Una serie di sfortunati eventi

il "primo" Tex di Tito Faraci
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Una serie di sfortunati eventi
Tex 558-559 "Evasione"

Scheda IT-TX-558-559

L'esordio di un nuovo sceneggiatore sulle pagine di Tex � fatto talmente raro da rappresentare di per s� un evento. E' quindi normale che il suo primo lavoro rischi di essere passato al setaccio dai lettori con un'attenzione che normalmente non gli si riserverebbe, poich� � lecito supporre che chi si accosti per la prima volta al personaggio per eccellenza del fumetto italiano vi profonda il massimo delle energie, dell'attenzione, della fantasia, che ne faccia quasi un manifesto programmatico della sua personale visione e della sua intenzione di conciliarla con una tradizione quasi sessantennale. Ma questa chiave di lettura potrebbe rivelarsi fallace nel momento in cui la prima storia di Tito Faraci si scoprisse essere la seconda!

Impantanato in una crisi di lentezza dei fratelli Cestaro il suo primo vero lavoro, Faraci giunge nelle edicole con una vicenda dal genuino sapore western, quasi picaresca, che procede per espedienti e colpi di scena. Niente di speciale, verrebbe da dire, ricordando per� che molte buone storie western sono fatte con poco, reggendosi principalmente sui dialoghi, sull'azione e sui personaggi. In un classico ribaltamento di ruoli, Carson si ritrova prigioniero dei banditi cui dava la caccia, i quali se ne servono per ricattare Tex e costringerlo a far evadere da un carcere messicano un loro complice, unico depositario del pingue bottino di una precedente rapina. Per sviluppare un soggetto che, a prima vista, avrebbe richiesto a dir tanto un albo, Faraci ne impiega ben due dando fondo a un nutrito serbatoio di trovate. Se da un lato � evidente la presenza di un freno, autoimposto dalla comprensibile prudenza di chi non vuol rischiare una falsa partenza nel misurarsi con un'icona del fumetto, dall'altro � apprezzabile l'idea di far scontrare Tex con un'avversaria per lui inedita: la sfortuna.

Jacky Blount
Tex 559, pag.28

(c) 2007 SBE

Jacky Blount<br>Tex 559, pag.28<br><i>(c) 2007 SBE</i>
pi� che a una prova d'autore, siamo davanti a una prova di mestiere
Tex � sempre stato assistito dalla buona sorte. Negli ultimi anni, addirittura, abbiamo accusato Claudio Nizzi di ricorrere in modo eccessivo all'intervento di un'immeritata fortuna per cavare d'impaccio un ranger irriconoscibile e incapace di risolvere le situazioni con le proprie forze. In un ideale contrappasso, decisamente pi� gradito, stavolta Tex si trova alle prese con una serie di avversit� che ostacolano la sua corsa contro il tempo per salvare la vita all'amico fraterno, e che punteggiano il dipanarsi di una trama lineare. Proprio la semplicit� dell'idea di base, e il susseguirsi di episodi che tale idea dispiegano sulla lunghezza di due interi albi, sono chiari segnali che, pi� che a una prova d'autore, siamo davanti a una prova di mestiere. E il mestiere c'�, eccome.

Gli attori sono tratteggiati in modo corretto e convincente. Tex reagisce alla sfortuna con spirito indomito e crescente determinazione, facendo bella mostra dei tratti caratteriali che ci si aspetta di trovare nel personaggio creato da Gian Luigi Bonelli. Stesso discorso per Carson, prigioniero per buona parte della storia ma tutt'altro che passivo, anzi, scaltro e risoluto nell'affrontare gli avversari anche in situazione di grave svantaggio. Se i bandidos messicani e buona parte dei personaggi di contorno rientrano pienamente nello stereotipo del loro ruolo, risultando funzionali alla storia e nulla pi�, segnaliamo il tentativo di sfaccettare maggiormente Jacky Blount (bench� solo parzialmente riuscito, a nostro parere) e, soprattutto, troviamo azzeccati il vecchio Jason e il suo cane che, pur entrando nel novero degli "sfortunati eventi" di Tex, arricchiscono la galleria dei personaggi che si ricordano con piacere. Non nascondiamo che ci � piaciuta la sorpresa di trovare i quattro pards nel finale di un soggetto che, per com'� strutturato, lasciava prevedere la presenza dei soli Tex e Carson.

