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Sog. e
Sce. Claudio Nizzi
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Un'ombra nella notte, disegno di De Angelis
(c) 2004 SBE
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In una storia di pi� di trent�anni fa il brujo El Morisco, guardando il rogo che avvolgeva il corpo del Diablero, si rammaricava di non essere riuscito a parlargli per capire cosa lo spingesse a compiere gesta malvagie. "Sarebbe stato tempo sprecato!" � assicurava lo stregone Mangos � "Un "Diablero" � un "Diablero" e basta. Nascono gi� cos�, con la mente piena di cattive cose e il cuore malvagio!"
Immaginiamo di leggere una storia scritta ai giorni nostri in cui un mostro peloso ricalcato sul Diablero terrorizza gli indiani che vivono sulla mesa de los Pimas; immaginiamo una notte di luna piena, il verso della civetta, i nitriti dei cavalli spaventati, le grida di una donna indiana e l�ombra di uno spirito malvagio che si dilegua nella notte insieme alla sua preda. Immaginiamo l�inseguimento tra le rocce, gli spari, i corpi dilaniati e l�urlo del mostro. E poi? Poi immaginiamo che esseri simili a questo mostro e al Diablero descritto dallo stregone Mangos vengano impiegati � per compiere rapine ai carretti!
Se siamo capaci di tanto, allora la storia che stiamo leggendo � proprio "Ombre nella notte", o meglio, il concentrato delle sue prime quaranta pagine. S�, perch� tutto il mistero e la suspence di questa storia si esauriscono insieme all�incipit senza nemmeno che ai quattro pards sia concessa la soddisfazione di sventare una delle risibili rapine ai carretti, a meno che il termine "sventare" non includa lo sparare in aria "cos� se c�� qualcuno in pericolo prender� coraggio" (Tex dixit, pag.58).
Dal racconto del conducente rapinato in poi i dialoghi si sostituiscono all�azione e prendono per mano il lettore: dopo averlo gentilmente avvertito che quella che sta leggendo � una sorta di "ripetersi di quella vecchia storia" avente per protagonista il Diablero, lo conducono in un dedalo di scene in cui egli ha modo di riascoltare per bocca dello sceriffo di Tubac, della locandiera, dello stalliere, del dottor Stevens e perfino del maggiordomo di casa Stevens quanto gi� sentito la prima volta attraverso il racconto dell�avvocato Ferguson a Tucson.
"Tutto anticipato, tutto spiegato, tutto previsto"
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Tutto anticipato, tutto spiegato, tutto previsto. La suspence e il mistero soffocano, strangolati da una sceneggiatura che, persino attraverso il nome e il cognome dello scienziato animato da uno scopo "altamente idealistico", si prefigge di facilitare al lettore medio texiano il riconoscimento del mito del dottor Jekyll e di mister Hyde.
Come accade sistematicamente nelle storie scritte da Claudio Nizzi i buoni spunti iniziali (seppure copiati, come in questo caso) vengono mortificati da una sceneggiatura che si dimostra attenta e sollecita soprattutto nel riempire a dovere le canoniche 224 pagine. Eviteremo di mettere in risalto per l'ennesima volta i consueti difetti della scrittura di Nizzi, nella certezza che essi siano ben noti al lettore texiano: se cos� non fosse, rimandandiamo a una qualsiasi delle nostre recensioni degli ultimi due anni.

Etica e scienza a confronto di De Angelis (c) 2004 SBE
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E Tex? Privati degli elementi che dovrebbero caratterizzare ogni storia appartenente al "Fantastico", non possiamo non notare come Tex si confermi l�unico vero incubo di questa noiosa e prolissa avventura.
"L�incredibile mediocrit� degli avversari di Tex non sembra avere altra motivazione se non quella di enfatizzare quanto Tex sia peggiorato e quanto ancora peggiorer�"
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Se � vero che un nemico valoroso e astuto nobilita di riflesso l�eroe che lo sconfigge, dobbiamo dedurre che l�incredibile mediocrit� degli avversari di Tex non sembra avere altra motivazione se non quella di enfatizzare quanto Tex sia peggiorato e quanto ancora peggiorer�.
Quale merito deriva dall�eliminare due terribili uomini-scimmia (in un agguato in cui manca persino l�effetto sorpresa) quando della stessa impresa � capace un ometto messicano? Per non parlare del capo della "perfetta organizzazione" che sinora aveva mostrato "un'incredibile abilit� nel far perdere le proprie tracce"�
Quello che ci viene presentato � un Tex stanco che vede affievolirsi le sue capacit� di tiratore e la sua attitudine a trovarsi al posto giusto nel momento giusto; � un Tex opportunista che accetta gli incarichi per calcolo; � un Tex meschino che gioca alla roulette russa con un gregario brandendo una pistola scarica; � un Tex pauroso che per l�eccessivo timore di sbagliare un tiro a breve distanza, lascia morire un uomo.
In definitiva � un Tex vecchio che ha dimenticato che un tempo era stato un eroe.
  

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Roberto De Angelis
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Una breve premessa. Inizialmente eravamo stati tentati di attribuire ai disegni il voto di 5/7 considerando la caratura dell�artista e la bellezza delle primissima parte di questo Albo Speciale.
Ci� che ci ha costretti a modificare la nostra valutazione � stato l�elemento pi� evidente e impressionante dell�esordio di De Angelis sul Texone, vale a dire la mancanza di unit� di stile. Alle prime, straordinarie, 40/50 tavole ne seguono circa 50/60 che alternano disegni buoni ad altri molto meno validi, con il viso di Tex che non riesce a conservare una sua precisa identit� assomigliando a tratti al Tex di Ticci. Ci auguriamo che il Tex ticciano di De Angelis non sia il risultato di interventi redazionali volti a correggere l�interpretazione personale dell�artista, sbandierata come principale ragione di esistenza della collana dei Texoni.

Possibile che sia lo stesso disegnatore? di De Angelis (c) 2004 SBE
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A partire dalla seconda met� dell�albo il percorso � tutto in discesa, con tavole caratterizzate da una progressiva mancanza di cura e da un tratto frettoloso e legnoso che ritroviamo persino nella copertina. Non sappiamo se tale involuzione sia dovuta a tempi stretti imposti per la realizzazione dell�albo e non crediamo a una presunta difficolt� dell�artista a calarsi nelle atmosfere del genere western: gli ariosi panorami del sud dell�Arizona, gli interni dettagliati, gli esterni e i personaggi di Tubac, Tucson e dei villaggi indiani della prima parte della storia sono l� a testimoniare il contrario.
In mancanza di altre ragioni non ci resta che supporre che De Angelis, al pari di altri prima di lui, sia rimasto vittima della piattezza della sceneggiatura affidatagli.
  
Non resta molto da dire. Continuare a togliere punti dal conteggio finale per penalizzare l�erosione del mito di Tex rischia ormai di diventare un gioco al massacro.
Tuttavia ci sentiamo in dovere di farlo: non tanto per la brutta copertina, e nemmeno per l�indefinibile sensazione che ci ha lasciato questa storia, quanto per l�insistenza con cui si continua ad affermare, nella rubrica di pag.16, che queste sceneggiature texiane sono "perfettamente in sintonia con lo stile del grande Bonelli".
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