Perdere l'abitudine

chi si contenta gode... così così
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Perdere l'abitudine
Tex Gigante 21 "Il profeta Hualpai"

Scheda IT-TX-g21

Conclusa la lettura di questo Texone, la prima cosa che abbiamo pensato è che la storia fosse meno peggio di tante altre avventure nizziane. Infatti, pur se retta da una sceneggiatura sonnolenta, che compensa la mancanza di eroismo e di colpi di scena con un’irrinunciabile dose di incongruenze, la storia ha un capo e una coda, mostra in azione tutti e quattro i pard e Tex è un po' meno babbano del solito, anche grazie alla maschera grintosa che gli imprime il bravo Corrado Mastantuono. Diciamo subito che il disegnatore romano ha il merito di aver centrato, al primo colpo, il volto e la corporatura dei pard, ad eccezione di Kit, spesso ritratto con labbra carnose, tipicamente femminili. Tra i comprimari e i personaggi di contorno, tutti caratterizzati con grande cura, spiccano il colonnello di Fort Sheller e il profeta Manitary le cui cicatrici sembrano essere segno delle sofferenze patite in gioventù e del fuoco interiore che lo divorava quando era un "uomo mite e sognatore" e non un fanatico. Un ottimo esordio, dunque, suggellato da scenari mozzafiato, campi lunghi e panoramiche d'effetto - in particolare il campo indiano e il territorio hualpai - senza dimenticare le visioni del profeta, rese da Mastantuono in modo suggestivo.

Il profeta e... Tex
Tex Gigante 21, pag.126

(c) 2007 SBE

Il profeta e... Tex<br>Tex Gigante 21, pag.126<br><i>(c) 2007 SBE</i>
Il soggetto è l'ennesima riscrittura di una vecchia avventura di GL Bonelli "Il profeta rosso"(n.88-89), con Tex che deve cercare di bloccare sul nascere la rivolta di alcune tribù indiane, propiziata dai sogni di un religioso eremita per bocca del quale sembra parlare il "Grande Spirito". Rispetto all'originale, la vicenda è complicata dal traffico d'armi tra gli indiani e i soliti bianchi profittatori, il che motiva la separazione del quartetto, con Tex e Tiger sulle tracce del profeta e Kit e Carson su quelle dei trafficanti bianchi. Non mancano gli avversari che fanno di tutto per facilitare le cose a Tex e nemmeno quei personaggi, il cui unico ruolo consiste nel riferire ai quattro eroi tutto quello di cui questi hanno bisogno per risparmiarsi il minimo di investigazione e di fatica. Tex viene salvato una sola volta e non prende botte in testa, anche se galoppa più per sfuggire al nemico che per affrontarlo.

Alla fine il risultato, nel suo complesso, non fa alzare gli occhi al cielo come per altre recenti riscritture di classici bonelliani (il MaxiTex "Figlio del vento" e il Texone "Ombre nella notte") quantomeno se consideriamo più quello che non c’è che quello che c’è, accontentandoci se Tex viene salvato una volta di meno, non si slaccia il cinturone, non finisce in galera e così via, senza pretendere qualsivoglia emozione.

Purtroppo, il guardare la storia da un punto di vista sottrattivo sembra essere la naturale conseguenza dell’abitudine alla mediocrità
Purtroppo, il guardare la storia da un punto di vista sottrattivo sembra essere la naturale conseguenza dell’abitudine alla mediocrità: anni e anni di storie in compagnia dell’impostore che si è sostituito all'indomabile ranger e la ripetizione infinita di gesti, comportamenti e scenari contrari al vero in Tex e al mito di Tex, hanno portato a compimento un nuovo modo di “sentire” del lettore texiano, che non è più attore partecipe ma spettatore avvilito; che non vive più svariate emozioni ma sopporta infinite delusioni; che non sorride più insieme ai pard, bensì ride di loro.

Quest'abito fastidioso riusciremo a strapparcelo di dosso solo contrapponendo a questa ripetizione del brutto un esercizio duraturo e stabile del bello, grazie a storie avvincenti, persino esagerate nell’eroismo dei protagonisti, ben pensate e ben sceneggiate: in una parola, belle.

Perdere l’abitudine sarà la nuova avventura texiana, e noi sono anni che stiamo aspettando.

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