Il quartetto
Tex 559, pag.98

(c) 2007 SBE

Il quartetto<br>Tex 559, pag.98<br><i>(c) 2007 SBE</i>
Mestiere significa anche sceneggiatura. Un inizio fulminante, con i due pards impegnati in una sparatoria che sconvolge la tranquillit� di una cittadina texana, fa capire subito che aria tira, ma il successivo svolgimento � in chiaroscuro. Alcuni veloci stacchi in piena azione, molto cinematografici, sono decisamente azzeccati e rappresentano una piacevole novit�; per contro la storia � appesantita da vistosi rallentamenti, eccessi di "pensieri" o spiegazioni ridondanti che sembrano appartenere alla peggior tradizione recente della SBE. Alternare la velocit�, spezzare il ritmo, sono elementi di una normale tecnica di scrittura, ma in certi passaggi si � -a nostro avviso- esagerato, alterando l'equilibrio della storia. L'esempio pi� significativo � dato dalle quattro pagine da 88 a 91 del n.559, davvero ridondanti e indigeribili. Va anche detto, per onest�, che in nessun caso questi passaggi hanno compromesso la riuscita di una sorpresa, limitandosi a spiegare a posteriori ci� che il lettore avrebbe gi� potuto capire (o almeno intuire) da solo. Segno che in SBE si continua a dubitare del cervello del lettore texiano, ma per fortuna, almeno stavolta, non s'� cercato di risparmiargli un attacco cardiaco. :-)

Mestiere, infine, significa dialoghi. E' cosa nota che il lessico texiano � unico per la presenza, tra le altre cose, di numerose interiezioni ed espressioni colorite, assenti in qualsiasi altro fumetto e autentico marchio di fabbrica di GL Bonelli. E' altrettanto noto che riprodurle non � per niente facile e che, usandole a sproposito, si rischia di ottenere uno sgradevole artefatto. In qualche caso � stata la sensazione provata nel leggere questa storia, con alcune esclamazioni posticce e qualche frase fuori luogo, ma nel complesso i dialoghi funzionano: veloci, brillanti, sufficientemente ironici, con un miglioramento nel secondo albo, "spiegazionismi" a parte. E non passi inosservato che nel corso della storia ci sono ben tre riferimenti metaforici alle carte da giuoco, un elemento caro al pap� di Tex che Claudio Nizzi e perfino Mauro Boselli sembrano aver dimenticato.

Spiace constatare che una storia non eccezionale, ma nemmeno scevra di pregi, sia stata servita dai disegni di un Jos� Ortiz in vistoso calo qualitativo. Lo spagnolo � attualmente il pi� veloce della nutrita scuderia di disegnatori texiani, contraddistinguendosi per coniugare questa velocit� con un livello medio pi� che buono, per non dire ottimo. In questo caso, purtroppo, la ricetta non ha funzionato appieno e molte tavole danno la sensazione evidente di essere state tirate via senza troppa attenzione. Che si tratti di un calo pi� da imputare alla fretta che fisiologico lo testimonia la presenza di numerose tavole ancora ben curate e ricche di quei chiaroscuri "sporchi" di cui Ortiz � maestro, ma complessivamente il giudizio sulla realizzazione grafica non pu� andare oltre una piena sufficienza.

Imboscata nel canyon
Tex 559, pag.56

(c) 2007 SBE

Imboscata nel canyon<br>Tex 559, pag.56<br><i>(c) 2007 SBE</i>
Come giudicare, quindi, questa prima-seconda storia di Tito Faraci? Forte � la tentazione di andare oltre la storia in s�, trasformandola in una proiezione del prossimo futuro. Sar� un punto di partenza o un punto d'arrivo? Faraci sar� custode della tradizione, innovatore o entrambe le cose? Se "Evasione" fosse la dimostrazione della massima capacit� dell'autore di articolare un soggetto, ci sarebbe forse di che preoccuparsi; se, invece, fosse la dimostrazione dell'abilit� di ricavare una storia godibile anche da un'idea semplice, sarebbe molto pi� confortante. S�, forte � la tentazione, ma sar� meglio resistere. Solo il tempo ci dir� se Tex � veramente nelle corde del suo nuovo autore. Per il momento constatiamo che ci siamo divertiti a leggere questi due albi, il che alla fine � quello che realmente conta.

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Scheda IT-TX-558-559