La sindrome di Mortimer
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Scheda IT-ZG-521-524
- Zagor contro Mortimer
valutazione (6,1,4) 49%
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Sintomi: apatia
Con questa schiacciante "invasione" di parole e spiegazioni, la sindrome di Mortimer conduce infine ad uninesorabile perdita di pathos nei momenti cruciali. Come esempio porto una sequenza di unaltra storia recente di Zagor, "Lira di Tonka". Un altro spunto che ai tempi del "medioevo" avremmo solo potuto sognare: Zagor controDegenerazione: pandemia
Basare una narrazione principalmente sulla pura logica, sullimpeccabilità e plausibilità delle azioni, non fa che trasmettere freddezza e noiaLa "fame" di spiegazioni finisce con lautoalimentarsi in un circolo vizioso. Una volta che si è alzata lasticella della logica sottostante ad una storia, che si diventa partecipi in tempo reale delle riflessioni e deduzioni di Zagor, diventa quasi inevitabile restarne invischiati per tutto il suo svolgimento, al punto che se nella lettura ci si accorge di qualche ingranaggio non oliato ("Ma come! Zagor, tra le tre ipotesi che ha formulato sul perché il cappello di Mortimer sia rimasto sulla strada, non ha pensato che poteva trattarsi di una traccia per attirarlo in trappola!") prima ci si autocompiace e poi magari si finisce con il "bacchettare" l'autore per avere trovato un'incongruenza soggettiva.
Questa è la "degenerazione" finale della sindrome, perché dalle pagine del racconto si diffonde tra gli stessi lettori, che finiscono con l'esigere una perfetta calibratura delle storie. E via dicendo, in una spirale dagli esiti perversi. Ma sono proprio questa ricerca di una chiarezza assoluta ed incontrovertibile tramite luso delle parole, questa logica che deve considerare tutte le possibilità senza lasciare fuori alcuna ipotesi o dubbio residuo, che stanno rovinando qualsiasi idea possa esserci alla base di una storia, qualsiasi contenuto o situazione. Basare una narrazione principalmente sulla pura logica, sullimpeccabilità e plausibilità delle azioni, non fa che trasmettere freddezza e noia.
Conclusioni
Di grandi soggetti che avrei voluto leggere ai tempi del "medioevo zagoriano" Burattini ce ne ha dati tanti in questi anni (e ne abbiamo ancora). E invece nelle sue sceneggiature che da qualche tempo riscontro un deciso passo indietro, nel caso di "Zagor contro Mortimer" persino rispetto a quelle dei tanto bistrattati anni 80, le cui storie ripetitive non avevano spunti esaltanti ma che se non altro svolgevano la loro funzione di intrattenimento.Oggi il mio sogno è che la scrittura di Burattini possa recuperare la smarrita spontaneità della conversazione, la capacità di non piegare ogni fase di una storia allidea generale di fondo, di lasciarsi andare anche nel raccontare qualcosa di superfluo ma che palpiti di vita, di quella brillantezza e genuinità che rendono coinvolgente, piacevole e divertente lesperienza della lettura.
Chissà, magari la morte della propria compagna e complice
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