La bellissima, la buona, la mediocre, la cattiva
l'esperimento, se fatto da mani capaci, riesce
Recensione di F.Congedo | | tex/
La bellissima, la buona, la mediocre, la cattiva
Scheda IT-TX-C4a
- Uomo sbagliato, L'
valutazione (4,3,4) 51%
Scheda IT-TX-C4b
- Covo di belve, Un
valutazione (5,5,5) 68%
Scheda IT-TX-C4c
- Ultimo della lista, L'
valutazione (6,6,6) 89%
Scheda IT-TX-C4d
- Valle sacra, La
valutazione (2,3,3) 31%
Il quarto Color Tex rappresenta la nuova specie del suo genere. E' stata ottenuta nei laboratori della Sergio Bonelli Editore utilizzando la formula del Dylan Dog Color Fest: quattro storie di breve durata al posto della singola, lunga avventura. Dal prossimo anno affiancherà quella già vista nei precedenti tre albi.
Un esperimento, quindi. Particolarmente coraggioso, dal momento che il mito di Tex si è costruito e consolidato anche grazie alla notevole lunghezza delle storie. Un esperimento, nel caso in questione, riuscito a metà, poiché non tutte le mani chiamate a operare si sono dimostrate capaci di pensare, incidere e sorprendere nello spazio angusto.
L'uomo sbagliato
Se il principe Antonio De curtis avesse letto questa storia, probabilmente avrebbe dato inizio al suo commento con queste parole: «Abbastanza buona, questa! Peccato che l'abbia sciupata così!». Con un chiaro riferimento all'idea di base e al suo creatore.
Sì, insomma: soggetto gradevole, una sorta di rivisitazione in chiave western del gioco "Indovina chi?", in cui
Peccato che il contesto non fosse quello giusto per permettere alla pianta di produrre frutti che presentassero qualcosa in più della sola commestibilità: le poche pagine a disposizione hanno costretto lo sceneggiatore a ricorrere a semplici artifici narrativi - farciti di dialoghi talvolta inficiati da un'evidente banalità - per far uscire rapidamente di scena un sospettato dopo l'altro, fino a lasciare di fronte al pubblico pagante il colpevole. Quest'ultimo - il finto prete - aveva per giunta fatto di tutto per attirare su di sé l'attenzione dei due pard e del lettore attento con le sue continue citazioni tratte dalla Bibbia.
Interessante, per così dire, il ruolo riservato da Faraci all'unica donna del quintetto:
Per la prima volta ospite nell'universo texiano, Giampiero Casertano ha mosso i primi passi nel nuovo ambiente con apprezzabile sicurezza, sfornando personaggi ben caratterizzati fisicamente e adeguatamente espressivi - considerata la tipologia del racconto, era questo il nodo principale del suo lavoro -, una valida resa degli interni e degli spazi aperti e un Tex e un Carson certamente credibili, per quanto siano da rivedere qualche profilo del primo e il naso del secondo, spesso eccessivamente aquilino.
Un covo di belve
Quattro cani, naso a terra, battono la pista di
Uno di essi risponde al nome di
Niente di speciale fin qui, indubbiamente niente di speciale. Appunto: fin qui. Perché è in questo momento che Ruju dimostra di saperci fare, dando al corso delle cose una traiettoria sorprendente e inattesa, attraverso una narrazione piacevole e dal ritmo incalzante che non risente delle piccole, inevitabili soste utilizzate dall'autore per flashback e sintetiche spiegazioni.
Così, mentre due degli spelacchiati segugi hanno il triste destino di dover leggere la data della propria dipartita sui confetti sputati dai ferri da tiro di Tex, il povero Murray vede esaurirsi i suoi giorni tormentati nella tana e tra le fauci di un'avvenente vedova nera, di una procace donna - che il bandito aveva incontrato durante la fuga e alla quale si era unito ritenendola un potenziale ottimo ostaggio - già divoratrice di un imprecisato numero di uomini distratti dalle sue grazie, avvelenati, ripuliti dei loro beni e messi a riposare in eterno all'interno di un capiente pozzo.
Uno, due, tre... Come direbbe il
Un'avventura gustosa, tradotta in immagini dall'arte di Sandro Scascitelli, il cui tratteggio costruito su un segno "sporco", spesso, sottile, dinamico ed estremamente efficace, restituisce un West cupo, intenso, autentico. Anche per il disegnatore di
Nella tela del ragno
Color Tex 4, pag.59 - Tavola di Sandro Scascitelli
(c) 2013 Sergio Bonelli Editore
L'ultimo della lista
Bellissima!
Può un racconto lungo appena trentadue pagine meritare un aggettivo così pesante? Sì, decisamente sì, se alla sua manifattura hanno lavorato autori del calibro di Gianfranco Manfredi e Stefano Biglia.
In una cittadina del
Un angolo di West pulsante, reale, magnifico.
«Che uomo!», dice
Già, che grande questo Tex! E che storia, questa! Lunga appena trentadue pagine...
Superbamente disegnate. Biglia entra a far parte dello staff dei disegnatori texiani con una prova magistrale: il suo Tex Willer è perfetto, dal volto - disegnato benissimo - alle fattezze fisiche. Dagli interni alle scene girate all'aperto, dai personaggi alla loro messa in scena, non c'è vignetta che si astenga dal testimoniare la prepotente maturazione di questo artista.
Molto belli i colori di Oscar Celestini, che, leggeri e dalle tonalità pastello, si fanno in generale preferire a quelli carichi dell'Overdrive Studio.
La valle sacra
Leggere questa storia è stato come assistere a una partita di calcio terminata a reti inviolate a causa dell'assoluta pochezza delle compagini presentatesi sul terreno di gioco.
Il buono e i cattivi corrono - si fa per dire, ovvio - lungo l'abusato binario del consueto, del mille volte già visto e sentito: una valle sacra per gli indiani, un tesoro che una leggenda vuole sia in essa nascosto, quattro malviventi intenzionati a far "cantare" lo sciamano che protegge il luogo, Tex che interviene per portare giustizia.
No, non un binario abusato: più precisamente un binario morto.
E non sono di certo sufficienti, a ridargli vita, né la circostanza che lo sciamano
No, questo non è Aquila della Notte: questo è Tordo della Notte, troppe volte visto all'opera quando era Claudio Nizzi a scrivere per Tex.
I disegni di questa avventura sono di Nicola Genzianella, per la prima volta alle prese col western texiano. L'autore milanese si fa apprezzare non poco per il modo in cui realizza gli scenari ampi, rocciosi e policromi della valle sacra, sfondo unico dell'intera vicenda, ma dimostra di non essere affatto a suo agio sia nel maneggiare il volto e la figura di Tex - sovente assai lontani dai canoni consolidati - sia nel riprodurre le armi da fuoco, troppo somiglianti a inoffensivi giocattoli.
La prima donna
La bella copertina dell'albo è opera della versatile Laura Zuccheri, prima donna a disegnare per un albo di Tex. I colori caldi, la postura, i lineamenti in tensione e lo sguardo serio e profondo del ranger - solitario in un deserto assolato - sono i punti di forza dell'illustrazione. E' davvero un peccato che a svalutare il buon lavoro dell'autrice bolognese intervenga un aspetto impossibile da trascurare: Tex ha la pancetta! E' mai possibile che in redazione non se ne sia accorto nessuno?
Laura realizzerà un Albo Speciale di Aquila della Notte: la speranza è che si accosti all'impresa ben consapevole della sempre perfetta forma fisica del nostro eroe.
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