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" Il lungo viaggio"

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Gli anni passano proprio per tutti, anche per due tizzoni d�inferno come Tex e Carson che fino a qualche lustro fa ci erano apparsi nel loro splendore di eroi epici e senza tempo. Dopo tanti anni vissuti tra sparatorie, scazzottate, inseguimenti, duelli; dopo aver sconfitto nemici duri e implacabili, anche i due migliori rangers del Texas possono essere tentati di gettare la spugna e di cercare un�alternativa a un mestiere tanto faticoso.

Guardie del corpo
recensione di Michela Feltrin



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi    

Tex eroe epico in un mondo epico? � davvero difficile da credere, soprattutto dopo aver letto questa lunga avventura nella quale Tex sembra una via di mezzo tra un vecchio guardaspalle e uno sprovveduto investigatore alle prime armi.

In effetti, la situazione non � poi cos� complicata da richiedere uomini particolari o virt� particolari: ci sono un vecchio archeologo, una mappa, un tesoro Azteco da riportare alla luce e un contrabbandiere d�arte deciso a mettere le mani sul tesoro. Ingredienti oltremodo interessanti, se non fosse che le cose da scoprire sono veramente poche.

Infatti il vecchio archeologo, ossia il professor Doberado, sa tutto: conosce la storia del tesoro Azteco e del frate che ha avuto in consegna la mappa; sa dove si trova la mappa e come fare a recuperarla e conosce persino il nome dell�uomo a capo della losca organizzazione di contrabbandieri di opere d�arte. Inoltre, individuato il luogo in cui cercare il tesoro, il vecchio archeologo suggerisce il modo migliore per esplorare la zona e organizza in quattro e quattr�otto una spedizione in mongolfiera. Tutto questo grazie soprattutto alla collaborazione di uomini che non si possono certo definire d�azione: il direttore di una biblioteca universitaria, un professore di fisica e chimica e un ingegnere con la passione per i palloni aerostatici e l�avventura.

Quanto al contrabbandiere d�arte, Buchanan, e ai suoi sgherri, anche loro sanno tutto, o quasi: grazie a una spia nel palazzo di Montales (spia che non verr� smascherata) e a un pronto servizio di pedinamento, Buchanan e soci riescono a conoscere, e quasi sempre ad anticipare, le mosse dei loro avversari. L�unica mossa inaspettata � quella del pallone aerostatico, ma la sorpresa dura poco. Buchanan sa benissimo dove la spedizione si sta dirigendo e ha tutto il tempo per predisporre il comitato di ricevimento. Ma Buchanan sa anche molte altre cose: sa che Tex sa che lui e i suoi sgherri gli stanno alle calcagna; che non tenteranno di ostacolare la ricerca del tesoro; che subito dopo aver trovato il tesoro gli salteranno addosso (pagg.12 e 60 de "Il serpente piumato").

E Tex e Carson? Beh, anche loro sanno parecchie cose, ma, curiosamente, sono gli unici a non metterle a frutto, tenendo un comportamento che si rivela costantemente superficiale e a tratti addirittura irresponsabile. Basta sfogliare "La Cripta" e si capisce all�istante quello che intendiamo far notare: pagina dopo pagina, Tex continua a ripetere che c�� sicuramente qualcuno che li sta sorvegliando o pedinando, ma non fa nulla per accertarsene o per liberarsi del fastidioso angelo custode.

Atteggiamento rilassato
Nemmeno se quella persona si chiama Tex Willer?
di Ortiz (c) 2003 SBE

Sul treno (pag.28) Tex dice al professor Doberado che � inutile guardarsi attorno perch� il tizio potrebbe essere uno qualsiasi dei passeggeri; a Citt� del Messico (pagg.31-35) la spia riesce a seguirli cos� da vicino da ascoltare alla perfezione i loro discorsi; presso la Missione (pag.40) Tex se ne esce con una frase che � una vera rivelazione per i lettori texiani abituati a vedere il grande Willer che si accorge sempre degli spioni e che se ne libera a suon di pugni: "Un abile pedinatore non si fa mai scoprire dalla persona che sta tenendo d�occhio"; vicino alla cripta (pag.43) Tex dice di aver fatto un giretto di perlustrazione e poi aggiunge che "non bisogna mai commettere l�errore di sottovalutare gli avversari" (peccato che in quel preciso momento, Ramirez si trovi pi� vicino di quanto Tex non immagini); all�interno della cripta (pag.64), temporaneamente intrappolato dai finti operai, Carson si rende finalmente conto che gli avversari non li hanno mai persi d�occhio e che conoscevano ogni loro mossa; alla cantina di fronte all�Universit� (pag.98) anche Tex si convince che le loro mosse sono state sorvegliate fin dal loro arrivo a Citt� del Messico. E finalmente, insospettito da un tizio che si ricordava di avere gi� notato, decide di terminare la �siesta� e di agire come si conviene.

