ubcfumetti.com
Indice del SitoNovit� !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" L'infiltrato"

In questa pagina:
Testi
Disegni
Globale

Pagine correlate:

Pensate che il cinema saccheggi il fumetto? Date un'occhiata all'ultimo numero di Nathan Never...

L'infiltrato, regia di Alberto Ostini
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Alberto Ostini    

Dopo i fasti di una bella storia come "L'anima della citt�" (NN117), Ostini non riesce a riproporre con quest'ultimo numero n� l'intensit� dei personaggi n� lo smalto dei dialoghi che generalmente caratterizzano la sua scrittura.

Se la storia � particolarmente banale, nella tradizione di un autore decisamente pi� sceneggiatore che soggettista, questa volta a deludere � proprio lo sviluppo del plot, che si dipana tra macchinose spiegazioni e personaggi caricati sino allo stereotipo.

La trama si ispira pesantemente al film hollywoodiano del 1999 "Donnie Brasco", interpretato, tra gli altri, da Al Pacino e Johnny Depp. I punti in comune tra la storia e la pellicola possono essere brevemente riassunti nei seguenti:

  • Il protagonista � un agente di polizia infiltrato in una potente organizzazione criminale (la mafia, nel caso del film).
  • L'infiltrato famigliarizza con un membro molto importante e anziano del gruppo e finisce per stabilire con esso un rapporto padre-figlio, con una conseguente destabilizzazione della propria psiche e delle proprie convinzioni.
  • L'inflitrato ha seri problemi coniugali e famigliari che finiscono per complicarsi ulteriormente man mano che egli trascorre tempo con il proprio padrino.
  • La fine della storia vede l'infiltrato portare a termine il proprio lavoro, non prima per� di aver attraversato una violenta crisi d'identit�, culminata con un abbozzo di doppio gioco con la polizia.
Si potrebbe quasi parlare di un vero e proprio plagio, ma tutto ci� passerebbe in secondo piano se la sceneggiatura facesse dimenticare gli evidenti debiti del soggetto. Invece Ostini cade immediatamente nella banalit�, svelando inavvertitamente il finale nella prima sequenza, dove sin dalle didascalie � troppo facile intuire come l'uomo in piscina sia gi� morto. Tra l'altro l'espediente narrativo � ripreso pari pari dalla pellicola del 1950 "Viale del tramonto", perci� chi avesse visto il film non si deve nemmeno sforzare di leggere tra le righe ci� che � gi� evidente.

"tutto ci� passerebbe in secondo piano se la sceneggiatura facesse dimenticare i debiti del soggetto (..)"
   
Dispiace molto osservare una certa involuzione dell'autore nell'uso del dialogo. Teso all'estrema ricerca della fluidit� e della naturalezza dei personaggi, Ostini inciampa proprio in ci� che cerca di evitare, lo stereotipo. Proprio come nel primo incontro tra Tony e Sammy, dove il giovane interrompe una "discussione oziosa" la cui funzione sarebbe quella di riprodurre un tipico discorso da bar e che tuttavia sa di gi� visto, a causa dell'evidente rimando al film (ancora?) di Quentin Tarantino "Le iene".

I personaggi, dal canto loro, non sono particolarmente riusciti, se si fa eccezione per il breve ma interessante ritratto della moglie di Jonathan, una figura sullo sfondo che riesce a emergere grazie all'attenta caratterizzazione dell'autore. Il dualismo Sammy-Tony � invece nel complesso deludente. In particolare andava meglio sviluppata la progressiva identificazione dei due nei rispettivi ruoli di padre e figlio. Ostini risolve invece questo punto nodale della storia puntando su dialoghi d'impatto ma retorici, dimenticando che molto spesso sono le frasi spezzate o i piccoli gesti a dare profondit� alle relazioni umane.

E Nathan? Beh, Nathan in qualche modo in questa storia ci doveva entrare, cos� l'autore costruisce una sottotrama posticcia che porta l'agente Alfa a incrociare la propria strada con quella di Tony. Ma l'operazione � fin troppo evidente e certamente il modo in cui l'intreccio principale viene sviluppato non aiuta a far dimenticare l'inconsistenza del ruolo dell'Agenzia.



DISEGNI
Paolo Di Clemente    

Che Paolo di Clemente stia migliorando � evidente a tutti. Purtroppo, tuttavia, � anche evidente come il segno dell'allievo di Leone Cimpellin sia ancora lontano dalla sufficienza, specialmente per quello che riguarda l'anatomia umana.

Volti disomogenei e inespressivi, corpi ai limiti dell'accettabilit�; Di Clemente sembra ancora lontano dal raggiungimento di uno stile personale e omogeneo. Ancora molto evidenti sono infatti i debiti con alcuni dei disegnatori dello staff, dei quali l'autore dimostra di conoscere la lezione, ma il cui insegnamento sembra non essere ancora stato metabolizzato.

(cliccare 89k)
disegni di Di Clemente
(c)2001 SBE

(cliccare 72k)
disegni di Di Clemente
(c)2001 SBE

Progressi invece per ci� che concerne gli sfondi e l'ambientazione in genere. Di Clemente dimostra una buona dose di fantasia e regala alcuni scorci interessanti, appesantiti tuttavia da un segno talvolta ancora un po' approssimativo.



GLOBALE
 

De Angelis finisce per ricadere in uno dei suoi pi� grossi difetti, quello cio� di ritrarre in copertina scene completamente assenti nella storia. Da dove il disegnatore abbia estrapolato il soggetto della sua cover � un vero mistero!

La recensione ha sottolineato alcuni degli evidenti saccheggi pi� o meno consapevoli compiuti da Ostini nell'assemblaggio di questa storia. Spesso si � vittimisticamente parlato del fumetto come di un medium bistrattato a livello di critica e pure duramente saccheggiato dall'industria Hollywoodiana. In realt� questa storia, ma pi� in genere tutta la collana di Nathan Never, dimostra come la verit� stia nel mezzo e come cinema e fumetto siano due forme di espressione strettamente correlate, le cui vite dipendono una dall'altra. E' assolutamente inevitabile che gli autori vengano influenzati da spunti preesistenti. La differenza tra il grande autore e il mestierante sta per� nell'abilit� di imprimere la propria cifra stilistica nella storia, qualit� che permette di rimodellare il materiale da cui si trae l'ispirazione in modo fresco e innovativo. Purtroppo, in questo caso, Ostini si comporta pi� da mestierante che da grande autore. Peccato.
 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
https://ubcfumetti.magazineubcfumetti.com §