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C'era una volta . . .di Vincenzo Oliva C�era una volta un ranger massiccio e solido come una vecchia quercia, e questo pezzo d�uomo, dall�animo nobile e coraggioso ma dalle mani come due badili quando carezzavano la faccia dei cattivi, aveva conquistato il cuore dei lettori italiani di fumetti. Perch� amava la giustizia ma non era un giustiziere, perch� era duro e tosto ma aveva un animo gentile, perch� non faceva distinzioni di colore della pelle o di sesso ma di quello che aveva dentro chi gli stava davanti. Era un eroe, di quelli che fanno sognare i ragazzini e fanno ricordare agli adulti di quando lo erano. Nonostante fosse "italiano", e pur trasfigurato dall�attivit� creatrice del suo "genitore", era un eroe del suo luogo (selvaggio) e del suo tempo (di selvaggi). Mica una viola mammola, insomma. E se c�era da essere "politicamente scorretti" (bench� il termine neppure esistesse), lo era, perch� che diamine: un�opera di fantasia ha tutto il diritto di mostrare le cose come sono o erano! E senza bigottismi. Aveva un amico, questo ranger, un amico anche lui ranger; un uomo pi� anziano, ricco d�esperienza e di conoscenze, un tipo che quando il primo ranger era ancora un poppante gi� faceva l�eroe scorrazzando nelle praterie dell�ovest americano. Quando i due andavano in giro in coppia non ce n�era per nessuno: che i nemici fossero uomini o diavoli vomitati dall�inferno, una cura di piombo caldo a mezzo dei loro clarini si rivelava sempre un toccasana; e se poi ai due si aggiungevano il figlio del primo ranger e il loro amico Navajo, allora anche messer Satanasso si bruciava la coda. C�era una volta... ma ora? Ora quel tipo non c�� pi�, o per meglio dire � a mezzo servizio. Le storie del ranger le scrivono in due, e vengono loro frapposti tali e tanti ostacoli e limitazioni, che uno pare essersi stancato a morte dell�ex invincibile eroe, e l�altro potrebbe rapidamente disamorarsene. Narra la leggenda che il nostro ranger per qualche lettore fosse troppo cattivo, uno che menava le mani e torturava; ed ecco che ora � diventato un bonaccione che si beve gli insulti dei prepotenti e all�occorrenza si fa anche malmenare. Narra la leggenda che avere dei nemici tosti e fortemente caratterizzati, di quelli di cui � costellata la letteratura d�avventura ed era piena la sua saga, abbia dato fastidio a qualche lettore; cos� guai a creare dei villains avvincenti. Narra la leggenda che i lettori nella sua saga non vogliono donne, specie se queste siano descritte a tutto tondo, come persone reali; ed ecco che la donna e la figlia del suo amico ranger pi� anziano cadono nel dimenticatoio. Perch� non vogliono donne? Perch� non devono esserci, non ci sono mai state! Peccato che la serie dell�amato ranger sia divenuta adulta con il trapasso del nostro da eroe ancora ragazzo a uomo fatto, avvenuto quando incontra la donna che diviene sua moglie. Certo, poi il suo creatore gliela ha tolta di torno, ma tra una presenza piccola e strategicamente assai significativa ed un�assenza, passa la stessa differenza che tra un capolavoro e una sciocchezzuola. Per tacere poi delle fascinose cattive che ogni tanto facevano capolino nella saga, tipo la bionda fatalona messicana o la nera pantera che affianc� l�Arcinemico del ranger e poi il figlio di questi. Non sia mai che oggi si propongano personaggi come loro, poi si deve narcotizzare la serie per decine! di albi. E dire che la storia-archetipo di tutte le avventure di guerra armi ed eroi, l�Iliade, prende il via per i begli occhi di una donna. Narra la leggenda che a qualche lettore non sia andato gi� che il nostro eroe potesse capitare, nello svolgere indagini, in uno di quei luoghi di cui l�ovest americano pullulava, e che non mancava neppure negli sputi di