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Ad Angoul�me, Jean-David Morvan, Nemiri ,Tehem e Laurent Muller hanno discusso su come combattere l'invasione nipponica, sempre pi� pressante nel loro paese.
report di Camilla Patruno I comunisti mangiano i bambini, i giapponesi i lettori degli altri. In sintesi, questo l'assioma intorno a cui � stata gestita la conferenza sui manga tenutasi allo spazio Leclerc ad Angoul�me il primo giorno del festival. In coda, il corollario che gli italiani lavorano in �quipe su storie seriali lunghe... dunque sono giapponesi! :-)
L'altoparlante un'ora prima dell'incontro correva ai ripari annunciando la presenza di Dominique V�ret, direttore responsabile per Delcourt sulle scelte di letteratura disegnata del Sol Levante, e almeno un rappresentante delle altre case editrici, nonch� un cambiamento di titolo: "Come recuperare i lettori dai manga?", apparentemente strappati alle amorevoli braccia delle produzioni franco-belga da questi cattivoni di musi gialli. Non tutti devono aver voluto lasciarsi coinvolgere nel delirio, dal momento che alla fine accanto a Morvan (il cui diritto di cittadinanza � stato conquistato grazie all'amore personale per il manga e al tentativo di assimilarne alcune tecniche narrative) si sono presentati il suo ultimo collaboratore Nemiri, giovanissimo disegnatore di "Sono morta", T�hem (invitato come rappresentante della "generazione Zep", l'autore di Titeuf che parla ai giovani) e Laurent Muller (editor presso Gl�nat, uno dei primi colossi francesi a tradurre manga, con titoli quali "Akira" e "Dragon Ball").
Il punto di partenza scelto dal moderatore, Jean-Pierre Fueri di Bodo�, che ha voluto improntare il discorso su una nota di netta opposizione e venature di panico, � un dato in effetti rimarcabile: lo scorso anno le cifre di affari del fumetto franco-belga sono aumentate del 2%, quelle del fumetto giapponese del 10%, dato che avrebbe indotto persino Dupuis, casa editrice notoriamente impostata al pi� classico prodotto per ragazzi, a lanciarsi su questo mercato. Senza mezzi termini n� preoccupazioni di variet� lessicale, il moderatore definisce immediatamente il fenomeno "un problema, destinato a rendere libro franco-belga una minoranza sul suo stesso territorio in un breve lasso di tempo". Morvan cerca di far virare la conversazione su un versante pi� realistico e sfumato, mettendo l'accento sulla ricchezza che la fusione fra il meglio dei due elementi potrebbe dare. In fondo, perch� non aumentare il numero di pagine di un cartonato franco-belga per potersi soffermare di pi� sulla resa delle atmosfere, ed aumentarne il ritmo di uscita per non far attendere troppo il lettore? Ma il moderatore non desiste: i metodi e i tempi di lavoro sono troppo differenti, � il lavoro d'�quipe che consente una produzione come quella giapponese, e mai un autore europeo acconsentir� a rinunciare al suo ruolo preminente per essere solo uno dei disegnatori o sceneggiatori. A meno che la serie Donjon, edita da Delcourt, non sia un primo esempio di questo cambio di mentalit�. La confusione nel discorso regna insomma sovrana: se � vero infatti che in Giappone valentissimi artisti si accontentano di un ruolo subordinato, di assistenti, rinunciando ad una posizione, ad un riconoscimento e ad un salario di maggior spessore, � anche vero che per incrementare il ritmo di uscita un popolo chiamato americani ha da tempo adottato il sistema di mettere pi� persone al lavoro sulla stessa serie, cosi' come una popolazione nel profondo dell'Europa, gli italiani, ha creato un sistema in cui il personaggio con le sue caratteristiche resta fisso e pi� artisti se ne occupano, ognuno contribuendo come meglio crede con la sua impronta. La serie francese "Donjon" in questo senso, costituisce ancora un altro caso: creatura di Joann Sfar e Lewis Trondheim, che hanno firmato il filone principale, ha sviluppato diverse ramificazioni temporali o parallele alle quali grandi nomi del fumetto sono stati invitati a partecipare, originando un fenomeno "guest star" ambito da molti. Per un totale di 2 numeri l'anno, 3 in casi eccezionali, insomma non esattamente una catena di montaggio.
Copyright 1998-2004 Delcourt La concezione del fumetto fra occidente ed oriente, gi� come oggetto-libro, � profondamente diversa e non incita a facili parallelismi: l� un mattone di centinaia di pagine in bianco e nero realizzate velocemente o riviste di prepubblicazione a puntate settimanali/mensili gettabili nei cestini delle stazioni a fine lettura, qui un prezioso e di conseguenza costoso oggetto a colori da collezionare, realizzato con cura nell'arco di un anno; l� un team che lavora forsennatamente, qui artisti che esigono le luci della ribalta. Non sta esattamente qui la questione del possibile incontro fra manga e fumetto franco-belga, n� il vero nocciolo del divario che potrebbe crearsi fra i fruitori dei due prodotti (potrebbe, visto che la quasi totalit� del pubblico presente, interrogato afferma di leggere entrambi i generi).
Copyright 2001 Gl�nat Si ritorna allora alla pertinenza della presenza di T�hem, collaboratore della "Bande � Tch�", opera centrata sui ragazzini, che mette in scena elementi della loro vita, episodi che si verificano in tutte le scuole. Accenna timidamente l'interessato che l'acquisto del magazine in questione non esclude necessariamente quello di un manga da parte dello stesso individuo, e l'editor di Gl�nat trancia definitivamente la questione: "La situazione non � cosi nera, il fumetto franco-belga continuer� a vivere e prosperare, accanto ad altri". Preconizza Morvan per concludere: un cambiamento di gusto verr� pi� dolcemente, tramite autori che assorbiranno codici manga rielaborandoli nel proprio stile franco-belga, prendendo il meglio di entrambi; se creeranno qualcosa di buono, perch� il pubblico dovrebbe sdegnarlo?
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