La dignità dell’eroe
“Tex rappresenta la dignità.” (Gian Luigi Bonelli)
Recensione di M.Feltrin | | tex/
Scheda IT-TX-G26
- Iene di Lamont, Le
valutazione (1,2,6) 40%
Unamarezza sconfinata. È quello che rimane conclusa la lettura di questo Texone, di cui si parlava da tempo.
Non che ci fossero grandi aspettative al riguardo: le leggende circolate negli anni circa i motivi del suo congelamento narravano di una storia noiosa, in cui non succedeva praticamente nulla, incentrata su una vicenda da romanzetto rosa per la quale il volume si era meritato il soprannome di "Piccole donne". Si diceva inoltre che le donne in questione fossero troppe, particolare poco gradito al compianto Sergio Bonelli.
Nel suo ultimo editoriale scritto per questa collana, Sergio Bonelli, con il suo consueto stile affettuoso ed elegante, ci racconta la sua verità, fatta di periodiche modifiche alla trama e conseguenti interventi del disegnatore. Definisce questo Texone come «il frutto di una tanto minuziosa, perfezionistica "messa a punto"», benché "insolito", a causa forse di «una storia sicuramente atipica e poco frequentata dai narratori western».
questa storia è insieme una gioia per gli occhi e una manciata di sale gettata su ferite mai rimarginate
Che cosa sia realmente accaduto, alla fine, importa poco. A nostro parere, questa storia è insieme una gioia per gli occhi e una manciata di sale gettata su ferite mai rimarginate.
Il lavoro è stato minuzioso, questo sì. I disegni del maestro Seijas sono impressionanti, un trionfo di bellezza ed ammirevole cura dei particolari. Le espressioni dei personaggi comunicano molto più dei testi, a volte persino troppo, come nel caso dei quattro pards, spesso sorridenti anche a dispetto delle situazioni poco dignitose in cui si vengono a trovare, particolare che tuttavia non crediamo di dover ascrivere al solo disegnatore.
A parte questo e i due Kit, luno un po troppo vecchio e laltro un po troppo giovane, la caratterizzazione impressa da Seijas agli altri personaggi è perfetta, a cominciare dai tipi umani di Lamont, come il cuoco e il cameriere del ristorante, il segretario del notaio e il suo gorilla, questultimo raffigurato con i tratti da ex pugile.
Come di consueto, Claudio Nizzi ha cercato di mettere a suo agio il disegnatore ospite confezionandogli una storia su misura, con un tono generale da commedia, una spruzzatina di sentimento e la presenza doverosa di alcune belle donne, vero cavallo di battaglia del disegnatore argentino. Probabilmente non vedremo mai le pagine che il maestro Seijas ha dovuto rifare, né sapremo quali figure femminili sono state eliminate (cfr. la nota relativa nella scheda), ma delle quattro rimaste, le due rivali - la fanciulla indifesa e defraudata e la sua matrigna, maliarda fascinosa, diabolica e scollacciata - sono letteralmente esplosive!
Matrigna e figliastra
Tex Gigante 26, pag.77, disegni di Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
Anche per quanto riguarda soggetto e sceneggiatura non possiamo negare che sia stato fatto un lavoro minuzioso, di cura e attenzione al dettaglio. Per ricordarci, scena dopo scena, inquadratura dopo inquadratura, quale tempra deroe Tex dovrebbe essere e mostrarcene invece una versione "altra", che ci pare un eufemismo definire "umanizzata".
Intendiamoci, alcuni elementi positivi ci sono, ma solo se li guardiamo in unottica sottrattiva (cfr. il commento a Il profeta Hualpay n.g21), lunica che potrebbe spingerci ad accontentarci dinnanzi alla penultima storia texiana firmata da Claudio Nizzi.
Diciamo allora che la trama è certamente inusuale, ma che per Tex non è affatto una novità occuparsi della sorte di ragazze indifese, perseguitate o imbrogliate, anche se ciò risale principalmente al periodo delle storie a striscia (cfr. anche, di C. Nizzi, Yukon selvaggio n.412-414 con la bionda Linda Colter).
La presenza di una sottotrama (la cattura dei due rapinatori di banche) avrebbe potuto arricchire la vicenda, se non fosse per come è stata portata avanti (alzi la mano chi non ha capito subito che i due banditi erano in combutta coi cattivi del posto).
daltronde se Tex fa poco o niente, è difficile che faccia grossi danni
Qualche sprazzo di dialogo recupera il vigore delle vecchie storie di Nizzi, anche se la vicenda di Katie, con annessi e connessi di sospetti e maldicenze, ci viene raccontata almeno tre volte e la "cricca" di Lamont, nonostante i paroloni sprecati per far immaginare chissà quali crimini, sembra più un circolo del bridge che unassociazione tipo "Ring". Non ultimo, complice anche la vicenda poco movimentata per non dire piatta - con in tutto una sparatoria, una rissa e un paio di scaramucce a suon di pugni - non ci sono i grossi svarioni, tipici delle storie dellultimo decennio dello sceneggiatore di Fiumalbo; daltronde se Tex fa poco o niente, è difficile che faccia grossi danni.
