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" Il Grande Marinelli"

TESTI
Robin Wood
DISEGNI
Luigi Piccatto
Dylan detective...


Pagine correlate:

L'attesa per il lettore appassionato è una brutta bestia da tenere a bada, perché, come dice la parola stessa :-) ci si carica appunto di aspettative: trenta lunghissimi giorni per un albo della serie normale, addirittura un anno per un almanacco della paura...

La grande attesa
recensione di Fausto Ligios


E noi a crogiuolarci a fuoco lento, soffrendo perché da qualche parte è apparso l'annuncio che presto che Robin Wood, la "leyenda", ovvero uno dei più grandi sceneggiatori al mondo, dopo l'esordio bonelliano con il nono gigante di Dylan Dog "L'esercito del male", sta scrivendo una nuova storia del nostro indagatore preferito.

Se a disegnare questa storia poi viene chiamato Piccatto, uno dei veterani del parco disegnatori di Dylan Dog (debuttò nell'anno di grazia 1986 nel numero 8 "Il ritorno del mostro") le premesse per un piccolo capolavoro, ci sono proprio tutte. E arriva il momento. Vai in edicola, lo compri e corri a casa senza quasi respirare. Te lo vuoi godere sino in fondo. Sfogli avidamente le 94 tavole del fumetto e, alla fine della storia, la lacrimuccia che solca il tuo viso è figlia del primo pensiero che ti viene in mente: Delusione.

"... Dylan sembra proprio una brutta copia di Martin Hel"
   

Già, la storia contenuta in questo almanacco della paura 2002, usando un eufemismo e considerando le aspettative iniziali, visti gli autori, è proprio mediocre. Il soggetto orchestrato da Wood non si può dire sicuramente originale e Dylan sembra proprio una brutta copia di Martin Hel, a sua volta ricalcato da Wood sul prototipo sclaviano; un Don Chisciotte trasparente e assente che cerca di aiutare una sua vecchia fiamma (Lilian), e quattro ragazze dai poteri paranormali, a liberarsi del cattivo di turno, tale Marinelli che gestisce un circo del tutto particolare, disperso in un non meglio precisato paesino dell'Est Europa. Per la cronaca il grande Marinelli sarà sconfitto da Dylan (dopo due tentativi andati a vuoto!) con l'aiuto delle quattro ragazze che avevano chiesto il suo stesso aiuto. Una magra figura per il nostro eroe... :-)

"...la sceneggiatura è orfana di quel romanticismo che da sempre ha contraddistinto le storie dell'indagatore dell'incubo"
   

La sceneggiatura è orfana di quel romanticismo che da sempre ha contraddistinto le storie dell'indagatore dell'incubo, manca inoltre l'umorismo di Groucho, che appare soltanto in un paio di tavole iniziali per poi fare il desaparecido (come d'altra parte accadeva anche nel gigante scritto da Wood). Ma anche gli altri personaggi non sono caratterizzati in maniera particolare, non sono ben curati, sono privi di anima, passano, scivolano via tranquillamente verso l'oblio più assoluto. Le atmosfere non catturano l'attenzione del lettore. I dialoghi sono superficiali. La storia va avanti per inerzia, portandosi appresso una scarna morale un po' d'accatto: l'unione fa la forza. Il cattivo viene ucciso dalle stesse vittime dopo che queste hanno preso coscienza che, con i loro poteri, potevano liberarsi dallo sfruttamento del gestore del circo gitano.

(10k)
Il detective dell'incubo...
disegni di Luigi Piccatto - (c) 2002 SBE
   

Ci voleva Dylan Dog a farglielo capire? Forse sì. Dylan si trasforma nel catalizzatore di anime inconscie, nel detonatore che fa si che Babe, Helena, Grace e Nina agiscano in propria difesa. Ma nel far questo è totalmente privo di emozioni. Non c'è un dialogo, non una vignetta o sequenza di vignette che trasmetta il messaggio dell'autostima e del credere in se stessi.

E le matite di Piccatto non riescono a compensare l'assoluta ordinarietà della storia. A scuola si sarebbe detto: - "si applica ma potrebbe fare di più", parole pesanti per un autore del calibro di Wood.

L'almanacco dell'orrore si conferma purtroppo un contenitore occasionale, con rubriche sempre di buon livello (in questo numero oltre al consueto excursus su film e letteratura dell'orrore, sono presenti ricchi dossier su Edgar Allan Poe, Hannibal Lecter e omaggi al grande fumettista argentino Alberto Breccia e ad Algernon Blackwood) purtroppo affiancate da storie a fumetti non altrettanto memorabili.
 

 


 
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