Home Mail
Darkwood Monitor

Anno I, N.3
Febbraio 1998

copertina

Cico alias Donald Duck!
di Francesco Manetti

Svariate volte, su riviste e libri di saggistica del fumetto "popolare", ci si è posti il problema della comunanza, o meglio, della discendenza del personaggio nolittiano Cico dal character disneyano Paperino. Lo stesso Sergio Bonelli, intervistato qualche anno fa per lo "Speciale Zagor" del magazine d'informazione "Collezionare", confessò che il suo modello era stato Donald Duck, "anche perché", diceva, "volevo che avesse un forte impatto fisico di cadute, di capocciate, di rumori". Il Donald al quale ha fatto riferimento Bonelli per creare Cico non è però quello "nobile" della tradizione barksiana, ma semmai, e fino a un certo punto, quello immaturo dei cartoni animati più antichi e delle prime apparizioni nelle strisce sindacate del Mickey Mouse di Gottfredson. Nelle daily strip di Topolino degli anni Trenta Donald Duck, come Cico di Zagor, era infatti una spalla dell'eroico ratto. Nella storia della casa dei fantasmi, "Mickey Mouse and the Seven Ghosts" del 1936, un'indagine ai limiti del soprannaturale, vediamo un Paperino bizzoso, irascibile, spaccone, fifone, che arruffa le penne, si agita, si infila per la paura sotto le gambe di Pippo e starnazzando emette tutta una serie di rumorosissimi squack e sbaraquack proprio com'era nelle intenzioni di Nolitta di trasportare sulla sua nuova creatura.

Sotto un altro punto di vista, Cico potrebbe anche ispirarsi a un certo Paperino italiano degli anni Cinquanta, sempre alle prese con i problemi del cibo che scarseggia per mancanza di lavoro (pensate al Cico degli speciali lasciato solo da Zagor senza un cent a combinar guai in lontane cittadine del West per procacciarsi il pranzo) e della cattiva sorte che lo affligge (stesso discorso: gli espedienti di Cico, un po' truffaldini, vanno quasi sempre a finir male per colpa di una onnipresente sfortuna); ma sicuramente il Cico nolittiano non ha niente da spartire col Paperino intraprendente e drammatico immaginato da Romano Scarpa in quegli anni.

Dunque, non è possibile paragonare in modo immediato Cico a Paperino e nemmeno sostenere a cuor leggero che il buffo pancione eredita le sue caratteristiche peculiari dal personaggio americano. Sarebbe limitativo, e perciò occorrono dei distinguo. Il Donald Duck al quale Cico tenta di rifarsi è un Paperino che negli Stati Uniti è esistito in parte e solo per un breve periodo: anche nelle strisce giornaliere di Al Taliaferro c'è un Donald diverso da quello da cui pretende di discendere Cico. Certo, nei primi anni anche il Paperino di Taliaferro è un po' "arrangione" e meschino, ma comunque porta avanti una casa e una famiglia, tenta di darsi da fare con vari lavori e attività, tiene in ordine un'auto, e così via. E come dicevamo prima, viene del tutto trascurata, nella costruzione di Cico, la lezione di Carl Barks, che prende un Paperino arcaico e lo rimodella fino a farlo diventare un vero e proprio "eroe borghese" in città ed "eroe avventuroso" in giro per il globo. Mentre Cico lontano da Zagor non potrebbe mai affrontare il mondo senza soccombere all'ira delle persone danneggiate dal suo agire maldestro, il Paperino di Barks esce quasi sempre vittorioso dalle sue sfide.

E così Cico sembra più guardare a un Paperino stereotipato e presunto, a un Paperino di chi ha letto distrattamente e secoli fa i fumetti di papà Walt non ritenendoli oggi più "all'altezza", a un errore di Paperino, al peggio del peggio del Paperino italico, che al grande Donald Duck. Il Paperino scimmiottato da Cico è un po' il Paperino che lo showman televisivo Bisio rammenta a ogni pie' sospinto, quel Paperino "simpatico perché sfigato", quel Paperino popolare e straccione, misero e meschino molto difficile da rintracciare nella sterminata fumettografia disneyana mondiale.

Copyright (c) 1998- top
Ultima revisione: