Tex nel recinto dei paletti
è ancora possibile scrivere un Tex non dimentico di GLB?
Recensione di V.Oliva | | tex/
Scheda IT-TX-AL07
- Polizia Apache
valutazione 74%
Tutto quanto sopra rappresenta la zavorra di quasi tutte le storie recenti del Tex boselliano, e questo "Polizia Apache" non fa eccezione. Zavorra esterna, e non interna come la pedanteria dampyriana; zavorra che quindi costringe Boselli, diversamente da Claudio Nizzi che vi si accascia sopra con gusto, ad aguzzare l'ingegno per partorire storie che, impossibilitate ad essere gianluigibonelliane anche nella lettera, ne mantengano almeno lo spirito.
Con queste premesse, "Polizia Apache", storia almanaccosa scintillante dell'esordio texiano di Garcia Seijas, rappresenta un modello esemplare di "Tex anno 2007" (che già soltanto tre o quattro anni fa una maggiore libertà era palpabile, e i risultati boselliani conseguenti). Di Tex funzionante, si intende. Tex non caricaturalizzato. Scrivere Tex oggi meglio di così probabilmente non è possibile. Ovviamente non sotto il profilo tecnico-letterario, ma dovendo tener conto della linea editoriale della testata (e un po' di tutta la casa editrice).
E' quindi un Tex con delle zoppìe inevitabili, ma che tuttavia restituisce il piacere di leggere avventure abbastanza ben fatte di un vero eroe. E' un Tex che, in linea generale, non può risaltare tra gli altri personaggi quale primus inter pares di un gran consesso - si ricordi che Tex agiva tra amici della fatta di
Come villain qui tocca accontentarsi di un bestione senza cervello, ma per lo meno abbastanza svelto di pistola da accoppare nemici a tutto spiano: un avversario non del tutto indegno di Aquila della Notte; il ranchero cattivo e l'agente indiano corrotto non escono dai binari di una tranquillizzantissima malvagità ordinaria e tutta di superficie. Gli amici sono un vecchio guerriero Apache ormai sfiatato ma ancora pieno di dignità e
Pure, Mauro Boselli riesce a tutelare il personaggio, a ridargli dignità, caratterizzandolo come un duro, accorto, intelligente uomo del west, nonostante le verbosità e le "tenerezze" - il primo colloquio con il "collega" agente indiano risulta molto, forse troppo forzato in un'ottica di texianità autentica. Tex viene inutilmente "costretto" a spiegare per filo e per segno come abbia vinto la partita a poker, però quanto meno quella partita la vince alla vecchia maniera, e tanto in quell'occasione che nel corso di tutta la storia mena le mani, non confonde i peggio mannaggia con i poveri diavoli e non mette questi ultimi in pericolo (oggi come oggi, che nessuno ci lasci le penne per la dabbenaggine di Tex Willer è un evento).
Il valore aggiunto, a volte è poca cosa in termini quantitativi, ma tale da illuminare di sé un'opera.
E' sufficiente questa minima correttezza verso il personaggio, questo rispetto delle sole basi senza le quali esso diviene altro da Tex, a
fare di una storia di Tex Willer (grasso che cola ai tempi del Nizzismo) una buona storia di Tex Willer ('o miracolo!)? No in assenza di un valore aggiunto. Il valore aggiunto, a volte è poca cosa in termini quantitativi, ma tale da illuminare di sé un'opera. In questo caso si tratta di due tavole su centodieci: le pagine 57 e 58 dell'albo. Nella prima, esaltato dal disegno pressoché perfetto di Seijas, Boselli regala uno squarcio di lirismo autentico: la panoramica del miserrimo villaggio Apache non necessita di parole inutili per mostrare, in un fumetto che non è mai stato troppo realistico, la realtà degli indiani dell'ovest americano. Nella successiva, Boselli mostra tutta l'umanità - l'umanità vera, non quella fasulla del personaggio nizziano, imbolsito, ambiguo, spesse volte incapace e maligno - di Tex: la delicatezza con cui il ranger tratta l'anziano guerriero
Parlando di valore aggiunto: Ernesto Rudesindo Garcia Seijas. Tra i maggiori disegnatori viventi in uno stile di disegno reale più e prima ancora che realista (un pudore forse ipocrita trattiene dal dire: il maggiore), Seijas è anche un maestro autentico del disegno "bello", e questo albo ne mostra e conferma le doti. Seconda prova texiana dell'artista argentino (la sua prima, il texone da anni annunciato,
resta per ora inedita, e trattandosi di sceneggiatura di Claudio Nizzi è probabilmente un bene che Seijas sia stato fatto conoscere ai
lettori texiani attraverso questo almanacco), ce lo fa vedere padrone del personaggio, del quale fornisce un'interpretazione vigorosa e
dinamica allo stesso tempo, ricca di espressività e carisma. Ma è soprattutto nel resto del suo lavoro che va ricercato il valore
aggiunto: in un paesaggio west che restituisce in pieno l'aridità dei terreni riarsi e il rigoglio delle macchie di vegetazione, la maestà
dei panorami e il dettaglio curatissimo dei particolari naturali, la miseria del villaggio della riserva di
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