La sindrome di Mortimer
quando la logica sacrifica il coinvolgimento del lettore
Articolo di C.Di Clemente | | zagor/
La sindrome di Mortimer
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Scheda IT-ZG-521-524
- Zagor contro Mortimer
valutazione (6,1,4) 49%
Anche labisso guarda
Comparso per la prima volta in un episodio del 1998 ("Colpo da maestro", n.394-396) e da allora ritornato in altre tre occasioni,Parzialmente ispirato a geni del crimine come il professor Moriarty o Diabolik, Mortimer è carismatico, brillante e spietato. Non è uno di quei villain che tramano per conquistare il mondo (per farsene cosa, poi, non si sa), anche perché non ha a disposizione la tecnologia di Hellingen, la magia di Kandrax o la forza sovrumana del vampiro
Tuttavia, "se guardi a lungo nellabisso, anche labisso guarderà dentro di te". Alla fine, la scrittura di Moreno Burattini è stata colpita da quella che chiamerò "sindrome di Mortimer". Con conseguenze particolarmente controverse nella recente "Zagor contro Mortimer" (n.521-524), dove una serie di singoli aspetti negativi che covavano sotto la cenere da qualche anno (più volte segnalati in precedenti occasioni) si sono combinati tra loro al peggio delle loro possibilità, rovinando uno spunto potenzialmente epico.
La sindrome di Mortimer esaspera l'obiettivo della chiarezza a discapito di quello di rendere appassionante l'esperienza della letturaChe soggetto per questultima storia! Un grande avversario, una diabolica trappola ad orologeria, un viaggio e una località esotica (Haiti) in cui il nostro eroe era stato solo in un paio di leggendarie avventure ("Vudu", n.92-95, e "Oceano", n.95-99). Tutti coloro che, come il sottoscritto, hanno vissuto in prima persona gli anni 80 della serie (il periodo poi ribattezzato "medioevo zagoriano"), a quellepoca avrebbero solo potuto sognare un soggetto così, ogni volta in cui uno Spirito con la Scure imbolsito si faceva mettere in difficoltà da avversari non allaltezza in trame ripetitive (fortini assediati dagli indiani, biechi trafficanti di alcool di pessima qualità, sassate in testa). Poi sono arrivati gli anni 90 e duemila, con Boselli e Burattini che hanno rilanciato Zagor rinvigorendo lo spirito avventuroso a tutto tondo e l'universo narrativo della serie. Burattini, in particolare, ha contraddistinto il suo operato con trame allinsegna del rispetto per Zagor, aggiornandolo per il lettore moderno, recuperando un
Una definizione della sindrome
La sindrome di Mortimer privilegia, nella narrazione di una storia, lobiettivo della chiarezza. Questo non è certo un male di per sé, anzi: il primo scopo ricercato da un autore di una storia a fumetti è che i lettori comprendano il racconto. Beh, questo magari non vale per tutti gli autori o per tutte le storie, ma per una serie come Zagor si può affermare con una certa sicurezza. Quando subentra la sindrome di Mortimer, tuttavia, lobiettivo della chiarezza diventa assoluto, viene esasperato e si affida principalmente alle parole. Tante, tantissime parole. Non ad un equilibrato ed invisibile rapporto tra parole e immagini, che vuole che ogni tanto si cambi il registro e che la narrazione sia portata avanti a turno ora da una componente, ora dallaltra, ora da entrambe, arricchendo a vicenda i contenuti che parole e immagini possono portare da sole, secondo le rispettive potenzialità e peculiarità. Nelle situazioni più acute della sindrome, invece, è sempre la parola (nella forma di descrizioni o spiegazioni) a doverci informare di quello che dobbiamo sapere per capire la storia, non unespressione del volto o unimmagine. Il fumetto dimentica la sua magia invisibile e si trasforma in prosa.In questo modo viene sacrificato il secondo obiettivo di una storia a fumetti: quello di rendere appassionante lesperienza della lettura, di catturare lattenzione sino allultima pagina, di coinvolgere il lettore. Vediamo perché.
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