Repetita iuvant (sed stufant)

il canto del cigno di G.Letteri
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Repetita iuvant (sed stufant)
Maxi Tex 10 "Veleno del cobra, Il"

Scheda IT-TX-m10

Nonostante nella sua ultraquarantennale collaborazione a Tex Guglielmo Letteri abbia esplorato praticamente tutte le ambientazioni avventurose, il suo nome � rimasto associato prevalentemente a due: la magia e i cinesi. Condivisibile ed encomiabile, quindi, la decisione di affidargli la realizzazione grafica di una lunga sceneggiatura che rispolvera, dopo tanti anni, il fascino misterioso delle Tong e dei quartieri cinesi che sorgevano nelle citt� dell'ovest americano.

Celiando, ma non troppo, potremmo aggiungere che ci � voluto anche un pizzico di coraggio, in questi tempi politicamente corretti, a ricorrere nuovamente al topos del "pericolo giallo". Se trenta e pi� anni fa G.L.Bonelli non si faceva il minimo problema a scatenare i quattro pards contro orde di minacciosi "musi di limone", oggi il timore di urtare la sensibilit� di qualsivoglia minoranza etnica rende, diciamo cos�, sconsigliabile il ricorso ad antagonisti che non siano anglosassoni o, al limite, messicani (ma per questi ultimi crediamo sia solo questione di tempo). Onore al merito, dunque, anche se fino a un certo punto: astutamente si � fatto s� che non un solo cinese muoia per mano dei due rangers, il cui unico sangue orientale versato in queste 332 pagine � quello di... una donna!

Purtroppo, se l'anagrafe di Letteri giustifica il fatto che questi disegni siano solo la pallida ombra di quelli che lo stesso autore ci regal� nelle memorabili storie di "Quartiere cinese" e "Il ritorno del drago", � molto meno giustificabile che anche i testi siano un'ancor pi� pallida ombra di quelli di Bonelli senior.

Dei limiti della recente scrittura texiana di Claudio Nizzi abbiamo discusso numerose volte e riteniamo pertanto inutile dilungarci troppo. Potremmo, anzi, notare con piacere che, almeno come personaggi, Tex e Carson escono tutto sommato bene: niente brutte figure, niente salvataggi umilianti, sagacia e abilit� sufficienti, buona centralit� d'azione; a tratti Tex � persino spaccone, pensa un po'!

Le Lanterne Blu
Maxi 10, pag.296

(c) 2006 SBE

Le Lanterne Blu<br>Maxi 10, pag.296<br><i>(c) 2006 SBE</i>

Detto questo, manca tutto il resto, ossia una storia anche solo minimamente appassionante. "Il veleno del cobra" � fondamentalmente una stanca rimasticazione delle due succitate avventure, troppo belle e troppo impresse nella memoria dei lettori per non balzare subito all'occhio. Perfino i nomi dei principali personaggi, nonch� le loro fattezze, echeggiano quelli dei ben pi� blasonati contraltari bonelliani. Ancora una volta Nizzi si � limitato a grattare la superficie, trascurando completamente la sostanza. Come da copione, troviamo la setta malvagia che vessa gli onesti compatrioti spalleggiata da bianchi senza scrupoli; la casa da gioco gestita dal trafficone falso e cortese; la maliarda bella e spietata; il grande burattinaio che trama nell'ombra; c'� perfino Tom Devlin, che fa la sua comparsa nella seconda met� dell'albo. Non vogliamo poi tacere qualche apporto originale, come la presenza di due sette differenti (una maschile e una femminile) e il conseguente doppio colpo di scena, anche se per capire la reale identit� del Cobra basta guardargli dietro la nuca ;-).

Se l'impianto di base poteva essere apprezzabile, soggetto e sceneggiatura risultano di una piattezza sconfortante

Se l'impianto di base poteva essere apprezzabile, soggetto e sceneggiatura risultano di una piattezza sconfortante. La conduzione della storia o � totalmente prevedibile, come lo sviluppo del "diabolico" piano del Cobra, o pi� raramente � priva di senso, come la tardiva e posticcia messa in scena delle famigerate Lanterne Blu, abilissime e spietate assassine capaci di apparire e sparire come fantasmi, la cui unica funzione � attendere tre anni l'arrivo del loro capo per poi... farsi arrestare!

L'azione latita. Sparatorie e pestaggi sembrano inseriti, pi� che per reale necessit�, per tentare di scuotere una vicenda incentrata principalmente su lunghissimi dialoghi, oltretutto appesantiti dalle mai abbastanza deprecate parentesi! Non che G.L.Bonelli fosse refrattario ai dialoghi, tutt'altro: le sue storie migliori contengono decine di scambi verbali memorabili, che si ricordano a distanza di anni ben pi� di cazzotti e pistolettate. Peccato che qui di quella verve, di quella fantasia e brillantezza non ce ne sia quasi traccia. I dialoghi di questo Maxi sono continue ripetizioni e descrizioni di cose che il lettore ha capito decine di pagine prima dei personaggi che se le raccontano, mentre -ci si perdoni l'ardire- forse dovrebbe avvenire il contrario.

Un bel primo piano di Tex, uno degli ultimi
Maxi 10, pag.119

(c) 2006 SBE

Un bel primo piano di Tex, uno degli ultimi<br>Maxi 10, pag.119<br><i>(c) 2006 SBE</i>

Purtroppo i disegni non sono in grado di risollevare le sorti di un albo il cui unico motivo d'interesse � l'omaggio alla carriera di un grande artista attraverso una nostalgica rievocazione del suo periodo di massimo splendore. Il segno di Letteri era gi� da anni in vistoso decadimento e queste sue ultime tavole evidenziano un'accentuata incertezza del tratto e una notevole difficolt� ad affrontare soprattutto le figure intere e i campi lunghi, spesso tamponata da vistosi ritocchi. Questo non toglie che un certo numero dei mezzi busti e dei primi piani siano ancora gradevoli; inoltre, se dovessimo confrontare "Il veleno del cobra" con l'analoga messa da requiem di Aurelio Galleppini, ossia "Tex 400", noteremmo che il decadimento del primo non � arrivato ai livelli di crollo del creatore di Tex - questo sia detto senza volersi impegolare in confronti assoluti fra la grandezza dei due artisti, che lasciamo al gusto estetico di ognuno. Marginale l'apporto di Raffaele della Monica, che ha realizzato le ultime 27 tavole dell'albo rimasto incompiuto per la sopravvenuta morte di Letteri.

In conclusione, siamo di fronte a una storia priva degli attentati all'integrit� del personaggio di Tex che si sono visti in passato nelle sceneggiature di Claudio Nizzi. Purtroppo, lo diciamo con sincero rammarico, la storia si dimostra alquanto noiosa. Resta il fatto che siamo davanti all'ultima opera di un artista che ha fatto la storia di Tex, che ne ha esplorato nuove dimensioni espressive e ha largamente contribuito a consolidarne il mito; un'opera, inoltre, che per la tematica trattata costituisce l'ideale testamento artistico di Guglielmo Letteri. Per questo, nonostante tutti i limiti precedentemente elencati, � un albo che non dovrebbe mancare nella collezione di un texiano affezionato.

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