Articolo
- La prima trilogia
il principio - La seconda trilogia
il compimento e la fine - Nathan, Andy e lo "Speculum Iustitiæ"
dualità
Scheda IT-NN-194-199
- Quando la città muore
valutazione (3,4,5) 61%
Opiniamo pure. Di opinioni è pieno il mondo.
Opiniamo per l’ennesima volta su come Vietti abbia rimodulato i (sopravvissuti) elementi fondanti della realtà neveriana.
Opiniamo su come abbia imparato nel tempo a raffinare la sua passione per le storie lunghe, infarcite di sottotrame, deviazioni, lungaggini e torme di personaggi minori come in un kolossal di De Mille, provando ad allocare in forme più razionali le dinamiche di narrazione.
Opiniamo infine su come abbia impregnato talmente tanto di lassità (ma non di lassismo, glielo si concede) la testata, da sfidare a ferri sempre più corti la pazienza dei lettori, in genere quelli di più vecchia data. Ma tanto le nuove leve non mancano. E poi il dio di quart’ordine (rubando l’espressione a Montalbano) è pur sempre lui, che può permettersi una personale aspettativa di lungo termine nel dipanare i diversi archi narrativi, conscio dopotutto che ogni tanto qualche risposta bisogna pur darla, ma non prima di aver introdotto nuovi quesiti.
Esaurite le opinioni, rimane il dato di fatto. Con questa nuova saga Nathan si avvia al suo duecentesimo compleanno con un’escalation "col botto"; stavolta però, in fondo all’arcade tour tra passaggi spazio-temporali, poteri Esp, serial killer, stazioni orbitanti, droga, apocalissi, entità para-angeliche e crisi di coppia, emerge per un momento, proprio alla fine, qualcosa di "artigianale": un Nathan Never vendicativo, furioso, bastardo, animalesco, in poche parole genuinamente cattivo, preda consapevole e compiaciuta del proprio "io" più marcio.
Circa 600 pagine destinate a costituire un "semplice" pantagruelico antipasto ad una manciata di vignette amare. Ma ne riparleremo a tempo debito.
...Nathan si avvia al suo duecentesimo compleanno con un’escalation "col botto"...
Partiamo dal titolo, o forse anche da prima.
Perché un "prima" c’è sempre, anche se non è così facile individuarlo come si vorrebbe.
Prima, la Guerra ha raso al suolo un’intera percezione di realtà.
Prima, giovani ragazzi si scoprono divinità neural-digitali e diventano altrettanti capibanda in lotta per il possesso del territorio.
Prima, altri giovani muoiono nel tentativo di salvare la Città da una catastrofe.
Prima, una catastrofe viene evitata, tuttavia la catastrofe avviene.
Prima, un agente speciale si è rimesso nuovamente in gioco per ritrovare il suo posto nella società e nella propria vita (taglio di capelli a parte).
In realtà i "prima" non si esauriscono mai, ma a grandi linee tanto può bastare.
Sono invece tanti i "poi" che mancano all’appello: un buco temporale di tre anni entro il quale un nuovo intento cosmogonico viene tentato, dentro e fuori la gabbia di carta, tale e tanta è la portata degli eventi da gestire, comprendere, elaborare, subire forse.
La serie bonelliana che per prima ha fatto della continuity la più pregiata freccia al suo arco fa, probabilmente per la prima volta, i conti con un’estesa ragnatela di equilibri sottili, nel vistoso intento di stare al passo con i tempi e con quelle dinamiche narrative di origine oltreoceanica, in cui nessun personaggio è più da considerarsi inamovibile. Il trionfo del precariato anche nella fantasia, quasi una risata a denti stretti.Ricambio, turn-over. Ma uno scenario mutilato abbisogna di nuove membra..o magari di sacrificare anche quelle rimanenti, chi lo sa?
Il trionfo del precariato anche nella fantasia, quasi una risata a denti stretti...
E così finalmente veniamo al 6 che (non) è uguale al 3+3.
Siamo di fronte a 564 tavole nel complesso, l’ansia del raccontare degli autori sembrerebbe essersi elasticizzata rispetto al passato, ma non è così, chiariamolo subito: l’esalogia in esame non si regge in piedi come tale. Molto più onesto (e plausibile) parlare di un ciclo vitale della testata, iniziato con il num.162 e proseguito fino a questo momento, alla vigilia del già citato storico compleanno. Un ciclo vitale che culmina con due eventi di grossa portata, inanellati tra loro da un destino che non concede spiegazioni e semplicemente si manifesta, imponderabile e irricusabile. E poco importa che il punto di non ritorno avvenga in corrispondenza dello scioglimento del primo di questi due eventi.
Si aprono nuovamente le porte del tempo, stavolta in forma apparentemente più lineare rispetto ad avventure passate, dato che la complessità della trilogia serriana dei primi 3 giganti rimarrà sempre un livello arduo da eguagliare! :-)
Nella New York dei "nostri" anni ’50, il detective ESPer John Winter, che ha il dono della psicometria, viene chiamato ad indagare su una serie di efferati delitti attribuiti ad un killer soprannominato "Orco".
Nel presente neveriano, gli esiti di un’azione dell’Agenzia Alfa scatenano una ridda di eventi che mettono in stretto contatto la "Città Alta" con la sua controparte oscura, la "Sub City", al fine di rintracciare un pericolosissimo combattente dagli occhi di bambino, scomparso nei più imi e reconditi gironi di quel groviglio di metallo e plastica che già Vigna aveva efficacemente denominato "Inferno".
Questa nuova, ennesima, discesa agli inferi per Nathan diviene punto di volta per un articolato gioco di specchi, che si manifesterà nella sua forma più esteriore nella struttura stessa dell’intero arco narrativo, muovendosi in "crescendo" dalla sequenza dello sbarco in Normandia fino alla ricomparsa di Urania, e simmetricamente in "calando" dalla panoramica sulle macerie della Città fino al confronto Nathan / Andy e la postilla finale di quest’ultimo con Mr.Alfa.
Continua in "La prima trilogia".
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