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Il crepuscolo degli Eroi recensione di Giorgio Loi Due leggende del West si incontrano: Tex Willer e George Armstrong Custer. Il primo, strenuo difensore dei diritti dei pellirosse; il secondo, loro giurato nemico. Ma gli eventi porteranno i due uomini a conoscersi e, pur nelle profonde diversit�, ad apprezzarsi, fino al drammatico epilogo finito da tempo sui libri di storia.
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Prima o poi doveva succedere. L'incontro fra Tex e Custer appartiene a quel filone, poco frequentato ma sempre vitale, dei contatti fra gli eroi di fantasia e i personaggi storici. Dato il calibro delle personalit� in campo, coadiuvate da altri due titani della storia del West quali Toro Seduto e Cavallo Pazzo, c'erano le premesse per un'avventura memorabile. Purtroppo la montagna (o la collina, in questo caso) ha partorito un topolino. Anche il patriarca, G.L.Bonelli, si trovava in difficolt� quando provava a far incontrare Tex con qualche figura realmente esistita. Le storie con protagonisti Butch Cassidy, Buffalo Bill, Apache Kid sono tra le meno riuscite (splendida eccezione � la trilogia della Guerra Civile che, d'altro canto, apre una marchiana incongruenza temporale). Come se la cava Nizzi? Il presupposto era ovvio: la Storia non pu� essere cambiata. Con questa vincolante premessa occorreva architettare una trama che consentisse (e giustificasse) l'inserimento di Tex salvaguardando nel contempo la realt� dei fatti e la leggibilit� della storia. Fermo restando che nell'episodio del Little Big Horn i margini di manovra sarebbero stati minimi, Nizzi rimpolpa la vicenda con un episodio di qualche anno precedente, la spedizione militare sulle Black Hills, le colline sacre dei Dakota, durante la quale Tex pu� giocare sia in qualit� di mediatore, mettendo in campo il suo prestigio presso gli indiani, sia come puro eroe d'azione, salvando la vita di Custer da un attentato. La ricostruzione storica � ineccepibile. Mentre per G. L. Bonelli le ambientazioni storiche erano poco pi� di un pretesto, per Nizzi diventano elemento centrale, anche se questo comporta defilare la figura di Tex. Se nella spedizione sulle Black Hills c'� spazio per qualche inserimento di fantasia (l'attentato), la tragica fine di Custer e del 7� Cavalleria � raccontata con realismo ed encomiabile cura dei particolari. Purtroppo qui cominciano le dolenti note. La vicenda di Custer � talmente conosciuta che non si sentiva il bisogno di un nuovo "testo scolastico". Poteva essere il pretesto per ambientare una bella avventura di Tex, ma non � cos�. Semmai � Tex il pretesto per dare la personale versione di Nizzi su Custer: una versione equilibrata, non faziosa, che ne mette in luce difetti e pregi, ma anche superflua, inutile, sicuramente dopo la versione di D'Antonio, non sostenuta neppure da una sceneggiatura corretta ma piatta, monocorde, senza colpi d'ala.
Il fatto � che se questi tre albi non aggiungono nulla a Custer, tolgono invece parecchio a Tex. Senza soffermarsi sui particolari, abbondantemente descritti nella scheda, troviamo un Tex ingenuo, impotente, che vede sfumare anche il suo prestigio di capo indiano (Toro Seduto in realt� non d� retta ai consigli di Tex ma alle sue visioni mistiche), non protagonista bens� preda di eventi pi� grandi di lui. Tex non riesce a raffrontarsi con le figure storiche e a rimanere s� stesso. Quando Custer lo insulta non reagisce, nemmeno verbalmente (e Custer pure gli dice che, al suo posto, lo avrebbe sfidato a duello), mentre nel fugace incontro con i fratelli Earp Nizzi sta bene attento a non inserire il bench� minimo elemento di contrasto. Ma che male ci sarebbe stato nel dare almeno una bella risposta pepata all'arrogante Custer o, perch� no, scatenare una bella rissa con gli Earp (salvo poi finire tutti a sbronzarsi in un saloon)? G. L. Bonelli si era forse fatto problemi nel far perdere al grande Buffalo Bill la sua sfida di tiro contro Tex? Cavoli suoi, non sapeva che Tex � invincibile? O, almeno, il Tex di una volta, non questo. Questo Tex non � pi� l'uomo semplice ma schietto, incarnazione degli ideali pi� elementari e nel contempo nobili quali l'Amicizia, la Lealt�, il Coraggio, l'Onest�. Questo Tex � un cavillatore, un calcolatore, che tiene a spiegare perch� ogni suo minimo gesto debba avere una giustificazione logica, salvo, poi, commettere errori e ingenuit� clamorosi. Tuttavia, quando si cinge il capo con la fascia di Wampum per salvare Custer da una morte certa, Tex compie un atto folle, insensato (e come tale lo abbiamo segnalato) ma, per un istante, ci sembra di rivedere il Tex di una volta, quello che si getta a testa bassa nella mischia senza pensarci due volte pur di difendere la vita di un coraggioso. Ma l'illusione dura poco, giusto lo spazio di una vignetta. Tex vuole semplicemente "evitare di farne un eroe", vuole che "risponda dei suoi troppi errori". Altrimenti? Che crepasse pure? Temeva forse Nizzi che Tex si sarebbe "compromesso" se avesse tentato di salvare Custer solo per rispetto e, se vogliamo, amicizia (visto che gli aveva anche salvato la vita)? La frase finale, larvata citazione brechtiana, oltre che fuori luogo in bocca a un cowboy come Tex, suona come una triste profezia: speriamo, ci par di capire, che un giorno la gente non abbia pi� bisogno di eroi. Detta da un Eroe assoluto come Tex non sappiamo proprio come interpretarla. Speriamo che su quella collina, tra i cadaveri straziati dei soldati del 7�, non sia morto anche qualcosa di pi�.
Non occorrono molte parole per commentare il lavoro di Ticci: splendido. Il disegnatore toscano ha reso il suo tratto pi� sintetico nel corso degli anni, allontanandosi sempre pi� dallo stile delle avventure canadesi o delle battaglie contro le bande di Kento, ma questa evoluzione compensa quanto � stato perso in termini di precisione con un dinamismo e una forza narrativa esplosivi.
I paesaggi, i campi lunghi di Ticci sono mozzafiato, sembra quasi di poter respirare l'aria contenuta negli scorci racchiusi dalle vignette. Magistrali soprattutto le scene di battaglia e di caccia, ad altissimi livelli tutto il resto. Un'altra grande prova di questo sorprendente artista.
Le copertine di Villa, sempre tecnicamente impeccabili, sono abbastanza convenzionali, almeno rispetto alla media cui questo disegnatore ci ha abituati. La migliore � probabilmente quella centrale, del n.491, anche se con nessuna rispondenza al contenuto dell'albo (Tex non partecipa alla caccia al bisonte, vi assiste solamente).
Per il resto consideriamo la storia piuttosto deludente, specie viste le premesse. Probabilmente solo la storia con il ritorno di Mefisto, ancora di l� da venire, aveva creato pi� aspettative. La delusione � anche stata alimentata dall'involontaria complicit� della copertina del n.492, che ci mostra un Tex con le pistole in pugno al fianco di Custer sulla tragica collina: le cose, purtroppo, andranno in modo ben diverso e pi� mortificante, almeno per Tex.
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