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Che sbadato, non trovo pi� le mie testate nucleari recensione di Francesco Manetti |
Al pari del numero precedente ("Delitto nel bosco" NP 21), anche "La sentinella" �, purtroppo, decisamente inferiore al livello qualitativo medio della serie. Ancora una volta manca una trama onirica a fare da contraltare alla storia che si svolge nella dimensione della veglia. E' invece presente un elemento soprannaturale (la figura del vegliante, sorta di onnisciente quanto distaccato osservatore di tutto ci� che compiono gli esseri umani), il quale per�, pur essendo di per s� intrigante, non ha alcun legame con la trama vera e propria. In altre parole, cos� come in "Delitto nel bosco" prevaleva un intrigo poliziesco, cos� ne "La sentinella" prevale un intrigo internazionale (la storia della ricerca, da parte dei servizi segreti danesi e del Cardinale, di sei testate nucleari nascoste in una base che solo una persona � in grado di localizzare). In entrambi i numeri, i tre prodotti psichici, i richiami all'inconscio collettivo e gli elementi del soprannaturale sono messi un po' in disparte o svolgono un ruolo secondario. Certamente non ci sarebbe niente di male se, ogni tanto, la serie dedicata a Napoleone si limitasse ad essere un puro noir (malgrado esistano altre due serie bonelliane specificatamente dedicate al genere poliziesco). Il problema � che lo specifico noir presentato in questo albo � mal costruito (cfr. anche la voce "Incongruenze" della scheda) e poco coinvolgente. Baster� pensare, per fare un esempio, al modo semplicistico, poco inventivo e, per dirla tutta, sbrigativo con cui viene chiusa la vicenda...
Un'eccessiva frequenza nelle apparizioni � infatti di per se stessa negativa. Il personaggio, inflazionandosi, finisce col diventare meno suggestivo, sempre meno eccezionale (nel doppio senso del termine) e dunque pi� banale, come dimostravano di sapere molto bene sia Gian Luigi che Sergio Bonelli, i quali facevano riapparire Mefisto e Hellingen (ovvero i principali nemici rispettivamente di Tex e di Zagor) ogni 30 o addirittura ogni 50 numeri, premurandosi ogni volta di presentare questi stessi personaggi in maniera diversa (con nuovi poteri, con nuovi alleati, in un nuovo contesto...). Deleterio anche il fatto che il Cardinale - delineato, nelle sue precedenti apparizioni, come una sorta di metafisica incarnazione del male - sia qui "umanizzato" (e dunque, di nuovo, svilito, banalizzato). Era cos� essenziale dover spiegare come il Cardinale avesse potuto salvarsi dall'incidente col quale si chiudeva "Il signore delle Ombre" NP 8? Assolutamente no. Non credo rappresenti un grande sforzo, per il lettore di una serie cos� ricca di elementi onirici, sovrannaturali, surreali, immaginare - sempre che, ripeto, sia necessario farlo - una ragione qualunque, verosimile o meno, per giustificare l'eterno ritorno di questo personaggio.
Come gi� accaduto, nel numero scorso, per Ornigotti, anche Giulio Camagni beneficia di una captatio benevolentiae inserita al termine del redazionale "La posta di Napoleone". E' molto lodevole questo tentativo, da parte di Ambrosini, di promuovere dei disegnatori nei quali evidentemente egli crede. Nessun pi� o meno accorato appello potr� per� farci apprezzare le tavole di un disegnatore, se queste non saranno effettivamente apprezzabili. Nel caso specifico, quel che pi� colpisce, nelle tavole di Camagni, non � tanto la maggiore o minore qualit� rispetto alla sua prova precedente (cfr. "Il folle Barrakan" NP 3), quanto piuttosto le differenze fra le diverse parti di questo stesso albo. Fatta eccezione per il prologo (penalizzato, a pag.7, dagli occhi eccessivamente spiritati di Harald), nei primi due terzi dell'albo Camagni, pur rappresentando talvolta un po' troppo rigidamente la mimica dei personaggi (in particolar modo quella di Smilla), realizza tavole pi� che apprezzabili. Nell'ultimo terzo dell'albo (approssimativamente in coincidenza con l'arrivo in Groenlandia) i disegni sono invece pi� carenti. Si nota una scarsa cura per i dettagli, maggiore convenzionalit� espressiva (si pensi alla mimica di Thorsen nel momento in cui sprofonda nelle acque del lago, a pag.82) e, soprattutto, un'eccessiva approssimazione (ad esempio nel modo in cui sono raffigurate, a pag.85, le lastre di ghiaccio galleggianti); quasi come se Camagni avesse dovuto accelerare i tempi di produzione, o come se queste tavole fossero state inchiostrate da qualcun altro... La parte pi� memorabile dell'albo � rappresentata, in definitiva, dalla sequenza (ben disegnata da Camagni) nella quale Napoleone e Smilla si scambiano appassionati baci d'amore.
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