Per quanto riguarda il quartetto, sul trattamento riservato a Tiger torneremo più avanti. Kit è come se non ci fosse, ma ci viene quasi da ringraziare lo sceneggiatore per avergli risparmiato il trattamento recentemente riservatogli (cfr. ad es. Oltre il fiume n.596-597). In un paio di scene recuperiamo però il vecchio Carson, che stavolta brontola a ragion veduta, visto che è lunico che vorrebbe opporsi allarresto e al risarcimento dei danni.
I "poteri forti" di Lamont
Tex Gigante 26, pag.73, disegno di Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
Date le premesse, non cè molto di cui rallegrarsi, ma non è nemmeno il caso di strapparsi le vesti. Da dove giunge, dunque, quellamarezza di cui si parlava allinizio? Dalla constatazione che non ci sono grossi svarioni, ma che sono più sofisticati quelli "piccoli" (altro eufemismo): sono meno eclatanti nelleffetto immediato, maggiormente sopportabili da lettori avvezzi a sopportare molto di peggio e quindi pericolosamente tendenti ad essere metabolizzati ed acquisiti come normali nel lungo periodo (non dimentichiamo che soggetto e sceneggiatura risalgono a circa dieci anni fa). Gli effetti sul mito di Tex li lascio immaginare a chi legge.
La storia inizia gradevolmente: qualche battuta tra i pards, lintroduzione dei personaggi della vicenda, la spiegazione dellantefatto, il primo faccia a faccia tra le due ammalianti protagoniste femminili.
Con larrivo al ristorante, lo sceneggiatore comincia a fare davvero sul serio. No, non ci riferiamo alle bistecche, alle patatine, alla torta di mele e alla rissa con tanto di siparietti comici. Questa è una cortina fumogena per quello che viene dopo.
Cominciano da qui il ribaltamento continuo delle situazioni e la mortificazione delle virtù eroiche del protagonista
Tiger non risulta gradito nel locale - situazione vista più volte sulle pagine di Tex - e il lettore pregusta già quello che accadrà: immancabile strigliata al "disgraziato" e ai suoi accoliti e lezione impartita non solo a lui, ma anche a tutti i presenti. E invece no. Cominciano da qui il ribaltamento continuo delle situazioni e la mortificazione delle virtù eroiche del protagonista, il tutto accuratamente infiocchettato da particolari svilenti.
I nostri sono al dessert quando arriva il proprietario del locale, il classico laido grassone pieno di boria e di pregiudizi. Tex non ha mai sopportato "padreterni" del genere, soprattutto quelli che considerano gli indiani - quindi anche suo fratello Tiger e suo figlio Kit - una specie di sottorazza. Molti di questi tipi sono finiti, come minimo, dal dottore. Qui invece Tex, dopo essersi fatto rinchiudere in gattabuia per aver "violato lordine" (da notare che invece di spiegare cosè realmente accaduto, fa innervosire il vicesceriffo), risarcisce i danni alluomo nel cui locale non sono ammessi gli indiani. Tex paga, poi sorride e infine minaccia, però paga. E il laido grassone se ne va, soddisfatto e convinto di essere dalla parte del giusto.
Tex è un uomo giusto, arrogante con gli arroganti, fraterno con i suoi fratelli. Il legame che lo lega ai pards è più forte della morte. Eppure qui Tex si comporta da padrone arrogante con un suo fratello: tratta infatti Tiger come un servitore e Tiger si lascia trattare come tale, quasi imbarazzato che la sua presenza crei dei fastidi ai pards. Nelle storie di Nizzi, fino a questo momento, Tiger era stato lunico dei pards a conservare un briciolo di dignità; di quell"Orgoglio Navajo" resta giusto il titolo di una storia di quasi ventanni fa.
Una... crescita davvero sorprendente, per la "piccola Katie"!
Tex Gigante 26, pagg.33-240, disegni di Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
Il giovane vicesceriffo di Lamont, intervenuto per sedare la rissa, apre la serie di coloro che punteranno unarma contro i pards e li troveranno non inermi - peggio - condiscendenti e arrendevoli.
I cinturoni slacciati - mostrati prima a terra vicino ai piedi dei pards, poi in primo piano ed infine fra le mani dallaiutante del vice, che li raccoglie da terra - sono lemblema di questa arrendevolezza.
Teniamo presente che è questa limmagine scelta per la copertina: Tex con le mani in alto e il fucile del vice puntato alla schiena.
Tex dovrebbe essere un ranger del Texas "piuttosto famoso" dalle sue parti, ma il giovane vicesceriffo lo tratta come un ubriacone del sabato sera. Lo rinchiude in cella assieme ai pards e non lo libera fino alla mattina dopo, quasi per fargli un favore, visto che Tex non vuole che in paese si venga a sapere che "dei rangers sono arrivati in città".
