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Sog. e Sce. Claudio Nizzi
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�Il fuggitivo� ci d� alcune conferme e una grossa sorpresa, nel male e nel bene.
Ci conferma che Claudio Nizzi, oggi, se la cava assai meglio con le storie brevi; che quando ai disegni compare Fabio Civitelli (qui in veste di coadiutore dell�esordiente Rossano Rossi), per qualche strana alchimia le cose viaggiano meglio; che, al contrario dei tempi d�oro, l�assenza dei battibecchi con Carson si tramuta in un punto di forza; che il cancro spiegazionista dei fumetti Bonelli, e di Tex in particolare, � a livello di metastasi; che se Tex, per una volta, non prende una botta in testa o non volta le spalle a qualcuno che vuole fargli la pelle, probabilmente nevicher� ad agosto. Fin qui, tutto come da copione.
"Stavolta i difetti sono imperfezioni di un buon soggetto, non sono il soggetto"
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La piacevole sorpresa � che i difetti, stavolta, sono imperfezioni di un buon soggetto, non sono il soggetto, o meglio l'unica cosa che del soggetto si fa ricordare. Questo Tex, lo diciamo con piacere, esula dai canoni �nizziani� attuali: � manesco, determinato, discretamente scaltro nonostante qualche svarione. Chi non legge Tex da almeno una decina d'anni trover� singolare il nostro compiacimento nel vedere il ranger accorgersi da solo che qualcuno lo spia, o evadere da una cella usando la vecchia lama nel tacco. Cose ovvie, si dir�, ma negli ultimi anni non lo erano affatto.

Inizia la caccia (c) 2005 SBE
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Buon soggetto, quindi. Un'idea di fondo semplice ma valida, e una serie di trovate che riescono a movimentarla quanto basta da tener desta la voglia di proseguire nella lettura. I punti pi� deboli sono concentrati nella prima parte, nel saloon, con due passaggi forzati e poco in linea con il personaggio (la leggerezza con la quale Tex tratta il giovane Pat e la dinamica confusa della successiva cattura), ma gi� si respira un�aria diversa dal solito. Poi la caccia all�uomo, ben studiata, con un�attenzione alle locazioni geografiche degna dei tempi migliori, e dove il Nostro si fa allegramente beffe dei suoi inseguitori per poi dare la meritata paga agli assassini dell�amico ranger. Anche qui c�� qualche piccola sbavatura (che Tex debba mostrare la fascia di Wampum perfino a un vecchio indiano malmesso per ottenerne rispetto e collaborazione dimostra che il suo carisma � irrimediabilmente in ribasso) ma, complessivamente, la storia fila e diverte. Non ci sono evidenti buchi logici e vi � una certa cura dei particolari (come Tex che stende lo stalliere per discolparlo, o che si preoccupa di celare la carcassa del cavallo ai suoi inseguitori) che interrompe una recente tradizione di sciatteria nella stesura dei soggetti.
I personaggi sono monodimensionali, funzionali a una storia breve senza troppe pretese se non quella di intrattenere in modo onesto il lettore. Merita comunque segnalare la figura dello sceriffo, non il classico corrotto bens� un tipo non troppo sveglio e con la pancetta, a suo modo onesto ma con una considerazione di s� ben superiore a ci� che le sue modeste capacit� gli permetterebbero. Lo ammettiamo: quando Tex lo disarma con uno sganassone che lo manda a gambe all�aria abbiamo provato un fugace momento di godimento texiano. Roba d�altri tempi, purtroppo

Alla ricerca degli assassini (c) 2005 SBE
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Orfano dei tre pards, questo Tex � taciturno e insolitamente serioso, privo di quella fredda ironia con la quale un tempo affrontava anche le situazioni pi� difficili; ironia che riaffiora solo nel finale, con il ranger che si diverte alle spalle dello sceriffo non-proprio-cuor-di-leone e che, vivaddio, si accende pure una sigaretta!
"La sceneggiatura, per contro, non � adeguata"
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La sceneggiatura, per contro, non � adeguata. Le assegniamo una sufficienza, ma con parecchie riserve. I dialoghi, tra alti e bassi, funzionano, ma i lunghi monologhi cerebrali di Tex sono tediosi, inutilmente descrittivi di ci� che gi� le immagini raccontano e, alla lunga, danneggiano sia il ritmo dell�azione sia l�immagine stessa del personaggio. D�altronde uno che si mette a pensare �Non ho acceso il fuoco per non segnalare la mia presenza ma il freddo si fa sentire� non pu� pretendere di passare per un �duro� credibile!
  

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Rossano Rossi e Fabio Civitelli
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Nei disegni di Rossano Rossi si ritrovano evidenti tracce di Fabio Civitelli, dalla cui scuola � pesantemente influenzato, e dell�imprescindibile Giovanni Ticci, dal quale ha mutuato diverse pose soprattutto nelle scene pi� dinamiche.

Tex ha finalmente ritrovato la vista! (c) 2005 SBE
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Il risultato � complessivamente accettabile, ma ancora altalenante e disomogeneo. Rossi sembra trovarsi pi� a suo agio nelle scene buie o comunque con predominanza di neri, mentre le cose meno buone emergono in sequenze come quella alle pagg.88-89. Dicevamo che il debito verso lo stile di Civitelli � elevato, ma in questo caso vi ritroviamo soprattutto la freddezza, senza quei magnifici effetti di luce e quelle continue sperimentazioni che caratterizzano il lavoro del maestro aretino. I personaggi sono invece caratterizzati pi� o meno tutti bene, ma anche qui con una certa incostanza.
Fra Civitelli e Ticci stenta a emergere il vero stile di Rossi, peraltro comprensibilmente, trattandosi di un�opera prima dove � lecito rivolgersi all�esperienza dei maestri pi� anziani. E� un fatto che lo stile di quest�albo � sostanzialmente diverso da quello che Rossi usava su Jonathan Steele e che ci piacerebbe ammirare quanto prima applicato al ranger del Texas, sia pure rivisitato per adattarsi agli sconfinati scenari del Far West.
  
Un soggetto interessante parzialmente rovinato da una sceneggiatura priva di nerbo, a tratti quasi elementare, che abusa oltremodo dell�espediente del �pensiero� perdendosi a descrivere minuziosamente tutti i movimenti di un personaggio solitario. In certi passaggi sarebbero state preferibili perfino le antiquate didascalie; la nostra sensazione � stata infatti che certi eccessi di �balloon� siano stati indotti dalla volont� di limitare l�uso delle didascalie, con un risultato peggiore di quello che si intendeva evitare.
E� strano. Verrebbe quasi da pensare a un peccato di giovent�, se non fosse che stiamo parlando dello sceneggiatore principe della testata con ormai 22 anni di militanza. E� un fatto che in questi anni le parti si sono invertite: da ottimo sceneggiatore capace di rivitalizzare anche soggetti fiacchi, Claudio Nizzi ormai soffre proprio sui dialoghi e sul ritmo. In questo caso il prodotto rimane comunque pi� che dignitoso, anche perch� concentra i difetti nella prima parte e cresce nella seconda, ribaltando lo schema deleterio di molte delle ultime storie.
I tre punti aggiunti al globale pensiamo siano quindi pienamente meritati.
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