l’intensità di una scena priva di azione, ma colma di dinamismo interiore. In entrambi i casi, un’aspersione di neve, un suono bianco di sottofondo in virtù del quale "spigoli nel passato diventano curve nella memoria".

Gli spigoli del passato
NN 212

(c) Bonelli 2009

Gli spigoli del passato<br>NN 212<br><i>(c) Bonelli 2009</i>

Le curve della memoria (futura)
NN 212

(c) Bonelli 2009

Le curve della memoria (futura)<br>NN 212<br><i>(c) Bonelli 2009</i>
Nessuna retorica, nessuna sofisticazione, nessuna forzatura dei testi. Eppure Nathan diversi. Eppure lo stesso Nathan. Così come ognuno di noi viene disegnato dalla luce agli occhi del resto del mondo, ogni giorno apparentemente uguale, ma in continuo cambiamento, istante dopo istante.

...Nathan è solo, a riflettere sui pezzi della sua esistenza...

Olivares comunica in qualche modo la luce che distingue Nathan, ma quel corpo proietterebbe solo un’ombra inerte se non vivesse di vita propria, ed in questo Secchi e Rigamonti ci raccontano il salvatore di universi ed il salvatore di gattini sugli alberi, partendo come ogni volta dalla loro personale conoscenza di Nathan, sforzandosi di chiedersi quali siano i suoi pensieri, ma anche cercando di indurci a nostra volta queste stesse domande. E se alla fine della lettura non avremo le risposte, vorrà solo dire che loro avranno fatto bene il proprio lavoro, mentre noi potremo fare tesoro della curiosità rimasta per scrutare con occhio più attento e partecipe il prossimo capitolo dell’Avventura del Futuro.

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