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Un avventura dalle tinte particolarmente noir per l'albergatore ginevrino, che questa volta si deve giostrare tra una misteriosa ragazza, tre trafficanti di antiquariato e un'inquietante arpia.
Dammi il tuo cuore!
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Muovere delle critiche ad un numero di Napoleone � sempre difficile; anche nelle (in verit� piuttosto rare) prove sottotono che Carlo Ambrosini ci ha offerto si � sempre rivelato difficile non riscontrare qualche elemento di profondo interesse o nella trama o nella definizione dei personaggi. Probabilmente questa lodevole caratteristica della serie deriva dalla notevole capacit� dell'autore di creare storie dense, complesse e sovente interpretabili su pi� piani di lettura. "L'ultima chimera" rientra perfettamente nella categoria di questo tipo di storie, che pur nella loro sostanziale mediocrit� riescono a rimanere vivide nella mente del lettore per qualche motivo; non ha un personaggio sfolgorante come Eba, n� un plot brillante come 13 "La foresta che cammina", tuttavia la profonda indagine psicologica dei personaggi e l'intreccio noir ne fanno un numero pefettamente in linea con la qualit� della serie. Luci ed ombre si alternano in questa prova di Ambrosini. Le qualit� sono quelle di cui sopra: ad un racconto banale ma solido e ben organizzato si aggiunge la consueta abilit� nel conferire a molti dei comprimari grande spessore. Cos� si staglia immediatamente il riuscito ritratto delle molteplici personalit� dell'inquietante Saskia, una delle pi� belle figure femminili viste sino ad ora nella serie. A fare da contrappeso vi sono per� alcuni difetti che appesantiscono notevolmente la lettura. Innanzitutto le sequenze oniriche non sono legate alla storia con la consueta convinzione.
C'� inoltre un secondo problema. Questo numero � fondamentalmente noioso. Quando Ambrosini si fa prendere la mano la narrazione ne risente immediatamente: gli eccessi di intellettualismo e i talvolta pedanti assaggi della grande cultura dell'autore pesano come macigni sulla leggibilit�. In alcuni tratti la storia si fa infatti difficile da seguire, troppo piena di riferimenti culturali che il lettore fatica a comprendere e poco gratificante nel suo sviluppo.
Che Marco Nizzoli (qui all'esordio sulle pagine Bonelli) abbia talento non pu� passare inosservato. Che il suo stile sia tuttavia adatto a raffigurare le vibranti atmosfere di Napoleone � tutto da vedere. E' una prova nel complesso molto difficile da inquadrare: molte tavole sono assolutamente di valore (si veda ad esempio quella d'apertura o quella di pag.19) e in particolare le mezzetinte della parte onirica mostrano il grande potenziale dell'autore.
Seri dubbi anche sull'interpretazione del protagonista, che risulta assai distante dai canoni senza per questo essere convincente come Bacilieri, imponendo il suo stile, aveva saputo essere. Copertina bruttina, che non colpisce n� per gli effetti cromatici n� tantomeno per la scelta del soggetto. Un numero, nel complesso, senza infamia e senza lode, a tratti soporifero ma come al solito pienamente sufficiente in virt� di alcune trovate o di soggetto o di sceneggiatura che lo rendono interessante anche (o forse soprattutto) ad una seconda lettura. Vedi anche la scheda della storia
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