  
In uno straordinario racconto di fantascienza di Isaac Asimov intitolato Notturno (cui negli anni Novanta ha fatto seguito una minore versione-romanzo di Silverberg), si narra listerica reazione degli abitanti di un pianeta allarrivo della notte. Si tratta di un pianeta con sei soli, e pertanto ciò che noi chiamiamo notte è un fenomeno che per loro si verifica ogni duemila e quarantanove anni. Per gli abitanti di quel pianeta, lOscurità è la fine del mondo, la notte è la pazzia. Apocalittico, geniale, indimenticabile. Lo sgomento più grande che colpisce quegli uomini è quello che provano a vedere nel cielo buio qualcosa come trentamila stelle. Bhè, anche a Leopardi linfinito creava un po di sgomento, no? Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura....
"bellissimo lo spunto alla base di questa storia (..)"
|
|
|
Questo bellissimo spunto è alla base anche di questa storia di Zagor, in cui ci si immagina la reazione di una tribù di indiani Ottawa ad una eclissi di sole. Gli indiani incolpano del fenomeno naturale gli astronomi giunti con le loro attrezzature per osservare leclissi, e forse questo è lunico punto debole del soggetto (vd. scheda), dato che è plausibile che anche gli indiani Ottawa conoscano il fenomeno delleclissi in quanto tale, cioè come fenomeno naturale, e non ne diano pertanto la colpa agli astronomi bianchi, pur associando allevento lusuale carico di sventura che da sempre luomo attribuisce ai fenomeni che non comprende. Per il resto la trama si sviluppa secondo canoni ben noti ai lettori di Zagor: due sciocche guide che desiderano uccidere e derubare gli astronomi, un falso profeta che desidera cancellare lautorità di Zagor presso la tribù, un alleato occasionale che non crede al mentitore e ovviamente uno Zagor eroe a suon di cazzotti e giusti valori. Il rischio di cadere in una certa ovvietà, insito in elementi così tipici nella saga zagoriana, viene abilmente evitato grazie ad una sceneggiatura scorrevolissima che non concede il tempo di fermarsi a riflettere sul fatto che i personaggi sono un po soliti. In altre parole, la storia soffre forse un po alla seconda lettura, che consente uno sguardo più disincantato, ma appassiona senzaltro alla prima più ingenua lettura.
   
|
Franco Donatelli-Roberto DArcangelo
|
|
|
Questo risulta un numero interessantissimo proprio per la sua caratteristica di disomogeneità: Donatelli iniziò le tavole, ma non riuscì a finire il numero, e dunque tale ingrato compito è toccato al giovane DArcangelo. Se si studiano i disegni, si nota che, assai verosimilmente, Donatelli disegnò la maggior parte delle scene ambientate nel villaggio Ottawa, anche a costo di saltare lo scontro tra Zagor, gli astronomi e le due guide malfidate, che pure viene prima. Se ne può forse dedurre che prediligeva quelle ambientazioni, che in effetti risultano, nei volti e negli sfondi, assai ben delineate. O forse se ne ricava che le scene dazione, in cui Zagor fa il diavolo a quattro, fossero più impegnative, e dunque se le riservasse per dopo. Sono solo congetture, e alla fine lasciano proprio il tempo che trovano, ma ci piace lo stesso tentare delle ipotesi, entrando in punta di piedi nello studio di un disegnatore che, ahinoi, non è più.
Qualche parola anche su DArcangelo. Innanzitutto ci paiono da sottoscrivere le belle parole usate per lui dalleditore: questa è una prova di umiltà, dato che non tutti avrebbero accettato di finire una storia iniziata da altri, oltretutto dovendo cercare di uniformare il proprio stile a quello di un altro. Detto questo, possiamo anche convenire sul fatto che forse DArcangelo è da attendere a ulteriore maturazione: questa sembra una prova che evidenzia qualche difettuccio; sicuramente il disegnatore sarà stato costretto a lavorare in gran fretta, e infatti in alcune vignette sembra mancare anche il lavoro di rifinitura a china, ma anche certe anatomie e certi volti risultano forse un po grezzi. Il professionismo di DArcangelo deve formarsi ulteriormente. Eppure, anche questo tratto incerto ci stimola qualche riflessione: ma quanto difficile deve essere disegnare in maniera accettabile per i canoni bonelliani? Di fronte ad un disegno meno riuscito, non si può se non apprezzare di più laltissimo livello medio che ormai da lettori diamo per scontato.
  

|
| |
Una storia godibilissima, in cui forse si poteva osare di più, entrando più a fondo nelle reazioni psicologiche degli Ottawa di fronte alleclissi. Ma, a dispetto del mito iniziale su Geesis, il Sole, questo è Zagor, non Magico Vento, e quindi la scelta di semplificazione è naturale. E poi, quando la cosa funziona, nonostante la tipicità dei temi, non cè niente da dire. E poi noi da Zagor vogliamo che sconfigga i cattivi con le doti superiori del suo fisico e della sua morale, vogliamo che faccia leroe, che se un cattivo lo mette fortunosamente in ginocchio, poi lui gli renda il favore con gli interessi. E qui, cari miei, succede proprio così...
|