Potremmo continuare con altri casi del genere, o soffermarci a descrivere per filo e per segno tutte le situazioni in cui Tex continua a ripetere ossessivamente che non c�� nulla di cui preoccuparsi, che i cattivi non tenteranno di far loro la pelle fino a che la mappa, e poi il tesoro, non verranno ritrovati, in ci� imitato da Buchanan in una sorta di gara a due per cercare di convincere il lettore a non sospendere la lettura nonostante la noia. Il bello - sembrano suggerire Tex e Buchanan - deve ancora venire, perci� non andate via.

Potremmo continuare, ma preferiamo fermarci qui. Chiediamo scusa per esserci oltremodo dilungati in questa sorta di riassunto. Il nostro intento era quello di mostrare come un soggetto interessante, ricco e potenzialmente articolato, potesse venire svilito da una sceneggiatura priva di mordente, ritmo, colpi di scena, e reso noioso da dialoghi ripetitivi e, a volte, imbarazzanti.

Lo ammettiamo, qualche piccola scossa c�� stata, come la sparatoria all�esterno della cripta e i commenti di Doyle e di Buchanan a pag.11 de "Il serpente piumato". Nel loro scambio di battute, teso a definire i due pards come dei serpenti a sonagli, ci � sembrato di cogliere una parvenza di timore misto a rispetto nei confronti dei due uomini che quel rispetto se lo erano guadagnato sul campo (almeno per quanto riguarda la sparatoria).

Ma ci� che ci ha convinti a confermare il giudizio di 4/7 per il soggetto, � stata l�invenzione dell�ingegner Palomares, forse l�unico vero personaggio bonelliano di tutta questa storia: simpatico, un po� fanfarone, con una gran voglia di vivere e un indomito spirito d�avventura. Qualit� decisamente sbiadite nei nostri Tex e Carson, ma anche nel redivivo Montales, qui relegato a pura comparsa.

Per quanto riguarda la sceneggiatura, la storia non mostra grossi buchi logici e nemmeno quelle pecche a cui gran parte delle recenti storie ci avevano abituati. Il racconto iniziale relativo agli eventi del 1521 � decisamente suggestivo, anche se riteniamo che il grosso del merito vada ai bei disegni di Ortiz. Non possiamo tuttavia fare a meno di domandarci quanto sarebbe stato pi� affascinante vedere quel racconto inserito altrove, magari con un bel flash back al posto delle spiegazioni di Montales e di Doberado oppure, per la parte riguardante il frate, nella cripta, durante il ritrovamento di suoi miseri resti. Il viaggio in mongolfiera non desta particolari emozioni e, quanto al finale, crediamo che nessun lettore abbia nutrito dei dubbi su quello che sarebbe successo, specie dopo aver ascoltato gli avvertimenti di Doberado circa le trappole costruite dagli Aztechi a protezione del tesoro.

I soliti cattivi
Niente di nuovo sul fronte dei "cattivi"...
di Ortiz (c) 2003 SBE

Abbiamo riscontrato delle somiglianze con il recente Texone "Mercanti di schiavi", non solo a livello di soggetto (la mappa, il tesoro, il frate, l�ambientazione messicana), ma soprattutto a livello di sceneggiatura (l�arresto, l�uomo che origlia, l�arrendevolezza, i rurales corrotti, i deus-ex-machina). Ma perch� stupirsi? In fin dei conti si tratta di trovate ormai canoniche nella sceneggiatura di Nizzi, che ha progressivamente sostituito buona parte dei topoi bonelliani con una loro versione poco complicata, meno suggestiva, meno eroica e meno emozionante. Lo stesso dicasi per quanto riguarda il cattivo e il suo luogotenente: ci sono forse differenze tra la coppia de "Il mercante francese", quella di "Mercanti di schiavi" e quella di questa avventura?

Quanto ai dialoghi, ci preme far notare, a parte la loro prolissit� e ridondanza, come ormai abbiano finito per sostituirsi quasi interamente all�azione. Un tempo Tex agiva anche attraverso i dialoghi: con poche frasi secche minacciava, provocava, o induceva ad una mossa falsa il suo avversario. Ora, invece, � lo stesso svilupparsi del soggetto che viene spiegato attraverso i dialoghi, in una sequela senza fine di ipotesi, supposizioni, congetture, "io so che lui sa che io so". Ripetiamo, niente di nuovo.

