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Se esiste un Tex che davanti a cinque avversari se la d� a gambe, ne esiste anche un altro che si getta a testa bassa nella mischia contro una ventina di banditi. La macchina del tempo di Mauro Boselli riporta Tex nel West classico del grande GL Bonelli, ma ad un certo punto il meccanismo si inceppa ...
La met� oscura
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Semplificando al massimo, potremmo dire che questo � esattamente quello che accade nelle prime 110 pagine de "Il diadema indiano": Tex le suona a una ventina di bandidos messicani, pur senza riuscire a salvare la loro vittima; ad un gruppetto di cow-boys del "Border ranch", autori di un agguato nella Main Street di Rio Lobo; al killer rifugiatosi nel "Silver spur" saloon e al barman che lo protegge; ai serpenti a sonagli sguinzagliati nel buio della notte nella prigione abbandonata; agli onesti cittadini e al per niente onesto sceriffo Callagher della cittadina del New Mexico.
Non ci riferiamo all'emergere del personaggio di Juanito che da figura di contorno, come garzone di Mamma Teresa, assurge al ruolo di pard di Tex, relegando in secondo piano persino il vecchio Carson: si tratta infatti di una delle caratteristiche della scrittura di Boselli, come pure l'ampio spazio dedicato alla cultura dei popoli indiani e al racconto delle loro leggende.
Tra gli autori che hanno dato corpo e anima alla leggenda di Tex vi � indubbiamente Guglielmo Letteri, illustratore di avventure indimenticabili quali "El Morisco", "Il ritorno del Drago", "Diablero!", "Quartiere cinese", e altre ancora. Forse era inutile citare i suoi capolavori, che sono noti a qualsiasi lettore texiano. Se lo abbiamo fatto, non � tanto per celebrare un passato glorioso impossibile da replicare, quanto per convincerci che si tratta dello stesso disegnatore che ha firmato questa storia. Se � vero che il tempo passa per tutti e che Letteri deve essere elogiato per la sua dedizione a Tex, � altrettanto vero che tale dedizione rende ormai difficoltoso, oltre che doloroso, il riconoscimento dell'eroe attraverso il mito.
Nel novembre di dieci anni fa si concludeva la prima avventura sceneggiata per Tex da Mauro Boselli, "Il passato di Carson" (vedi gli albi n. 407/409) e, pi� o meno nello stesso periodo, si apriva il decennio che recentemente abbiamo definito come il medioevo texiano. In questo periodo decadente, le storie di Boselli hanno sempre e comunque brillato, sia quando si trattava di capolavori - spesso malamente criticati da lettori troppo tradizionalisti - sia quando si trattava di storie ordinarie come questa de "Il diadema indiano". Vogliamo sperare che in futuro, insieme alle storie ordinarie, Boselli ci regali molte altre storie - le sue storie - memore del fatto che "il continuatore non deve solo rifare la storia normale, "media", ma deve soprattutto sforzarsi di realizzare quella che esce o va sopra la media: lo deve fare per se stesso, per il lettore e per il rispetto che deve all'Autore che l'ha preceduto."M. Boselli, Prefazione al volume n.4 di "Cavalcando con Tex", pag.XV.
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