|
|
||
| ||||||||
|
Si continua a morire nei fumetti, come si faceva nei film di gangsters; ma ora non c�� pi� nulla di romantico...
In memoriam: James
|
Un atto d�amore del suo autore, Diego Cajelli, verso l�attore James Cagney e ancora di pi� verso il James Cagney attore di film di gangsters e figura archetipica del genere; sin dalla prima tavola della storia: nel cinema dove, sullo schermo, il Cagney di "Nemico pubblico" schiaccia sul volto della fidanzata (l�attrice Mae Clarke) un pompelmo; scena tra le pi� famose della storia del cinema. Ma non � solo Cagney. L'amore per il cinema percorre l'intera storia: solo una frettolosa e banale interpretazione potrebbe ridurre a "citazioni" i molti riferimenti all'immaginario cinematografico che Cajelli profonde a piene mani. Il cinema, i suoi protagonisti e situazioni fanno parte integrante della narrazione; cos� come fanno parte integrante dei miti e della personalit� di Vincent Ducasse, uno dei principali "attori" di questo albo. E per il suo esordio bonelliano - nel complesso riuscito - Cajelli ha scelto una storia conseguente a questo amore e - in parte - atipica per Napoleone (se pu� gi� esservi qualcosa di atipico in una serie arrivata appena al decimo episodio..). Albo importante, questo decimo, perch� per la prima volta Carlo Ambrosini lascia a qualcun altro le redini della sua creatura. Quello che ne viene fuori � una storia i cui contenuti onirici sono sicuramente meno pervasivi e meno diluiti nell�intera economia dell�episodio, ma che mantiene intatta la centralit� di tali momenti nell�ambito del racconto "napoleonico", assumendo - qui pi� che mai - la caratteristica di "tribunale della coscienza" di Napoleone. Cajelli gioca anche il "mondo del sogno", con una realt� sfuggente e di difficile interpretazione: il tormentone della partita a carte e del debito di Napoleone verso il "Cagney" "prodotto psichico" del delinquentello Vincent Ducasse (e in ultima analisi l�intera storia) � tutto costruito in funzione dell�evento futuro dell�incontro fortuito al night club tra Napoleone e Monique, la ragazza di Vincent, in modo che Napoleone sia gi� predisposto ad aiutare i due giovani? Fino a che punto il caso governa le nostre vite?
Vera, autentica, star delle sequenze oniriche (e dell�intero episodio) � "Cagney", rappresentato dall�autore pi� che come il personaggio appare nelle sue pellicole, come deve apparire agli occhi di lo ama ed ama il cinema... L�aderenza dei dialoghi in cui appare "Cagney" all�idea del personaggio cinematografico, il rispetto per questo e la caratterizzazione vigorosa che Cajelli gli d� e che ne fa il personaggio pi� autentico e reale dell�albo, mettono in ombra le altre figure principali della storia (Napoleone in primo luogo) pi� di quanto queste - e la storia in generale - non siano, effettivamente, un po� trascurate dall�autore. La trama, infatti, � costruita con buon ritmo ma non si discosta da uno sviluppo scolastico delle classiche tematiche noir, con il giovane sbandato che ha sbagliato tutto nella vita e finir� invariabilmente male, Vincent; la sua "pupa", Monique, buona nel fondo, ma condannata dalla sua stessa figura ad una fine non migliore di quella del suo uomo; per non parlare dell�espediente ormai forse fin troppo abusato dei malviventi di mezza tacca che rubano un�automobile e si trovano per le mani una valigia con qualcosa di troppo grosso per loro (in questo caso - come in molti altri - droga in abbondanza). Nulla di eccezionale, dunque, da questo versante. Ma la storia fila comunque, prevedibile - ma anche ineccepibile - come un orologio puntuale.
