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" Venerdi' 13"

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Ah, Venerd� 13! Dunque: c'� un pazzo furioso che va in giro con una maschera da hockey e un'ascia extralarge ad affettare tutti quelli che passano dalle parti di Crystal Lake. Lo chiamano Jason e nessuno � mai riuscito a mettergli il sale sulla coda, in 8-film-8 (ma forse ho perso il conto...). Stavolta, per�, si ritrova contro lo sbirro pi� cocciuto e in gamba di tutta New York. Nick Raider vs Jason di Venerd� 13! Ehm, che dite? Che questo "Venerd� 13" non c'entra nulla con quelli del film che detiene il primato mondiale in numero di sequel? Ehm, in effetti avete ragione...

Grossi guai a Fognatown
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

"Quei bravi ragazzi" incontra "Dick Tracy": vicenda piuttosto convenzionale, secondo i dettami del giallo di mafia, ma condita con tocchi di irrealt� che aggiungono un sapore particolare alla trama. La valigia col bottino che scatena una sanguinosa caccia non � certo una novit�, e neppure le figure, piuttosto convenzionali, dei sicari e boss della mala. Tuttavia la storia prende, da un certo punto in poi, una strana piega, strana per una serie nata come "police procedural", e solitamente costretta in canoni di realismo piuttosto stringenti. Il bizzarro dirottamento della metropolitana, intanto, che sembra arrivare da un action-movie hollywoodiano; la figura di un ragazzino, Ziggy (omaggio e ammodernamento del Junior di Chester Gould), per nulla povera vittima indifesa, ma intrapredente e smaliziato; infine, il deciso spostamento verso il grottesco con l'entrata in scena del protagonista dello scorso anno: il Grigio, barbone da fogna, con la sua Corte dei miracoli fatta di topi e di serpenti ammaestrati (i coccodrilli albini glieli hanno gi� fatti fuori, fortunatamente). Il valido post-finale a sorpresa colora di una macabra ironia tutta la vicenda, e in particolare le parole di Charlie Fagioli a pag.68. Questo per la parte di soggetto. Per la parte di sceneggiatura Manfredi ha fatto sicuramente un buon lavoro. Un suo aspetto stilistico, l'utilizzare quasi di regola un solo ballon per vignetta (gi� sottolineato da Marco Zucchi per il n.107), dilata i dialoghi e costringe a ricorrere a eclissi (temporali) un po' troppo lunghe.

Lo sviluppo dei personaggi � interessante e pur con qualche forzatura (Ziggy veramente troppo "professionale" nel momento del pericolo. Ad es., nel momento del suo sequestro, si rivolge alla madre con piglio da duro: "Tranquilla, mamma. Non creare complicazioni. Quel tipo non scherza") porta a characters non banali (come Charlie Fagioli, killer dal volto umano e dagli incubi infantili o la stessa Titty Coppola, boss che si appropria di un ruolo solitamente maschile), ma neanche fastidiosamente sopra le righe.

Perch� per� Manfredi decide di portarsi via quel simpaticone del Grigio e il suo fido serpente da guardia Scarf? Erano creazioni azzeccate e un loro nuovo ritorno non poteva che far bene alla serie, ogni tanto bisognosa di un'avventura dal background particolare (e il Grigio e le labirintiche fogne erano un ingrediente piuttosto raro). Azzardiamo: l'autore viene trascinato via da un magico vento e decide di portar con s� le sue creaturine ;-) ?



DISEGNI
Jos� Eduardo Caramuta    

Un confronto serrato con le tavole pulite e dettagliate di un Bruno Brindisi o di un Pasquale Del Vecchio si concluderebbe con un'ignominiosa disfatta per il segno molto particolare di Caramuta. Su questo non ci piove: troppo basso il livello di dettaglio, troppo squadrati i visi (quello di Marvin sembra una maschera tribale africana), troppo ridotte le scelte di inquadratura (o piani di ambientazione, o primi piani/figure intere; e le prospettive sono sempre ordinarie). Eppure bisogna riconoscere che � piacevole, in una storia di questo tipo, optare per il segno anticonvenzionale dell'argentino. Le secchiate di china in cui affogano molte tavole riproducono perfettamente l'atmosfera retr� dell'albo: sembra quasi di stare in un film di Howard Hawks o di Johm Huston. I forti contrasti tra bianchi e neri rendono bene gli ambienti dalle molte ombre, e la leggibilit� delle scene (grazie anche ad una sceneggiatura ad hoc di Manfredi) � sempre molto alta. Certo, alcuni visi (anche quello di Nick) sono davvero brutti, ma il tratto grottesco e antirealistico calza espressivamente a una vicenda del genere: speriamo che, anche in futuro, la carta Caramuta sia giocata non a sproposito.



GLOBALE
 

Queste copertine in formato cinemascope, non funzionano proprio. Troppi elementi di disturbo, troppo fastidiosa la presenza della scrittona "Giallo" in mezzo alla cover. E anche aprendola, a doppia pagina, la costoletta gialla e l'orrido codice a barre spezzano il disegno e lo sporcano non poco. Se compete con altre cover di Almanacchi non � malaccio; se compete con le solite, magnifiche, cover di Corrado sui nr. regolari, beh, allora, � cento gradini sotto.

Se lo stile un po' meno realistico del solito non vi fa vomitare e se riuscite a sopportare il tratto di Caramuta, allora la storia merita un lettura. Magari la carta lucida potrebbe essere sfruttata per qualche "effetto speciale" (penso ai retini, per dirne una), possibilit� che invece viene regolarmente trascurato. Troppa fatica?

Se c'� un Almanacco degno, degnissimo di essere acquistato per il solo "peso specifico" dei redazionali, questo � proprio l'Almanacco del Giallo. Lo dice lo stesso Sergio Bonelli nella sua introduzione, sottolineando come l'esorbitante produzione di materiale giallo mette in serie difficolt� lo staff di V. Buonarroti al momento di selezionare libri, film e pezzi da inserire.

Da divorare subito dopo l'acquisto i due pezzi sull'annata gialla in libreria e al cinema: un po' per la curiosit� di trovare conferme o discordanze coi propri gusti, ma soprattutto per andare a recuperare opere preziose che ci siamo lasciati sfuggire. C'� da fidarsi degli estensori dei due pezzi, anche se un certo taglio basso nelle valutazioni forse non sottolinea a dovere la differenza tra i capolavori dell'annata e le solenni porcherie (e molto avrei da ridire sulla sufficienza con cui Colombo liquida "Dead man walking", ma questa � un'altra storia...).

Completissimi, sintetici ma esaurienti, i redazionali della seconda parte, tripartiti come al solito in un pezzo su un autore di narrativa gialla (Simenon), un pezzo su un fumetto giallo ("Torpedo" di Abul�/Bernet) e un pezzo su tv/cinema giallo ("The Avengers").

Tanta � la passione dei redattori per l'argomento affrontato, che quasi ci si innamora dei personaggi e degli autore trattati (mi � venuta voglia di recuperare tutti i Torpedo pubblicati in Italia!), e anche se gi� si conosce tutto o quasi del tema non ci si annoia comunque.

Bel lavoro, e vista l'abbondanza di materiale e di fonti, non dubitiamo che questo almanacco sapr� essere ancora interessante per molti anni a venire.
 

 


 
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