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Immortale e pure noioso
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Non poteva mancare anche in un albo che rispetto ai precedenti (multi-storia) � quasi un capolavoro, un richiamo al passato. Funzione svolta da questa storia di Nathan, che comunque deve esserci sulla testata dedicata principalmente ai suoi colleghi. Qualche cameo d'obbligo dei colleghi dell'Agenzia Alfa, con una Legs macchietta, e un Sigmund trattato come sempre. La funzione dell'Agenzia Alfa si esaurisce qui, e comincia una indagine di Nathan piatta quanto dimenticabile. Non si pu� dire che il soggetto lesini i temi potenzialmente interessanti: dalla scienza, all'amore, all'immortalit�. Ce n'� per una storia anche pi� lunga delle 99 pagine realizzate, ma bisognerebbe dargli un minimo di trama, e soprattutto aver voglia di scriverla. L'impressione � che sia invece un compito svolto svogliatamente, anche se discretamente. L'assegnazione della storia ai disegni di Bertolini, sigilla poi il risultato finale. Quasi irritante � la facilit� con cui Mattioli esamina il tema dell'immortalit�. E a ben vedere non c'era bisogno di arrivare fino all'immortalit�: per gli scopi della storia, bastava una longevit� estremamente allungata. Se viceversa si vuole tirare fuori l'immortalit�, allora si deve dare un tono ed uno spessore che mancano al personaggio di Dutchman. Sar� per la recente ristampa, ma il confronto parte subito con un altro immortale: il Gilgamesh di Wood/Oliveira. Ed � un confronto che fa male: il tono epico di Wood enfatizza sia l'avventura, che l'infinita lotta contro la morte, di un uomo che ama la vita. Ed � nella morte, che Wood tira fuori il meglio di Gilgamesh, che scorre i secoli senza mai rassegnarsi al destino dell'uomo. Per contro il Dutchman di questa storia sembra moscio, freddamente razionale e quasi dimentico della sua condizione di uomo, apassionale anche nel rapporto con Elena. Il finale, � invece la parte migliore della storia. Anche i grotteschi corsari robot, svolgono tutto sommato la loro funzione (fare scorrere le pagine) con simpatia. E l'incontro finale con tanto di rassegnazione di Nathan, � credibile e semplice. Peccato per il ragazzo che amava i corsari: stacco che porta un tocco di fanciullezza di cui non si sentiva il bisogno in un racconto con i toni di Dutchman.
Per i disegni si assiste a alternanze numerose quanto incomprensibili negli stili. Da un tratto rozzo come spessore del segno, ad un tratto pi� sottile, ai retini... S�, c'� qualcosa di valido qua e l�, ma quel qualcosa � una singola faccia o vignetta slegata dal resto della tavola. Quel poco che si salva insomma, � illustrazione, non fumetto. In termini di fumetto, l'armonia del disegno � assente. Il lettore deve seguire la narrazione pur essendo sbalestrato (e non aiutato) dai mutevoli cambi di stile. Bertolini sembra compiere una evoluzione negativa nelle sue storie. Dall'esordio non disprezzabile e per certi versi buono sul 60, al bel personaggio di India nel 75, i problemi qui evidenti, erano gi� presenti, ma in tono minore. Stranamente i difetti vengono accentuati di storia in storia, e a questo punto non capiamo quale voglia essere il punto d'arrivo di questa "ricerca stilistica". Per ora resta soprattutto, la sgradevolezza che colpisce durante la lettura. E' una storia purtroppo incolore. Non sa decidersi ad essere una storia d'avventura, o un diario sulla morte (cos'altro � l'immortalit�?). Ed in questa indecisione si perde, anche per gli altri motivi sopra citati.
Per finire, nota sul lettering corsivo del diario del capitano: perfettamente leggibile e molto personale nello stile. Rende bene l'idea del diario.
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