Pi� sfocati - come detto - gli altri personaggi. Lo stesso Napoleone qui tratteggiato, non aggiunge nulla (e anzi forse sottrae qualcosa) al personaggio, restando sullo sfondo, un po� scialbo, ad osservare il dipanarsi degli eventi: nelle scene oniriche, dove si elabora la sua coscienza, rimane schiacciato dalla personalit� di "Cagney". Boulet, Dumas, la Simenon ci sono e basta. Forse Cajelli non ha voluto strafare alla sua prima prova, tentando di trovare soluzioni che potessero sembrare troppo personali per dei personaggi non suoi, o forse si � solo trovato non perfettamente a suo agio con i personaggi gi� - in un certo senso - istituzionalizzati da Ambrosini. Sta di fatto che anche Renard, apparentemente figura a tutto tondo, non si discosta dal clich� del poliziotto corrotto e sanguinario e "don" Carmine Sinatra si limita ad essere un cattivo non meno da clich�. Continuano a restare inespressi e sullo sfondo anche i tre spiritelli. La sola Lucrezia tende ad acquisire una sua personalit� pi� spiccata (anche se in questo episodio la sua petulanza sembra raggiungere vertici difficili da eguagliare), forse perch� � femmina e svestita... :-) ).
Dopo la sperimentazione del numero scorso, con Paolo Bacilieri ai pennelli - sperimentazione decisamente riuscita, pur con qualche ombra - la serie torna alla "normalit�" con il disegno solido e classico di Pasquale Del Vecchio. Del Vecchio appare veramente a suo agio; impeccabile il suo Napoleone, forse ancora pi� "Napoleone" di quello di Ambrosini (probabilmente troppo impegnato con i testi, finora, per curare a fondo i disegni), anche se si nota una certa piattezza espressiva, una caratterizzazione un po� stereotipata, dovuta probabilmente allo scarso sviluppo che il testo riserva al personaggio.
Il tratto nitido, pulitissimo, espressivo; il sapiente contrapporsi netto dei chiari e degli scuri; tutto questo rende in modo ottimale l�atmosfera tesa della storia; per Napoleone insolitamente realistica e densa di fisicit� - anche le scene oniriche mantengono una profonda connotazione di realismo, in gran parte per la presenza debordante di un personaggio cos� vivo e sanguigno come "Cagney". Ognuno dei personaggi viene fatto recitare nel modo pi� aderente ai bisogni della storia e della costruzione della sua personalit�. Particolarmente riusciti "Cagney", Vincent e Monique (e forse anche perch� sono le figure pi� riuscite a Cajelli, e quindi c�� pi� "materiale" da tradurre in immagine). L�interpretazione dello spiritello "Cagney" � puntuale, con il giusto alternarsi di istrionesca arroganza, malinconia, energia, tristezza, ribalderia che il vero James Cagney seppe infondere nei ruoli che interpret�. Del Vecchio riesce a presentare nella luce pi� adatta - non migliore, dunque - la scelta di solitudine del gangster � la Cagney.
Gli altri personaggi risentono come Napoleone di una caratterizzazione stereotipata, Renard e Don Carmine, in modo particolare, troppo simili a tante altre figure come loro. Inoltre, Del Vecchio non riesce a scrollarsi di dosso, come in altre occasioni, una certa "freddezza", che limita un po� l�entusiasmo e gli impedisce di dar vita, non tanto ai singoli personaggi, quanto al testo nel suo complesso. Forse il suo segno � troppo "perfetto", senza la minima sbavatura, per restituire in toto le emozioni e atmosfere di questa storia popolata di piccoli e grandi sbandati. Si risolve positivamente l�arrivo di Cajelli ai testi di Napoleone. Non c�� dubbio che la cosa presentasse qualche margine di rischio, stante la forte caratterizzazione personale data da Ambrosini alla serie. Il neoacquisto di casa Bonelli ha saputo evitare sia l�appiattimento sul modulo ambrosiniano, sia la ricerca di una dimensione troppo propria del personaggio: una puntata equilibrata, ecco cos�� questa. Cajelli non rinuncia alla propria personalit�, ma evita di stravolgere le caratteristiche del personaggio; anche se nel far questo gli toglie parte della vitalit� e rinuncia ad una maggiore incisivit� del soggetto. Non eccelsa la copertina, che rende poco le atmosfere dell�albo, improntate ad un realismo pi� deciso; e con una Lucrezia davvero tirata via, specialmente il viso.
|
||||||||||||||||||||||||
|