paese: s�, la maison di qualche madame. E cos� niente tocchi di realismo. Narra la leggenda che quel (robusto) tocco di sovrannaturale che tanto ha contribuito a far amare e diventare grande la serie, non incontri pi� il gusto di qualche lettore. E cos�, via, niente pi� magia. Certo, fatta salva la memoria del (sovrannaturale) Arcinemico, perch� le icone sono icone, al di l� dei contenuti. Oh, si noti che di leggende si tratta. Cio� non sappiamo se siano mai esistiti questi lettori, anzi potremmo tranquillamente affermare che NON sono mai esistiti senza che questo cambi le cose, perch� il problema non � che queste leggende sono vere, ma che sono tutte limpidamente verosimili. Perch� al di l� delle leggende, oggi il nostro ranger vive una doppia vita. Uno dei suoi autori prova continuamente a infondergli nelle vene l�antico sangue ribollente di vita, creando storie, e nemici ed amici, all�altezza della sua statura, storie complesse e ricche di pathos, storie persino eccessive, ma vitali, vitalissime. Finch� non inciampa in qualche leggenda. L�altro autore deve essersi a tal punto stancato delle leggende che ormai ha stravolto la vita del ranger e dei suoi amici. Il brillante e coraggioso uomo di legge di un tempo, intelligente e deciso, forte e capace di affrontare di petto situazioni disperate, di rimettere in riga uomini e demoni, non c�� pi�. Oggi si imbatte casualmente nelle soluzioni che cerca e di persona non ne trova pi� una che sia una, c�� sempre qualcuno che elimina dalla sua strada gli avversari, all�occorrenza viene salvato da chi dovrebbe salvare e, se del caso, un impiegato ministeriale sar� pi� veloce di lui e del suo esperto pard nell�estrarre dalla fondina. E� anche diventato fortunato in un modo che il suo creatore non aveva previsto, perch� il tasso di intelligenza dei suoi avversari � precipitato, e se gli tendono un�imboscata si pu� star certi che i birbantoni spareranno molto, molto peggio delle proverbiali reclute. N� il mutamento di pelle ha risparmiato il suo pi� anziano compagno d�avventure. Anzi, se possibile � stato anche pi� profondo. L�uomo di grande esperienza, di poco meno sagace del compagno, eroe di infinite avventure, combattente duro ed uomo di spirito, � oggi mostrato come un vecchio signore non pi� molto sveglio, ed utilizzato per far s� che il suo pard possa spiegare pi� e pi� volte al lettore quanto � gi� evidente dal disegno delle vignette (e magari ci sar� modo per rispiegare ancora quello che avviene); il guerriero indomito bench� caratterizzato da una visione pessimistica della vita si trasforma oggi in un uomo piagnucoloso pronto a disperarsi in qualunque situazione appena difficoltosa (di quelle affrontate spavaldamente centinaia di volte in passato); il suo humour � circoscritto a gags che sottolineano invariabilmente come il robusto appetito che un uomo attivo ha, si sia trasformato in comica tendenza alla crapula, oppure nel lamentarsi dei tanti acciacchi dell�et�. Il motto di spirito si � volto in macchietta. Chiedersi il perch� di tutto questo � in fondo un esercizio ozioso, meglio rimarcare come un personaggio di fantasia possa "morire" anche esso di stenti e di inedia, quando gli viene a mancare il nutrimento, ovvero la creativit� dei suoi autori. Osare � rischioso, indubbiamente, ma vivere terrorizzati dalla possibilit� di sbagliare lo � di pi�, perch� porta senza meno al declino, magari lentissimo, ma costante e inevitabile. E allora meglio "morire" rischiando per costruire qualcosa di buono, affrontando la vita (il riscontro dell�edicola) a viso aperto. Hai il 50% di possibilit� di "morire" e il 50% di vivere. Invece del 100% di un�agonico stillicidio.
E� anche � eventualmente � una fine molto pi� in sintonia con il nostro ranger.
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