Scontro tra civiltà

ovvero, ragione e sentimento a difesa di un'amicizia
Recensione di  |   | nathannever/

Scontro tra civiltà
Nathan Never 234

Scheda IT-NN-234

La cittadella...
Un nome che, per un attimo, evoca antichi ricordi; in realtà la tematica è ben diversa.
Ci perdoni Mirko Perniola, autore anche dello speciale annuale uscito bene o male negli stessi giorni, ma a parere di chi scrive la storia che realmente avrebbe dovuto assurgere a dignità di speciale è proprio quella della serie mensile, in cui viene rinnovato uno dei temi principali della narrativa neveriana, vale a dire il confronto tra la psicologia umana e quella robotica.

È uno scontro forte, quello tra Link e Nathan, da cui quest’ultimo esce ampiamente battuto, nonostante siano alla fine proprio le sue parole a sventare in qualche modo la minaccia alla Terra da parte dell’intelligenza artificiale che guida l’asteroide RB 45.
Viene da pensare che forse solo l’entusiasmo di un autore "giovane" potesse rinverdire i fasti di questo filone, che a partire dal num.1 ha posto le basi per una lettura originale del "mondo del futuro", un filone che nel tempo ha subìto non poche flessioni, nonostante la figura dell’androide Link costituisca terreno fertile su cui sviluppare in maniera compiuta le dinamiche del confronto di cui prima.

Purtroppo la figura di Link risulta difficile da gestire: la necessità di rispettare un equilibrio tra fredda razionalità e libertà di pensiero data dalla soppressione delle tre leggi di Asimov hanno portato nel tempo ad una caratterizzazione spesso monolitica del personaggio, quasi un "deus ex machina", o meglio, una "machina ex deo" (dove il concetto di divinità va ascritto, nell’ordine, al creatore originario, e poi a Sigmund Baginov, che nel tempo ne ha alterato la struttura in maniera ogni volta sorprendente).
Tale equilibrio è divenuto più precario, e contemporaneamente si è trasformato in qualcosa di diverso, dopo l’avventura del "vessillo d’acciaio", che ha prospettato a Link un universo di potenzialità infinite, tanto che le conseguenze si stanno ancora oggi delineando su diversi fronti temporali, attraverso le diverse testate collegate alla serie regolare.

È per questo motivo che l’utilizzo "appropriato" dell’androide agente Alfa in questa storia va salutato come la risposta alla domanda: ma l’apparente onnipotenza di Link ha un limite narrativo?
La risposta per fortuna è positiva, e origina proprio dalla sua capacità di analizzare quell’apparente irrazionalità del comportamento umano, che però trascende quasiasi potenza di calcolo; ed è proprio su questa accettazione dell’irrazionalità umana come fonte di "distruzione creatrice" che fonda l’amicizia con Nathan, il quale reagisce (giustamente) in maniera forse eccessivamente "materiale" al gesto di Link, come all’attacco dei robot a difesa dell’asteroide, ma che poi ritrova l’amico perduto e, con esso, quello specchio che gli consente ancora una volta di scrutare nel proprio abisso personale senza lasciarsi trascinare sul fondo (eventualità in questo momento ben più che concreta, dato l’abbandono da parte di Sara).

Intorno a questo, la minaccia di un’intelligenza artificiale tornata ad affacciarsi sul pianeta Terra con il sogno anch’essa di trovare una casa, pronta a sostituirsi al genere umano colpevole, nella sua analisi al silicio, di averla abbandonata al proprio destino.

Ad illustrare il tutto, il tratto di Gradin che, privo dello storico partner Jacomelli, prova ad esprimere la sua personale via alla caratterizzazione di Nathan & Co. attraverso una resa più classica delle fisionomie, accompagnata da una controparte "tecnologica" che, anche a causa di un abbondante utilizzo della retinatura, a volte risulta male amalgamata; purtuttavia, un’identita nel segno che mostra la ricerca propositiva di una maturazione.
Ciliegina sulla torta, le due tavole in stile "deformed" che, come per la tematica in sé, riportano a tempi ben più lontani nella serie, a riprova che non esistono "stagioni" narrative a compartimenti stagni, attraverso le quali i personaggi passano evolvendosi spesso solo nell’apparenza; al contrario, la "continuità nel rinnovamento" (tanto per citare Solomon Darver) è una strada accidentata, che alla fine si mostra come una spirale ascendente lungo la quale i personaggi crescono prima di evolvere, e gli autori con e prima di loro.
E ovviamente ben vengano "nuove leve" capaci di gettare uno sguardo al passato per ricordare come i ricordi del percorso di crescita siano in realtà parte integrante del nostro essere quotidiano.



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