Nel frattempo, diminuiscono le sparatorie, le scazzottate, i bei pestaggi, il duro lavoro di squadra tra i pards. Ma, soprattutto, spariscono proprio loro, Tex e pards (in questo caso Tex e Carson), ormai irriconoscibili sia nelle parole che nei fatti (pochi), incapaci di prendere l�iniziativa, dipendenti dalle iniziative dei nemici, e troppo spesso indotti a seguire i suggerimenti delle persone che dovrebbero proteggere.

Non pi� rangers indiavolati, dunque, bens� guardie del corpo. Che, sempre pi� spesso, sono disposte a ricorrere all�aiuto di avvocati, militari e politicanti, pur di cavarsi dai guai senza fatica. Come in questa storia, dove Tex dice al poliziotto che lo arrester�: "Se chiedete di me al governatore Montales vi dir� che siamo amici di vecchia data".

Sono proprio finiti i tempi in cui a Tex bastavano la sua grinta e il suo nome per scoraggiare i malintenzionati.



DISEGNI
Jos� Ortiz    

Buona la prova del veterano Ortiz, anche se decisamente sotto tono rispetto ai suoi precedenti lavori. Abituati com�eravamo ai suoi �neri�, al suo tratto �sporco� ma efficacissimo e a dei disegni estremamente curati nei particolari come negli sfondi, rimaniamo un po� perplessi davanti alla qualit� di queste 330 tavole.

In pallone
Attraverso il Golfo del Messico in pallone
di Ortiz (c) 2003 SBE

Il tratto � spesso imperfetto e frettoloso, soprattutto nella realizzazione delle figure umane e nei volti di Tex e Carson; i primi piani, le mezze figure e i piani americani, sono spesso privi di sfondi e perci� risultano eccessivamente �bianchi�, almeno rispetto al consueto standard di Ortiz. Alcuni particolari sono decisamente curiosi, come il sole al tramonto di pag.23 ("Il serpente piumato").

Per il resto, Ortiz riesce a mantenere una buona qualit� media per tutta la durata della storia, dando il meglio di s� nelle scene movimentate, negli esterni di Chihuahua e di Citt� del Messico e nella lunga parentesi del pallone aerostatico, in particolare nella scena della tempesta sul Golfo di California.

Una menzione a parte meritano le tavole che narrano la storia del tesoro Azteco: si tratta di tavole splendide, da contemplare una ad una, capaci di raccontare anche senza l�ausilio della didascalia.



GLOBALE
 

Nonostante la storia sia un po� al di sopra del livello medio di questo ultimo periodo, abbiamo deciso ugualmente di togliere punti dal giudizio finale. Perch�? Perch� riteniamo che questa non sia una vera e propria storia di Tex: � una storia in cui un uomo che indossa una camicia gialla, un fazzoletto nero e uno Stetson, partecipa ad una spedizione archeologica insieme al suo amico dal pizzetto bianco. Quest�uomo fa poco o niente da Tex e nemmeno si esprime come Tex, tanto che se questa storia fosse stata pubblicata in un�altra testata, probabilmente saremmo riusciti a trovarla pi� gradevole.

Perch� rimaniamo insoddisfatti, allora? Perch� non riusciamo ad accontentarci? Presto detto. Perch� dopo essere stati catturati dal logo, dalle splendide copertine di Claudio Villa e all�indimenticabile frontespizio di pagina 3, non troviamo quello che il logo, la copertina e il frontespizio ci avevano implicitamente promesso. Non troviamo Tex.

Siamo privi di coordinate per muoverci in un mondo di fantasia dove l�eroe (o meglio, il suo doppio) non si comporta e non si esprime nel modo che conosciamo, dove � bandita l�epica, dove scarseggiano le emozioni.

Un�ultima cosa: non possiamo non penalizzare una storia che toglie un altro mattone all�edificio del mito di Tex. Ne "Il mercante francese" Tex minaccia un moribondo; in "Ritorno a Culver City" Tex rifiuta di lasciare la prigione se non in compagnia del suo avvocato; ne "Le foreste dell�Oregon" Tex minaccia di morte tre uomini disarmati; nel Texone "Mercanti di schiavi" Tex lascia morire due uomini indifesi, disinteressandosi della loro sorte; nel MaxiTex "Figlio del Vento", l�ex-re-del-rodeo viene scalzato di sella da un cavallo selvaggio; ne "Il lungo viaggio", Tex cerca di salvarsi offrendo ai killers di raddoppiare la loro paga.

Che succeder�, la prossima volta?
 

 


 
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