Dura ben cinque tavole la conversazione che si svolge tra i pards e il vice attraverso le sbarre, dopo che questi ha appreso che sono rangers. La stella di Tex non conta nulla e la sua reputazione ancora meno. La galera è il posto dei criminali, non di Tex, se non nelle poche vicende che lo hanno visto ingiustamente accusato. Tex si accomoda sulla branda e sorride, contento di risparmiare il conto dellalbergo. Ma il conto sta per arrivare, quello da pagare al ristoratore razzista.
In un clima vacanziero e rilassato, i nostri si muovono come se non avessero niente di meglio da fare. A dire il vero una missione ci sarebbe, ossia la cattura di due rapinatori, ma i quattro pards non hanno alcuna fretta di rintracciarli. E hanno ben ragione di non affrettarsi: a circa quaranta pagine dalla fine della storia i due rapinatori praticamente si consegnano da soli, facendosi pure ammazzare, alla faccia di tutta la "fatica" fatta da Tex per celare la propria identità nel timore che i due potessero scappare (ragion per cui trascorre una notte in galera).
lintuizione è una dote sprecata quando la verità, già belle pronta, viene propinata da mezzo paese
Nel metodo dindagine di Tex contano molto lintuizione e la sua capacità di "guardare nel cuore degli uomini". Ma lintuizione è una dote sprecata quando la verità, già belle pronta, viene propinata da mezzo paese. Al posto dellindagine ecco allora la conversazione da salotto: i nostri bighellonano parecchio, percorrendo più volte in lungo e in largo la ridente Lamont e Tex vaga, sempre col sorriso sulle labbra, tra saloon, giardini, sale, salottini e studi di professionisti per chiacchierare con tutti quelli che hanno qualcosa da dire circa la vicenda della "piccola Katie".
Il secondo fucile in pancia Tex se lo trova spianato nello studio del notaio Bancroft, accusato dai cittadini di Lamont delle "peggiori nefandezze" e sospettato di aver falsificato il testamento del padre di Katie. Tex sistema il guardaspalle del notaio nella maniera che tutti ben conosciamo, ma non lo mette affatto fuori combattimento. Eccolo che rispunta proprio nellistante in cui Tex fa un po lo sbruffone («Perché non chiamate il vostro gorilla per convincerci a uscire?») per accompagnare lui e Carson alla porta. Tex guadagna luscio con fare imbronciato, come se gli avessero negato lultimo posto a teatro. Allapprendere quanto precede, Kit e Tiger si comportano come noi lettori: non riescono a credere che i due "vecchietti" si siano "lasciati buttar fuori". Lincredulità dura tuttavia lo spazio di tre vignette e i quattro superano "il magro bilancio della visita" ridendoci sopra.
Ma che avranno da ridere tanto?
Tex Gigante 26, pag.158, tavola di Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
Il ferimento di Martin Elder lascia tutti sconvolti e Tex promette solennemente che scoprirà chi è stato. Daccordo, Tex non era responsabile di Martin e non è neppure un indovino; ma allora perché il pensiero vola a cinquanta pagine prima quando Tex - col suo bel faccione stampato in primo piano, lo sguardo fisso sul lettore - affermava di credere di poter dormire tranquillo circa la sorte di Martin?
Per un vice sceriffo che sbatte Tex in galera cè uno sceriffo che si preoccupa di non farcelo finire, prodigandosi per evitargli una denuncia per calunnia da parte della bella Vera e la relativa condanna da parte del corrotto giudice Hatfield. Come riesce nellimpresa, lo sceriffo "troppo vicino alla pensione"? Sostituendosi a Tex nel condurre il contraddittorio con Harry Strode e Vera:
- Tex: «Grazie, sceriffo. Ma visto che la lingua ce lho ancora, potrei dire la mia?»
- Sceriffo: «La vostra, a quanto pare, lavete già detta. Ora lasciate parlare me.»
Arriviamo alla terza arma puntata contro i pards, in questo caso Tex e Carson: stavolta si tratta di una pistola, estratta da un mandriano con la vocazione del pistolero. La mossa sorprende alquanto i pards, che tengono le mani dappertutto salvo che vicino alle fondine. Centoquaranta pagine prima il mandriano aveva estratto la colt davanti al vecchio Martin, ma lui aveva usato una zappa per disarmarlo e stenderlo, non le chiacchiere.
E qui ci fermiamo. Rimandiamo alla scheda per il resto.
Cè però unultima cosa sulla quale vorremmo tornare: il riso. Tex non è affatto un "musone", come lo definisce, seppure scherzosamente, il vecchio Carson, ma neppure uno che ha il sorriso stampato sulle labbra. La storia ha un tono leggero e il maestro Seijas si è certo preso più libertà di quanto doveva nellinterpretare Tex e i suoi pards, ma ciò non toglie che guardare i pards ridere/sorridere nelle situazioni che abbiamo visto più sopra, contribuisce ad accentuarne leffetto di eroi da caricatura.
Forse erano loro le vere iene (ridens) di Lamont.
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Scheda IT-TX-G26
- Iene di Lamont, Le
valutazione (1,2,6) 40%


