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Che cosa indicano le parole delle lingue naturali? A quali entit� reali, cio� esistenti, esse fanno riferimento? E, viceversa, quali parole possono essere utilizzate per nominare ci� che, a prima vista, sembra essere innominabile?

Trasparenza ontologica e indeterminatezza affettiva
articolo di Paolo Paronetto

Il problema del linguaggio

"Il mio nome � Nessuno", il n.37 di Napoleone, mette in scena, attraverso il filtro della narrazione avventurosa, il racconto del rapporto tra linguaggio e mondo, ne mostra la natura essenzialmente convenzionale (e spesso conflittuale) e prospetta una possibile soluzione facendo ricorso (cosa non sorprendente per i lettori abituali della testata) al mondo dell�immaginario, alle profondit� dell�inconscio.

Una questione filosofica
Il personaggio dell�Ispettore, intento � nelle prima cinque tavole � a sottoporre il povero Napoleone ad una sorta di tortura intellettuale, rappresenta la ragione filosofica analitica, alla quale la confusione e l�arbitrariet� che sembrano regolare la vita delle parole, la loro smaccata autoreferenzialit� e la distanza che le separa dalle cose �reali� che dovrebbero designare, risultano insopportabili, risibili, indifendibili.
Nelle brevi linee di dialogo con cui si apre l�albo risuonano, cos�, gli echi di un dibattito secolare, che ha appassionato ed impegnato generazioni di filosofi, fino a dare origine alla fine del XIX secolo alla moderna filosofia analitica di stampo anglosassone.

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"Cosa c'� nell'anello?"
disegno di Pasquale Del Vecchio 2003 (c) SBE
   
 
Il problema dell�affermazione di una non esistenza (Napoleone: �Non c�� nulla dentro l�anello� Ispettore: �Mi sembra buffo che voi diciate che il nulla c��se fosse �nulla� non ci sarebbe, non vi pare?�), ad esempio, � stato risolto da Willard Van Orman Quine grazie alla sostituzione dei nomi singolari con descrizioni definite in cui il predicato descrittivo viene costruito a partire dai nomi stessi. Cos�, l�affermazione �Pegaso non esiste� - in cui si afferma la non esistenza di qualcosa cui per�, allo stesso tempo, viene assegnato un nome singolare, soggetto dell�affermazione stessa � pu� essere parafrasata come segue: �non esiste un x tale che x pegasizzi�. Analogamente, l�affermazione di Napoleone �nulla c�� [dentro l�anello]� (ma questa � soltanto una mia proposta, improvvisata e assai provvisoria), pu� essere formalizzata asserendo la non esistenza, nella porzione di spazio circoscritta dall�anello, di elementi appartenenti all�unione delle estensioni dei predicati descrittivi - derivati dalla trasformazione dei nomi singolari - ammessi nel sistema di riferimento (che in questo sarebbe �ci� che � visibile ad occhio nudo� o qualcosa del genere): �[Dentro l�anello] non esiste un x tale che x solizzi o lunizzi o ecc.�). Quanto, poi, alle questioni che sembrano irritare parecchio l�Ispettore - dall�arbitrariet� del nesso che unisce parole e cose alle infinite confusioni generate dalle pratiche linguistiche (come il cavallo filosofo spiega a Lucrezia, Caliendo e Scintillone, �gli uomini sono dei gran pasticcioni�) � si tratta di temi presenti da sempre nella riflessione filosofica sul linguaggio, da Sant�Agostino a Cartesio, dalla Grecia antica ai giorni nostri.

Dare un nome al nulla

"Per Napoleone e per il Cardinale la posta in gioco � il ritorno ad una condizione in cui le parole coincidono con le cose"
   
