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Si dice che è meglio aver amato e perduto che non aver amato affatto... ma forse cambieremmo idea se incontrassimo Fallen!
La morte dell'amore . . . |
E' piacevole constatare che, con l'approssimarsi della serie regolare al n.200, alcune storie di Pasquale Ruju stiano recuperando freschezza e si allontanino dalla routine in cui l'autore sembrava caduto da diverso tempo (vedi a questo proposito la recensione della storia del n.170, "La piccola morte"). I suoi ultimi lavori, infatti, mostrano delle idee intriganti (vedi anche il filo conduttore dell'ultimo speciale, "Dov'è finito Dylan Dog?") o sono comunque ben sviluppati o raccontati.
Il punto di forza dell'albo è la figura semi iconografica (ma allo stesso tempo reale) che introduce: Fallen, praticamente l'opposto di Cupido. Se quest'ultimo, infatti, con le sue frecce fa sbocciare l'amore tra due persone, Fallen interviene quando la relazione giunge al termine o quando l'amore di una persona verso l'altra muore. Il suo intervento è mirato a far cessare la sofferenza dell'animo. Naturalmente, poiché siamo in un albo di Dylan Dog, la morte dell'amore è raffigurata con una pugnalata al cuore (simbolica) che per quasi tutta la storia ci fa credere di avere a che fare con un serial killer. Anche se il lettore attento non può non aver pensato che qualcosa non tornava: va bene che da anni sulle pagine della serie scorre molto meno sangue rispetto a una volta, ma che una pugnalata al cuore non lasci neppure una macchiolina di sangue balza all'occhio. E poi, Bloch non interpella Dylan per questi "omicidi", e la stampa o la tv non ne parlano.
Il Dylan di questa storia è umano e fortemente coinvolto dal punto di vista emotivo, anche se la dichiarazione di amore eterno che fa a pag.15, seconda vignetta, alla sua ragazza di quest'albo non può non aver fatto pensare ai suoi lettori "ma è impazzito?". :-) Diane Crane è la figura femminile dell'albo ed è la donna per la quale Dylan rinuncerebbe al suo mondo ("forse hai ragione, sono un eterno ragazzino. Ma crescerò, te lo prometto", pensa l'indagatore dell'incubo a pag.64). Non ha, tuttavia, una caratterizzazione tale per essere paragonata ad altre figure femminili che abbiamo conosciuto nella serie (da Bree Daniels a Lillie Connolly, da Morgana a Joey Freeman o Lee Riker). E' certamente una bella ragazza, ma dalla donna che può convincere Dylan Dog a fare una scelta di vita così importante è lecito attendersi di più oltre all'aspetto fisico. Ad ogni modo, questa Diane resterà nella mente dei lettori per il discorso che fa a Dylan nelle pag.58-59, nelle quali il nostro eroe e i suoi lettori sono messi con le spalle al muro: meglio una famiglia o una vita sprecata inseguendo fantasmi? E Dylan reagisce con una comica fuga a razzo e un repentino ripensamento che, non fosse stato per Fallen, avrebbe determinato probabilmente la chiusura della serie :-). La sceneggiatura della storia ha diversi aspetti interessanti. La prima vignetta dell'albo è una sequenza drammatica riflessa in una pupilla in un contenitore pieno di bulbi oculari, e con un vero serial killer (vedere la scheda della storia). L'incipit è, a conti fatti, l'unico aspetto horror della vicenda ed è scollegato dalla trama principale dell'albo, aspetto senz'altro originale in una storia di Dylan. Abbiamo poi una cliente per Groucho, che si rivolge a lui poiché non riesce a ridere da anni. Groucho riuscirà nella sua missione, dopo giorni di infruttuose barzellette, con la sua unica frase sincera, dicendole che si era innamorato di lei. E l'albo si chiude con Fallen che suona al n.7 di Craven Road per far cessare il tormento dell'animo di Groucho, rappresentato, a pag.97, abbattuto e triste, in una parola umano. Anche aspetti minori della storia sono particolarmente gustosi: dal poliziotto novellino che non riconosce Dylan e gli dà un colpo di fucile in testa nella sequenza del vero serial killer (pag.9), al nostro eroe terrorizzato dall'esuberante affetto di Popi, il cane di Diane (pag.28).
Corrado Roi, maestro nel creare atmosfere drammatiche ed evocative, in questo albo non ha modo di dare sfogo al suo estro immaginario per le caratteristiche della vicenda, realistica e tutto sommato poco tenebrosa.
I volti dei protagonisti sono sufficientemente espressivi, con primi piani intensi (Diane a pag.58, seconda vignetta e Dylan a pag.15, seconda vignetta), ma a volte un pò rigidi (l'ispettore Bloch in quasi tutte le vignette in cui compare o Dylan a pag.6, ultima vignetta, che non lascia trasparire alcuna emozione pur essendo in una situazione molto tesa). Qualche espressione sembra fuori luogo (Diane a pag.47, prima vignetta). Dal punto di vista delle ambientazioni o dettagli si segnalano alcune imprecisioni di coerenza con quanto mostrato in vignette precedenti (vedere la scheda della storia). Bella ed evocativa la copertina di Angelo Stano, anche se la figura tra le braccia di Dylan non somiglia a Diane (ma può comunque rappresentare tutto il genere femminile con cui il nostro ha avuto a che fare) e la figura sulla bicicletta è la morte nella sua rappresentazione classica.
Assegniamo, in sede di globale, il punteggio massimo a questa storia che, senza un'aspettativa particolare prima di leggerla, è riuscita a rielaborare in maniera originale e convincente il filone del serial killer e a offrirci riflessioni sul carattere da "eterno adolescente" di Dylan e sul suo stile di vita contrapposto a un'esistenza "normale". Resta un pò di rammarico per la figura femminile poco interessante che affianca Dylan nella storia: curandone maggiormente la caratterizzazione l'albo ne avrebbe sicuramente guadagnato.
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