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Beeep! Il primo pianeta! Beeep! Quello che ci portiamo dentro! LE SO TUTTE! (c) Zelig Circus
Chi se ne frega delle domande!
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Gi�... dopo sette Giganti la frase che chiude la saga di Nemo, il leggendario clone di Nathan Never, � quella riportata come titolo per la recensione. Una frase che non emerge spontanea dalla passeggiata della coppia novella Cobham e Artisia, ma che ha come destinatari i lettori, per invitarli a considerare senza troppa pignoleria quanto hanno letto. Ma questa sorta di tacito patto richiesto al lettore non regge: anche tralasciando le tante domande rimaste senza risposta, sono i presupposti fondamentali di questa storia a mostrare delle crepe.
Questa storia, capitolo conclusivo della trilogia di Vietti, aveva le dichiarate finalit� di parlare di Arret, il pianeta in cui Ann Never e Gabriel arrivarono dopo aver lasciato la terra, nonch� di dare un finale compiuto all'epopea di Nemo. Gli obiettivi non sono centrati: nonostante ben 250 pagine, alla domanda "Che cos'� Arret?" la sola cosa sicura che si pu� dire, oltre alle parole fumose citate nella presentazione della recensione, � che "Arret � Terra letto al contrario". Questo Gigante ingarbuglia, inoltre, quanto raccontato in quello precedente, con un'incongruenza grande (� proprio il caso di dirlo) come uno degli universi paralleli al centro della trama (vedere la scheda della storia). Queste considerazioni non sono le sole ad abbattere il giudizio sul soggetto della storia. Aldil� del fatto che non � spiegato perch� Artisia torni umana, c'� da chiedersi perch� era necessario che questo accadesse. Artisia, ibrido tra due razze e vera protagonista della trilogia di Vietti (ben pi� di Nemo, ma questa non � una considerazione negativa), � stata la personificazione della pacifica convivenza tra umani e tecnodroidi. Farla tornare umana per la sua (gratuita) storia d'amore con Cobham lascia pensare, invece, che l'essere mezza tecnodroide fosse un aspetto negativo da epurare, un rifiutare quello che era diventato. L'aspetto pi� interessante del soggetto � che al centro della trama non ci sono i soliti scontri epocali ma un viaggio interstellare. Il timbro narrativo conferma la tendenza del ricorso a elementi pi� fantastici che fantascientifici, con un grande peso assunto dalla telepatia che, dopo aver spopolato negli ultimi due capitoli della saga di Nemo, probabilmente invader� anche la serie regolare (la madre superiora Resya � un personaggio comparso sia negli ultimi due giganti che negli albi mensili).
Le numerose sequenze d'azione (in particolare, il salvataggio di Dervish, personaggio che poi risulta ininfluente per il resto della trama, oppure gli attacchi di Ann contro le civilt� aliene) danno, tuttavia, una sensazione da "brodo allungato" e tolgono spazio ad Arret, che doveva essere il vero protagonista dell'albo. Del pianeta, invece, non viene mostrato quasi nulla e si capisce troppo poco. Neppure un flash-back sul primo viaggio di Ann Never con Gabriel... e oltre 220 tavole (su 250) per arrivarvi.
Perch� non il punteggio massimo, allora? Perch�, a nostro avviso, per raggiungere il giudizio di "capolavoro" occorre qualcosa in pi�: la capacit� di far provare un'emozione al lettore e colpirlo nel profondo. La prova della Platano in questo Gigante � stata grande e, dal punto di vista tecnico, persino superiore a quella di De Angelis nel primo, storico NNone (vedere Gigante 1), ma quest'ultimo era riuscito ad incorporare nel suo tratto una sensazione di disperazione per il cupo futuro dell'epoca di Nemo. Un'emozione che non si crea necessariamente con un tratto dettagliato (paradossalmente, scene troppo ricche possono risultare pesanti, come nel caso della prima vignetta di pag.122) oppure spettacolare. Molto bella la copertina della Platano e la sua colorazione. L'apocalittico titolo dell'albo � in parte ingannevole, dato che il Nautilus ed i protagonisti terminano intatti la storia e che nulla potr� impedire agli autori di riprenderne le vicende se e quando lo riterranno opportuno. Il globale del punteggio � comunque sensibilmente abbassato a causa dell'incongruenza narrativa creatasi rispetto al precedente gigante (vedere la scheda della storia). Cala cos� il sipario su Nemo, un personaggio che ha vissuto i suoi momenti pi� esaltanti con la prima trilogia di Serra. Diamo comunque merito a Vietti per aver creato una sua personalissima trilogia che � andata oltre al sentiero tracciato da Serra, approfondendo ed elevando a rango di protagonista principale Artisia, scomparsa (come Ann Never) dalle pagine della serie regolare.
Per ulteriori dettagli, vedere anche la scheda della storia
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