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Sog. e
Sce. Stefano Piani
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Se � vero che nulla � in grado di descrivere la nostra societ�, i suoi drammi, le sue contraddizioni, le sue paure, meglio della narrativa di genere, qui ne abbiamo un esempio felicissimo.
Piani prende Nick Raider e lo porta ad agire in un habitat tanto vicino quanto trascurato. Dimenticato perch� ignorato, asportato come una metastasi dalla coscienza della "gente" perbene. Dai probi WASP americani.
"Sottoterra non ci sono solo i morti..."
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Il sottosuolo di New York � un labirinto di tunnel dimenticati da Dio e dalla societ�. Eppure qualcuno ne ha fatto la propria casa. Qualcuno ha scelto di viverci. Altri vi sono stati costretti. I Mole people (la "gente talpa") oggi come oggi potrebbero essere oltre venticinquemila. Una comunit� numericamente non trascurabile. Trascurata.
Ed � proprio della comunit�, pi� che di un suo singolo appartenente, che Piani ci racconta. Una comunit� che ha un suo "sindaco", Seville, ma le cui regole si basano sulla violenza e sul sopruso, e i tutori dell'ordine sono pazzi assassini.

Abitanti del sottosuolo
disegni di Luigi Siniscalchi
(c) 2001 SBE
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Memorabile, in questo senso, la galleria di folli e di santi che Piani tratteggia: da Hector "il terrore del tunnel", a Bernard, l'ex-pugile vendicatore; dal pazzo furioso "angelo nero" allo schizofrenico Blade; dalla giovanissima Felicia all'insospettabile Lady Pink. Paria, reietti. Ma coscienti del loro status, presenti a s� stessi, alla loro condizione di diseredati.
Pur mancando lo spazio per un approfondimento psicologico che riguardi ciascun personaggio, Piani riesce a far parlare la coralit�, a dare profondit� ai caratteri semplicemente avvicinandoli uno all'altro, senza buttare via una sola battuta, una sola vignetta. E Nick Raider a riunire questa armata brancaleone di "houseless" e non "homeless", perch� molti una famiglia ce l'hanno. Nel tunnel.
"Ma la societ� senza legge del sottosuolo, � cos� diversa dalla nostra?"
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Oltre a portare in primo piano il problema di queste comunit� letteralmente sepolte e dimenticate dalla societ� dei consumi, l'albo grazie all'amarissimo finale, ci lascia con un dubbio a roderci l'anima: l'anticivilt� senza sole n� luna che abita le viscere della Terra, � cos� effettivamente peggiore della nostra, patinata e apparentemente confortevole? I soprusi e le ingiustizie sono gli stessi, le vendette hanno lo stesso sapore, la follia cambia solo di abito ma la matrice � la stessa, la giustizia non esiste, ed � il fato a distribuirla, se lo ritiene opportuno. Come a dire: il male non � nei luoghi, non � nella ricchezza o nella povert�. Il male � nell'uomo.
Un albo che insinua dubbi nella nostra coscienza e fa muovere le nostre rotelline � un ottimo albo. E' narrativa di genere che funziona.
  

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Luigi Siniscalchi
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Se tre indizi fanno una prova, Siniscalchi sforna albi di elevatissima qualit� ormai da anni. E' l'ora del tributo. Mai un volto inespressivo, mai un personaggio caratterizzato poco o male. Mai una inquadratura incomprensibile o ripetitiva o fuoriluogo. Certo forse per la regia c'� molto dello scrittore, ma il disegnatore � bravo a seguire le indicazioni!
Degni di menzione:
i dettagli con cui sono ricostruite le location da bidonville del tunnel: libri e pattume, bigiotteria e stracci, carrelli della spesa e poltrone sfondate;
umori corporei: Siniscalchi � uno dei pochi che non trascuri queste componenti. L'inseguito suda di brutto, il pazzo che grida cola saliva dalla bocca ornata di denti marci, e chi muore di paura lacrima come un poppante; tutti questi elementi dovuti alle fisiologiche reazioni del corpo umano alimentano alla grande il realismo della finzione.
Siniscalchi si supera anche come costumista, disegnando vestiti credibilissimi per tutti; perfetti i mix trash-grunge del popolo talpa.
Perfetto Nick Raider, anche in sahariana sgualcita.
Bellissime le donne. Tutte, anche la grassa Lady Pink.
Che altro aggiungere? Nulla, solo incrociamo le dita, perch� qualit� e quantit� come le si trova sintetizzate nel pennelli di Siniscalchi sono rare.

L'"angelo nero" scaglia anatemi
(c) 2001 SBE
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Splendida la copertina, ritrae esattamente un momento dell'albo, con in pi� Nick Raider in fondo alla scena, investito come di una luce divina, ma forse impotente verso il dramma che va a compiersi. Una illustrazione che racchiude terrore (nel volto della vittima) e mistero (il killer � fuori campo), molta oscurit� e un bagliore lontano.
Efficacissimo il titolo, che si allontana per una volta dagli standard gialleschi della serie, favorendo il riferimento al tema centrale della narrazione.
Albo da segnalare a chi fosse indeciso se acquistare almeno un numero di questa serie, "tanto per provare". Provate questo, intanto...;-)
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