L'antipasto
Scheda IT-ZG-549-550
- A volte ritornano
valutazione (5,5,5) 70%
Nel 2011 l'abisso è stato infine disceso, in questa storia di Moreno Burattini ricca d'azione e che attinge a piene mani dall'anima fantastica della serie, in cui le creature mostruose sono aggiornate e collegate al fantascientifico/tecnologico filone dei continenti perduti, che la testata ha esplorato a partire dagli anni '90.
L'espediente
Il piatto forte dell'episodio è però una trovata che conduce ad una struttura narrativa inedita anche per una serie così longeva e che ha fatto la fortuna di alcune indimenticabili storie di un altro protagonista bonelliano, Magico Vento. Zagor, infatti, è alle prese con il progressivo e frammentato riemergere di ricordi lontani del periodo in cui visse al fianco diL'espediente fornisce al racconto un livello ulteriore di lettura, aumenta il coinvolgimento di Zagor (e, quindi, di chi legge), alle prese con una parziale rivisitazione del proprio passato, ed insaporisce la vicenda principale (l'esplorazione e la fuga dall'abisso), che di per sé sarebbe stata troppo semplice.
Allo stesso tempo, però, e per gli stessi motivi, la trovata può sembrare un po' furba (un antipasto promozionale per l'imminente saga sudamericana) e rischiosa. L'espediente di una "predestinazione" a questo punto della serie è una questione controversa e inevitabilmente aumenta le aspettative sulle prossime storie. Zagor in cinquant'anni ha già maturato un curriculum di tutto rispetto come eroe, è stato coinvolto in pericoli di questo e altri mondi con o contro vere e proprie divinità. Soltanto una minaccia formidabile e di portata planetaria (un'arma di "fine di mondo", con tutte le trappole che questo comporterebbe per "acchiappare" lo smaliziato lettore moderno?) potrebbe giustificare il fatto che il suo destino fosse già segnato prima ancora di diventare lo Spirito con la Scure. Checché ne dica Shyer sul libero arbitrio che Zagor avrebbe sempre avuto.
Un Pesce nell'acqua
Efficace la prova di Massimo Pesce che, con il suo tratto spigoloso, illustra con brillantezza gli scenari naturali (l'abisso verde) e fantascientifici (le strutture del laboratorio), le creature mostruose (pipistrelli giganti, serpentoni, lucertoloni e pulci enormi) e le sequenze di battaglia, mentre mostra maggiore discontinuità nella raffigurazione dei personaggi, per i quali comunque produce alcuni pregevoli primi piani.
Valutazioni finali
Il doppio binario di lettura e gli elementi non strettamente legati alla trama principale rendono questa storia interessante e innovativa per la serie, svecchiando e modernizzando la struttura classica ad episodi della testata, per lo più totalmente indipendenti tra loro, anche nei rari cicli di storie collegate.
Qualcuno storcerà il naso per le tematiche di Mu e Atlantide (ritenendole più adatte per serie come quella di Martin Mystère) che, con ogni probabilità, saranno un punto cardine della saga sudamericana che partirà da luglio.
Personalmente non trovo la cosa per niente fastidiosa: la serie di Zagor è, da sempre, un western atipico e un contenitore dei generi più disparati, mentre Darkwood è la terra fantastica dove tutto può succedere.
Quello che conta è utilizzare, semmai, ogni spunto possibile affinché siano le nuove trame a "gasare" i lettori e non i graditi ma ininfluenti omaggi alle grandi storie del passato (nella fattispecie "Incubi", a cui in apertura si strizza l'occhio con una sequenza inequivocabile).
Fastidiose sono, invece, quelle pagine con i personaggi che si ripetono quello che sanno già soltanto per rinfrescare la memoria ai lettori sulle storie passate. Quei dialoghi e pensieri sono utili, per carità, ma innaturali: un retaggio della "Sindrome di Mortimer" burattiniana, anche se occorre ammettere che, rileggendo l'"Abisso Verde", si possono trovare tracce di spiegazionismo anche nei testi scritti da Gianluigi Bonelli ai tempi di Kennedy...
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