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Il ritorno a Washington si esaurisce nello spazio di due numeri, e a momenti Tex le prende da un impiegato..
Il ranger pacioccone e il cattivo mezzemaniche
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Claudio Nizzi � da molti anni al timone di Tex come principale autore delle storie, e questa lunga militanza sembra ormai pesargli davvero. Il serbatoio della fantasia appare inaridirsi progressivamente e le storie mostrano sempre di pi� un ripetersi e cristallizzarsi di situazioni e soluzioni che vengono usurandosi. Si aggiunga a questo, un fenomeno che con il passare del tempo si � fatto sempre pi� manifesto, e che viene riproposto una volta ancora da questa avventura in due albi che ha aperto l'anno 2000 (e che per il fenomeno soffre in maniera evidente):
Le cose non vanno certo meglio in questa storia, dove il capo bianco dei Navajos rimedia almeno due brutte figure.
Una seconda figuraccia (questa volta insieme a Carson), Tex la fa sul finire della storia, alle pagg.91/92 dell'albo n.472, "Testimoni d'accusa", laddove George Douglas, il corrotto segretario del commissario agli affari indiani Ely Parker, riesce - sotto gli occhi di Tex e Carson che sapevano benissimo come fosse egli a tirare le fila del complotto! - ad estrarre la pistola, uccidere il suo complice Latimer e prendere Parker in ostaggio. Nel frattempo tutto quel che a Tex e Carson riesce di fare � poggiare la mano sul calcio delle pistole! La sola giustificazione logica di un qualcosa che stride in modo cos� evidente con il modo di agire normale del personaggio Tex Willer, � la necessit� di riempire un'altra ventina di tavole. In questo caso, non resterebbe che deprecare una volta di pi� la formula che prevede storie di lunghezza standard, formula che pare aver conquistato definitivamente le pubblicazioni bonelliane. A questi due episodi si aggiunga il Tex che alle pagg.40-43 del n.472 si limita a dare un buffetto e fare una ramanzina ai due tipi che insultavano i capi indiani che erano con lui (in passato sarebbero volati cazzotti), ed il Tex "giustificazionista" delle pagg.104/105 del n.471 che spiega per filo e per segno a Carson (e ai lettori) come egli usi la violenza solo con quei cattivi-cattivi che proprio se lo meritano, e provando comunque dispiacere nel doverlo fare. E' una dichiarazione di politically correctness di cui non si sentiva il bisogno: Tex � un fumetto ambientato in un tempo e in un'epoca che furono certamente molto violenti, e nei quali i rappresentanti della legge spesso non erano troppo dissimili da coloro che stavano dall'altra parte della barricata, e soprattutto non usavano metodi granch� diversi da quelli dei loro avversari. Il Tex Willer di un tempo era certamente molto pi� realistico nel suo approccio alla soluzione dei problemi, e, francamente, sacrificare quel realismo (e la consolidata e logica tradizione) sull'altare di una moda troppo spesso permeata di ipocrisia non ci sembra una buona scelta.
E' anche un peccato - considerazioni moralistiche di Tex a parte - che Nizzi abbia tirato via in fretta proprio dove sarebbe risultato interessante operare una digressione per allungare la storia: nel mostrare, cio�, l'impatto psicologico dei quattro capi indiani con una grande citt� come Washington. Con tutto questo, la storia non presenta difetti tali da renderla insufficiente. Presentare un Tex cos� dimesso e facilmente raggirabile - ormai � chiaro - � una precisa scelta narrativa di Nizzi - criticabile quanto si vuole, pericolosa, sicuramente non condivisibile da chi abbia apprezzato il vigoroso Tex del passato - ma che attiene all'impostazione generale della testata, o quanto meno del Tex nizziano, e che non pu� essere imputata alla singola storia.
Buoni i disegni di Victor De la Fuente, con quel suo tratto vigoroso, quei neri caldi, espressivi a contrastare i chiari (si veda la sequenza alle pagg.11-13 del n.471). Ancora pi� efficace appare nelle scene di vita di villaggio o sulle piste assolate dell'ovest americano, dove i suoi sfondi nitidi ed essenziali rimandano all'occhio un impressione di sincero realismo: lo scabro paesaggio western salta fuori dalla pagina per incasellare la sequenza degli avvenimenti nella mente del lettore.
I volti appaiono perfettamente intonati all'epoca storica ritratta e l'artista spagnolo sa rendere con maestria le emozioni, gli stati d'animo, lo spirito dei personaggi; e se per taluni difetti rimando certamente alla recensione di 456/457 "Al di sopra della legge", � anche vero che il Carson fortemente caricaturale di De la Fuente ha ormai acquistato una sua piena personalit� e dignit� e rappresenta una variante grafica ricca del fascino dell'insolito.
Molto belli ed espressivi i volti fieri dei quattro capi che accompagnano Tex a Washington; in particolar modo l'apache Joselito ci viene mostrato nel continuo variare dei suoi sentimenti: riflessivo alle pagg.14/15 del n.471, velatamente sarcastico a pag.16, orgoglioso e divertito a pag.23; nel n.472 lo vediamo disgustato a pag.40, sprezzante a pag.74, fiero e ieratico a pag.79 dove si fa icona dell'idea stessa di capo indiano. E' opinione diffusa che Mauro Boselli attui nelle sue storie per Tex uno snaturamento della tradizione consolidatasi nei decenni durante i quali le avventure di Aquila della notte sono state appannaggio esclusivo del suo creatore Gianluigi Bonelli, ma a ben vedere - e da tempo, ormai - Claudio Nizzi opera uno stravolgimento di quel canone di sicuro pi� sottile e meno eclatante, ma certo molto pi� dirompente e decisivo, e "La collina della morte" fornisce un limpido esempio di ci�. Se infatti Boselli innova il personaggio in profondit� - sondando aspetti del carattere di Tex inediti in quanto mai esplorati precedentemente e dotandolo di una personalit� pi� vera e complessa, di una caratura umana pi� realistica - e nella coralit� dell'azione - sacrificando talvolta la centralit� del character principale in favore di una narrazione pi� articolata e un'attenzione maggiormente rivolta ai comprimari della serie (il Carson dell'ormai classico 407/409 "Il passato di Carson" oppure Kit in 463/65"I sette assassini"), a personaggi nuovi (Mitch Anderson nel gigante 12 "Gli assassini", lo straordinario Laredo in 458/60 "Sulla pista di Fort Apache"), o all'elemento femminile (di nuovo "Sulla pista di Fort Apache" e "I sette assassini") - � non meno vero che egli recupera il vigore e la dimensione epica del Tex bonelliano, vuoi con la grandiosit� drammatica delle storie come in 438/40 "Gli invincibili" o perfino con uno sconfinamento del personaggio quasi nel supereroismo, come accaduto nella recentissima e non perfettamente riuscita storia in 469/70 "Terra di confine".
Oggi Tex, nell'interpretazione di Nizzi, � l'ingenuo e sprovveduto personaggio di questa storia o dell'Almanacco del West 1999 "La montagna del mistero", o l'uomo bisognoso d'aiuto del citato gigante 13.
Se dunque Boselli innova la tradizione, descrivendo aspetti inediti o inesplorati del mondo texiano, ma la recupera anche, ritrovando la dimensione epica del personaggio, Nizzi opera un cambiamento ben pi� profondo, sottraendo progressivamente e consistentemente al personaggio i suoi caratteri distintivi.
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