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Sog. e
Sce. Alfredo Nogara (Alberto Ongaro)
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Solida, solidissima prova per Ongaro, che orchestra con grande mestiere una vicenda molto tesa. La ricostruzione della detection, stavolta, � molto accurata, verosimile e piuttosto complessa, senza essere confusa. Sin dall'inizio � imbastito un classico montaggio in parallelo che alterna i due "palcoscenici", quello dei criminali e quello di Nick & C., facendoli incrociare solo nel finale: cos� costruisce un buon climax, senza annoiare.
La vicenda � quasi una classica sfida superpoliziotto vs. supercriminale. Quasi perch� Ongaro sceglie di non far "conoscere" direttamente Nick e l'Olandese, che rimane deus ex-machina della vicenda ma un po' defilato sullo sfondo degli avvenimenti.
Brillanti alcuni scambi di battute (col serioso Nick che chiama Fresbee l'agente FBI Fergus) e buono l'utilizzo umoristico di Marvin, da sempre un piccolo problema per gli sceneggiatori.
Da sottolineare anche il ritorno all'azione del solitamente sedentario Ten. Art: una scelta che ci piacerebbe vedere pi� di frequente.
Lo stile della sceneggiatura rimane sobrio, lavora molto per sottrazione e assai meno per addizione, non carica i dialoghi con scambi eccessivamente teatrali, si affida alla solidit� di un plot davvero ben confezionato. Anche la psicologia dell'Olandese rimane poco sottolineata, nonostante traspaia per tutto l'episodio attraverso i suoi discorsi alla banda, attraverso il rapporto con la sua donna-concubina (un rapporto che poteva essere caratterizzato pi� a fondo) e soprattutto nel drammatico finale. Lo stesso finale � un buon esempio della tecnica di sceneggiatura di Ongaro, che avrebbe potuto optare per un layout che sottolineasse maggiormente la drammatica fine dell'Olandese. E invece il dramma rimane vivo, ma non retorico, quasi gridato sottovoce.
"Lo stile della sceneggiatura rimane sobrio, lavora molto per sottrazione e assai meno per addizione, non carica i dialoghi"
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C'� anche una piccola, fastidiosa nota dolente dei testi: � l'uso abnorme delle didascalie.
Una peculiarit� di Ongaro (influenze dell'Ongaro scrittore?), gi� ben nota ai lettori di Mister No,
le cui storie ongaresche erano letteramente infarcite di lunghissime didascalie. Ora, non che le dida siano male in s�; tuttavia, il fumetto moderno
sa raccontare senza scrivere: molte sequenze mute di Berardi sono dei piccoli capolavori in questo senso. In questo episodio ci sono ben 30 didascalie:
quasi 1 ogni 3 pagine! E se molte di esse sono giustificate dallo sviluppo temporale della vicenda (le classiche "il giorno dopo, al Distretto Centrale..."), alcune sono veramente pleonastiche,
e quindi fastidiose. Che bisogno c'� di avere una vignetta con Nick e Marvin alla stazione col treno in arrivo e una dida "quando il treno entra alla stazione principale di Manhattan, Nick Raider e Marvin Brown sono gi� l� ad aspettarlo": lo vediamo che sono l� ad aspettarlo!
Oppure: vignetta con l'Olandese e la sua donna che escono da un supermercato e dida "L'Olandese e la sua donna lasciano il grande magazzino...". Ci sono altri esempi in questo senso,
e l'effetto � quello di una fastidiosa ridondanza tra il codice-testo e il codice-disegno.
  

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Giez (Carlo Bellagamba)
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Ok, ok. Per qualcuno siamo impazziti. 6/7 a questi disegni, a queste linee tremolanti, a queste facce che sembrano di granito rugoso, a questo tizio che fa dei primi piani affetti dal Morbo di Parkinson. S�, in effetti l'approccio con lo stile di Bellagamba (perch� Giez? Chi lo sa guadagna un bel no-prize) � un tantino scioccante.
"Lo stile � un curioso mix fra una classica linea chiara e i volti gibbosi di un Altan"
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Lo stile � un curioso mix fra una classica linea chiara (Alessandrini rende l'idea) e i volti gibbosi di un Altan. Ed � un mix assolutamente riuscito e personalissimo: le matite sfoggiano perfette anatomie perfettamente inquadrate da tutte le posizioni, le chine gonfiano la linea chiara con ombre pastose e geometriche. Il risultato sono figure e ambienti di grande plasticit� e impatto, l'atmosfera che ne risulta � lunare, quasi fiabesca. I neri sono avvolgenti, sembrano vivi e pulsanti. I volti sono ghirigori di righe, le bocche righe piatte dalla scarsa espressivit� e i primi piani non fanno esultare di gioia, su questo non ci piove. Ma il tratto � di una tale, spaventosa eleganza, che non possiamo non esultare se Bellagamba entra nella squadra di Nick: promosso.
Il chiaroscuro di Giez (C) 1997 SBE
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Un numero di grande sostanza: azione, intreccio complesso, personaggi interessanti. E nobilitato da disegni veramente preziosi: in mezzo a tanti, brutti, illustratori dal segno realistico, un "grafico" sublime, anche se duro da assimilare. E la cover? Dettagliatissima, colorata ottimamente, epica: Mastantuono, basta la parola ;-)
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