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"I fratelli Donegan"

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Scordiamoci le eroiche battaglie di "Uno contro venti" e "Due contro cento": di questi tempi cinque avversari sono gi� troppi e quelle vecchie volpi di Tex e Carson preferiscono darsi a una repentina quanto salutare fuga. D'altronde, se alla fuga segue sempre un aiuto insperato o un salvataggio sospirato, che senso ha fare gli eroi? Tanto, ormai si sa che...

Qualcuno verr�
recensione di Michela Feltrin



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi    

   
 
Pensando a un titolo per questa recensione, il primo a venirci in mente era stato Aspettando Godot. Lungi dall'idea di osare qualsiasi tipo di raffronto tra questa storia di Tex e l'opera di Samuel Beckett, eravamo rimasti colpiti da alcune coincidenze, tanto pi� straordinarie quanto maggiore � la distanza che separa un testo del teatro dell'assurdo da un'avventura western.

Eppure le coincidenze non mancano: un intreccio pressoch� inesistente e la mancanza di una precisa linea di narrazione e di sviluppo privano il lettore texiano del minimo stimolo a voltare pagina, quantomeno dopo aver letto le prime 30 o 40; le scene si susseguono nell'identico, ripetitivo grigiore che finisce per enfatizzare l'assenza di concatenazione logica e, spesso, la loro gratuit�; la piattezza della storia si accompagna al senso di smarrimento dei personaggi, eroi che non sanno pi� simboleggiare niente, uomini che si contraddicono, esitano, ripetono il gi� detto, rifanno il gi� fatto, aspettando qualcuno o qualcosa che li salvi, li avverta, li metta in guardia. In questa sagra della futilit�, Tex e Carson sono sempre pi� sfasati rispetto alla realt� che li circonda, agiscono di continuo al di sotto o al di sopra o al di fuori dell'etica texiana, della tradizione bonelliana, e degli eventi, che quasi mai padroneggiano.

"Tex e Carson sono sempre pi� sfasati rispetto alla realt� che li circonda"
   
Tuttavia, contrariamente a quanto accade nel testo di Beckett, l'attesa di Tex e Carson non � mai inutile: nelle storie scritte da Claudio Nizzi, Godot, qui inteso come il salvatore, arriva sempre. Cambia veste in ogni storia, presentandosi talvolta come un paralitico, talaltra come un frate o un bambino; altre volte assume addirittura la forma di un animale. Nell'avventura in oggetto, che rispolvera il classico canovaccio della citt� malata dominata da un gruppo di criminali, la palma di salvatore spetta ex aequo allo stalliere Ben Rogers e al capo Arapaho Ala di Corvo che intervengono ciascuno per ben due volte per sottrarre i rangers da situazioni invariabilmente disperate e sorti tragicamente segnate. ;-)

Ala di Corvo e gli Arapahos
L'ultimo salvataggio...per ora
di Repetto (c) 2004 SBE

Non occorre essere un lettore di lungo corso per accorgersi di quanto tutto ci� rappresenti uno stravolgimento del personaggio bonelliano e della struttura delle sue avventure: a un Tex perdente, che arriva arrancando e sproloquiando alla fine di ogni storia, corrisponde uno schema di base in cui le complesse e articolate fasi dello studio di un piano d'azione (di cui il lettore era tenuto all'oscuro), dell'indagine (investigazione - varie figure di informatori prezzolati oppure indotti a parlare con la forza - sopralluogo nella casa del malvagio), della lotta contro il cattivo (attentato/eliminazione sicari - cattura/fuga - tortura e minacce/liberazione - ferimento/guarigione) e del contrattacco (danni alle cose del malvagio - attacco finale al covo - duello risolutore) sono state sostituite da lunghi dialoghi farciti di anticipazioni, spiegazioni, supposizioni e congetture; da informatori che sanno tutto e/o hanno origliato a porte o finestre e indirizzano Tex sulla giusta strada; dal ripetersi dell'accoppiata agguato-salvataggio, i cui protagonisti sono avversari sempre pi� incapaci, e soccorritori spesso pi� in gamba dello stesso Tex.

"Non � rimasto niente, in questo penoso surrogato di Tex, dell'eroe che ha fatto innamorare, sognare e divertire almeno tre generazioni di lettori"
   
Non � rimasto niente, in questo penoso surrogato di Tex, dell'eroe che ha fatto innamorare, sognare e divertire almeno tre generazioni di lettori. L'eroe che affrontava da solo venti avversari e che in situazioni veramente disperate se ne usciva con frasi come "Non te la prendere, vecchio mio! ... Una volta o l'altra bisogna pur morire, no?" � stato sostituito da un inetto che arriva sempre e irrimediabilmente troppo tardi.

L'impiccagione
Rien � faire per l'impiccato innocente
di Repetto (c) 2004 SBE

Si tratta di elementi che abbiamo messo in rilievo ormai pi� volte, rischiando di risultare ripetitivi quasi quanto i personaggi di Nizzi. Niente di nuovo, dunque, salvo il fatto che il declino di Tex appare pi� che mai inarrestabile, cos� come la progressione del numero degli spioni, dei salvataggi, delle supposizioni, dei dialoghi ridondanti, dei bersagli mancati dai cattivi, e cos� via.

Ai lettori non rimane che aspettare, insieme a Tex, il prossimo salvataggio, nella speranza che si tratti di quello tanto a lungo agognato, invocato, preteso.

Nella speranza che qualcuno arrivi a salvare Tex dal suo decennale Medioevo.



DISEGNI
Miguel Angel Repetto    

Repetto ha offerto una prova sufficiente anche se inferiore alle sue precedenti storie disegnate per Tex. L'artista argentino ritrae con il consueto mestiere gli ambienti polverosi del West e i popoli indiani, ma il suo tratto si fa legnoso quando si tratta di raffigurare le scene d'azione. Vi sono inoltre alcuni errori di prospettiva, ai quali si accompagna una quasi totale assenza di dinamismo.

Ma � nelle posture forzate - quando non comiche - dei personaggi, nei loro volti, nei loro gesti e nelle espressioni enfatizzate che Repetto si esprime al peggio. I suoi personaggi ricordano per certi versi quelli disegnati dalla Esse Gesse per Il comandante Mark, eroe ingenuo destinato al pubblico infantile/adolescenziale degli anni Sessanta. Il personaggio di Madame non ricorda forse quello di Betty? E i fratelli Donegan non riportano forse alla memoria le risibili Giubbe Rosse e i loro comandanti, tutti uguali fra loro?

I gemelli
I fratelli Kuknass... pardon, Donegan
di Repetto (c) 2004 SBE

Infine, una cura incostante e alcuni interventi esterni che si notano qua e l� in entrambi gli albi, influiscono negativamente nella valutazione di questo lavoro.



GLOBALE
 

� sempre pi� difficile recensire una storia scritta da Claudio Nizzi. Ed � sempre pi� doloroso constatare come la sua scrittura risenta di una progressiva mancanza di idee e di una cronica insofferenza nei confronti del personaggio creato da Gianluigi Bonelli.

I punti tolti dal conteggio finale corrispondono, simbolicamente, ai quattro salvataggi compiuti a favore di Tex. "I fratelli Donegan" non � una storia che fa gridare allo scandalo: � sufficiente guardarsi indietro per trovare avventure altrettanto brutte come "Le foreste dell'Oregon" (n.513/515) e Muddy Creek (n.519/520). Tuttavia, con quest'ultima avventura, Nizzi completa il suo personale epitaffio del Tex bonelliano. Ci auguriamo che non trovi il modo di andare oltre.
 

 


 
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