"Il mio nome � nessuno" racconta quindi la segreta ed eterna aspirazione dell�uomo di trascendere i limiti impostigli dal linguaggio e lo fa suggerendo l�esistenza, in tal senso, di due percorsi di ricerca distinti, paralleli ed inconciliabili; percorsi che hanno per protagonisti, rispettivamente, il Cardinale e Napoleone.
Per entrambi la posta in gioco � il ritorno ad una condizione adamitica, in cui le parole coincidono con le cose e ad esse sono adeguate, in cui il linguaggio � il mondo e la conoscenza � perfetta e completa comprensione della realt� che circonda l�uomo (Adamo �impone il nome� alle cose, i nomi sono per lui indissolubilmente uniti ad esse, fanno parte della loro natura e la esprimono). Una condizione in cui non esistono entit� innominabili, non si pronunciano nomi arbitrari. Ma se la ricerca di Andreas Orphus � voluta, consapevole e ha per oggetto il mondo (l�eremo, la scritta sulla parete della cripta), per Napoleone essa � frutto di un bisogno inconscio e diviene confronto esclusivamente interiore - che l�albergatore ginevrino non pu� che subire: � prigioniero dell�Ispettore - in cui concetti linguistici ed elementi prelinguistici lottano per la sopravvivenza.

Molto diversi saranno allora anche gli esiti delle due ricerche. Per il Cardinale, convinto di poter negare, forzandone i confini, la propria condizione umana, desideroso di perforare il diaframma che separa il vero dal reale, essa non pu� risolversi che nel pi� completo fallimento, nell�esatta negazione dei risultati cui tendeva: incapacit� nell�uso del linguaggio (�Il mio nome � nessuno�) e conseguente impossibilit� di azione nel mondo (lo stato catatonico in cui lo vediamo sprofondato a p. 86). Per Napoleone, invece, essa ha esiti decisamente pi� fausti, grazie al riconoscimento pieno dei limiti del linguaggio e all�alleanza imbastita con le forze prelinguistiche dei sentimenti e dei sogni. Accettando, da una parte, la naturale e necessaria imprecisione delle parole, capaci di riferirsi tutt�al pi� ad una classe di eventi od oggetti e non certo ad ogni singolo elemento del mondo (e dunque il nulla che esiste dentro un anello � lo stesso circoscritto da tutti gli altri, indipendentemente dalle loro forme e dimensioni) ed individuando, dall�altra, il grumo di dolore e rimpianto (rimosso forse, ma sempre presente ed attivo) che gli impedisce di stabilire un rapporto sereno tra la realt� esterna e la propria vita interiore, Napoleone risolve le contraddizioni. Il nome della madre, segno di infiniti sentimenti ed oggetti, � il nome del nulla racchiuso dal metallo dell�anello, � il centro gravitazionale attorno al quale ruota l�intera esistenza dell�albergatore ginevrino ed � la parola che consente davvero di superare il diaframma, di dare senso alle parole e alle cose. Il tempo pu� allora riprendere il suo corso, Napoleone ricomincia ad agire nel mondo. Il suo universo interiore, che aveva assunto le sembianze di una cella inospitale, vuota e spoglia, mentre il proliferare delle produzioni psichiche era sottoposto al censimento della ragione - desiderosa di abolire o, quantomeno, di riformare quelle esistenze inutili ed imprecise - pu� ora tornare a popolarsi di idee e di significati difficilmente traducibili in parole, ma non per questo meno necessari alla vita reale dell�uomo.


"Il mio nome � Nessuno..." (disegno di Pasquale Del Vecchio)
2003 (c) SBE

La scelta
Napoleone scende a patti con se stesso, per lui il requisito della trasparenza ontologica (dell�auspicata corrispondenza, cio�, tra �entit�� linguistiche ed enti reali), che la ragione analitica richiede al linguaggio, � mitigato da una sorta di indeterminatezza affettiva, grazie alla quale, d�accordo, ci� che si dice deve corrispondere a ci� che esiste, ma ci� che esiste � un universo nel cui tessuto realt� e sogno si intrecciano continuamente. Se la condizione umana ci impone di entrare in rapporto con la realt� adattandola ai nostri schemi linguistici (quello che fanno anche i membri della famiglia Lorenzi, o tutti noi nella vita quotidiana) e l�unica alternativa, radicale e in un certo senso violenta, sembra essere quella di ambire alla scoperta di un linguaggio nuovo, capace di giungere ad una piena e adeguata comprensione del reale (il Cardinale, l�Ispettore), Napoleone sceglie di incamminarsi nella direzione opposta e di accedere � accettandone in pieno la realt� - ad un mondo nuovo, in grado di piegarsi docilmente alle esigenze di chi lo abita, di lasciarsi conoscere e raccontare al meglio dalle parole e dai sentimenti propri all�essere umano.

Vedere anche la scheda dell'albo
 

 


 
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