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Una prova incolore, rispetto agli standard a cui ci ha abituato, per Paola Barbato, ultima autrice regolare ad essere apparsa sulla serie dell'indagatore dell'incubo ma capace di imporsi con alcuni tra i più significativi episodi degli ultimi anni, al punto da meritare, recentemente, la consacrazione con la cura del n.200.
Ne "Il settimo girone" viene a mancare quello che, solitamente, è il punto di forza delle trame della Barbato: il coinvolgimento psicologico che cattura il lettore e la caratterizzazione dei personaggi.
Peccato, perché lo spunto della storia (che deve qualcosina a "I langolieri" di Stephen King, ma la citazione è quasi impercettibile se paragonata a quella lampante, sempre di King, del mese scorso, vedere n.201) era senz'altro interessante. Dylan e compagni non sanno cosa è accaduto loro e le ipotesi cambiano vorticosamente. Manca, tuttavia, quel senso di angoscia e oppressione interiore che una situazione come quella narrata avrebbe dovuto suscitare. La vicenda scivola via senza momenti di reale pathos, senza coinvolgere o appassionare.

A.A.A colleghe della Morte cercansi disegno di Corrado Roi (c) 2003 SBE
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I personaggi che affiancano Dylan in questo episodio sono quanto di più tradizionale ci possa essere, nell'ottica del "buonismo alla Dylan", con il nostro prodigo di morale ma che questa volta trova qualcuno (la cinica e disillusa infermiera Mabel, personaggio interessante ma che parla davvero troppo, come se sentisse la necessità di giustificare le proprie scelte) che gliele canta di santa ragione (vedere la frase). Ed alla fine ci scappa un bacio con Dylan, che ci è apparso, tuttavia, fuori luogo ed immotivato.
Il finale regala sorprese, con un ulteriore rimescolamento delle carte in gioco, ma convince solo parzialmente (vedere la scheda).
Sono introdotte nuove figure iconografiche (le parche) che in parte sono in contrasto con l'oltremondo dylaniato. Forse la Morte ed il Destino non hanno il monopolio per i compiti che gli sono propri, ma comincia a esserci un certo sovraffollamento di questo tipo di esseri. ;-)
Corrado Roi è efficace nelle espressioni e cupo negli scenari, ma con rare occasioni per dare sfogo al suo estro visionario nel quale riesce a dare il meglio: in storie con ambientazioni e situazioni "normali" il suo stile crepuscolare ne esce in parte penalizzato. Da ricordare l'artistica copertina di Stano.
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