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" La strada per Babenco"

TESTI
Fabrizio Accatino
DISEGNI
Nicola Mari

Stanchezza
Cattiva
Reuben e Jane

Pagine correlate:

La solita routine, tutta un'altra routine.

La vita che pulsa
recensione di Cristian Di Clemente

Uno dei problemi ricorrenti di un fumetto seriale è che, quando si è persa la freschezza dei primi anni di storie ed il creatore del personaggio non segue più la propria creatura, gli episodi di altri autori si fanno sempre più spesso ripetitivi, di mera routine, senza anima. I dialoghi diventano strettamente funzionali, niente accade per caso, tutti gli elementi si incastrano in un puzzle coerente quanto freddo e ogni cosa è spiegata in modo esauriente. I personaggi? Sono concentrati e focalizzati solo sulla porzione di eventi narrati e non c'è spazio per nient'altro, non "vivono".

L'idea alla base della seconda prova di Fabrizio Accatino con Dylan Dog è pura routine, diciamolo subito. "Pazzo omicida in fuga e braccato dalla polizia", stop.
E' la sua trasposizione in testi e immagini a tingersi di connotati insoliti. L'obiettivo non è puntato, infatti, su vere e proprie indagini con relative sorprese e colpi di scena (in realtà molte spiegazioni contenute dell'albo sono solo supposizioni, plausibili ma non certezze), quanto su aspetti solitamente poco sfruttati.

"Un omicidio, di qualsiasi personaggio, non è indolore, non si racchiude in un pugno di vignette..."    

Per esempio, un omicidio, di qualsiasi personaggio, non è indolore, non si racchiude in un pugno di vignette o in scartafacci da preparare per l'archivio. Ecco, quindi, il dolore dei congiunti, non solo quelli delle vittime ma anche quelli dell'omicida. Ecco un ispettore Bloch stanco per quello che deve sopportare. Ecco Dylan nella sua quotidianità e che, pensieroso per un caso spinoso sul quale non vorrebbe indagare, non riesce a prendere sonno, che sente l'assenza di Groucho (in vacanza), al quale telefona affettuosamente. Ecco il rapporto tra Dylan e Bloch, insieme non solo per portare avanti un'indagine ma per condividere momenti difficili (pag.98). Ecco che il loro ritrovarsi al pub o al ristorante non è un dovere fisso da copione, ma avviene, come dice Bloch a pag.101, se lui riuscirà a liberarsi dagli impegni. Tanti aspetti e momenti tutt'altro che essenziali ai fini della trama, ma pulsanti di vita.

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Una vita da ispettore
disegni di Nicola Mari (c) 2005 SBE

Dylan e Bloch si cercano, condividono e comunicano. Con Reuben, il pazzo in fuga, invece non si comunica. Lui vive nel suo immaginario West, che si mischia tragicamente alla nostra realtà, ma dove è anche capace di sognare romanticamente: con quella terra inesistente si apre e si chiude, in modo poetico e surreale, la storia. Anche con lo psichiatra a capo di Harlech è impossibile comunicare. I suoi impeccabili monologhi da manuale soffocano le vignette ed i personaggi che, interpellandolo, vorrebbero invece comprendere: frasi razionali e gelide in netto contrasto con molte tavole prive di parole o con le emotive e controverse reazioni di opinione pubblica e media, che Accatino ci mostra senza spendere una parola in retorica ma con un gesto, eloquente, di Dylan.
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"Chiedi un autografo all'assassino..."
da "Cattiva" di Samuele Bersani, (c)2003 Ed.BMG
disegni di Nicola Mari (c) 2005 SBE

Vignette vuote sottolineano anche l'incapacità dei genitori di Reuben di comunicare e condividere il proprio strazio (pag.69).

La sofferenza, ai limiti del grottesco, che caratterizza da tempo i volti realizzati da Nicola Mari e che spesso abbiamo criticato, diventa un valore aggiunto per un episodio di questo tipo.

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Reuben e Jane
disegni di Nicola Mari
(c) 2005 SBE
   
 
I disegni accompagnano con empatia ed efficacia, amplificandole, le atmosfere sfuggenti ed introspettive della storia: le numerose tavole prive di parole (il funerale alle pag.96-97, il Dylan pensieroso a pag.76 o nel risveglio mattutino a pag.88), i tagli della sceneggiatura (le prime due immagini riportate) o gli inconsueti elementi fini a se stessi (l'artificiale sorriso dello psichiatra, la ricorrente posa inespressiva del poliziotto sospettato di informare i giornalisti). Allo stesso modo, il duplice binario della narrazione è trasposto da uno stile tratteggiato, vagamente "piccattiano", per il delirio immaginario di Reuben e da un bianco-nero pieno e netto per la nostra realtà.

La copertina di Angelo Stano colpisce molto l'attenzione per la situazione western raffigurata. La nostra speranza è che l'aspettativa (rivelatasi falsa) di trovarsi di fronte ad un Dylan snaturato non abbia allontanato potenziali lettori da questa pubblicazione (spesso svantaggiata dal costo alto e dalla scelta di storie di scarso livello), perché sarebbe un vero peccato.

Per altre note e informazioni vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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