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" Il dottor Cinderella"


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E’ misteriosa, magica, sensuale, materna e matrigna, pericolosa e seducente, mortale e pulsante di vita, come ogni donna fatale che si rispetti: è la Praga di Harlan Draka, Dampyr.

Concerto Grosso per Praga Magica e Coro di Voci Sovrannaturali
recensione di Vincenzo Oliva

Praga, Agosto 2002.

La Moldava scorre gonfia e potente sotto i ponti della città, sotto un cielo scuro di pioggia e delle ombre della sera, trasportando i detriti dell’inondazione, mentre la città – la città di alberi, di edifici, di lampioni nell’oscurità - prova a specchiarsi nelle acque turbinose.

Un uomo percorre una strada acciottolata, frustato da una pioggia insistente e fitta, che provoca lucidi riflessi di luce sulla pavimentazione stradale.

L’uomo si arresta davanti alle porte non serrate di una bottega antiquaria dall’aspetto sobrio e rispettabile, incurante della pioggia che non smette di bagnarlo; il richiamo esercitato da quel luogo di misteri e delizie è palpabile, ed è evidente che l’uomo finirà per cedervi.

Così un evocativo Luca Rossi ci introduce alla presenza immediatamente viva ed operante della protagonista principale di questo albo: Praga.

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Si apre il palcoscenico su Praga...
disegni di Luca Rossi (c) SBE

Rossi e Mauro Boselli gareggiano nel dare l’uno corpo e l’altro voce e pensieri alla città, mai così straordinariamente trasformata nel simbolo di se stessa, della sua leggenda magica e della sua ricca storia culturale.

"Una Praga della mente, dei sogni e del cuore è protagonista assoluta di questa storia”
   
Qualche tempo fa ho avuto occasione di affermare, scrivendo a proposito dell’albo di Magico Vento "La Montagna degli Specchi" (recensione di MV 73), che a volte riscopro perché ancora oggi leggo tanti albi bonelliani. Ecco, Il Dottor Cinderella è un’altra di tali occasioni, sempre più rare, che giustificano la lettura di tanti albi, tante serie, tutti e tutte che progressivamente in questi ultimi e ormai troppi anni vanno adagiandosi in una grigia uniformità, che non esclude la qualità, ma la omogeneizza, la riduce a standard, facendo prevalere il lato routinario di un lavoro creativo.

Il Dottor Cinderella è invece un trionfo della fantasia, sostenuto da una professionalità a tutta prova, e a dirla tutta, ammirevole.

La professionalità di Luca Rossi: la cui cura nella ricerca delle inquadrature ottimali e degli effetti di chiaroscuro maggiormente di impatto, e nella regia architettonica di tavole e vignette, confluisce in una narrazione visiva claustrofobica ed espressionista. In certi volti profondamente segnati – quasi intagliati, graffiti - dal tempo e dalla vita, come in certi alberi scheletrici e spettrali e in certe nebbie dalle volute morbide e pericolose, continuo a vedere un richiamo all’Alberto Breccia di Mort Cinder, un modello irraggiungibile, forse, ma proprio per questo una sfida da tentare all’insegna di un continuo migliorarsi.

"Una storia scritta e disegnata con passione e professionalità inscindibili”
   
Rossi cesella volti ed ambienti, crea incisioni che infondono vita propria alle gocce di pioggia che il cielo riversa sulla città, scolpisce i dettagli che arricchiscono i suoi interni di case, botteghe, locande e locali, e che conferiscono alla sua Praga una fisicità sulla quale si stende una sottilissima patina di tempo passato. Luce e oscurità sono masse compatte che si scontrano, si limitano, talvolta si sfumano, come tasselli manipolati da una mano sensibile che mette a fuoco la macchina da presa: spettacolare a pag.21 la grande vignetta nella quale il Gabinetto delle Figure di Cera rivela a Saugrénes il suo interno da incubo inquisitorio secentesco; spettacolare la splash page doppia a pagg.80-81, con la quale Rossi spezza il motivo espressionista di Praga per immergerci nel rigoglioso esotismo che il suo pennello trae dalla Casa all’ultima lanterna, la Xanadu fuori dal tempo dove ha il suo rifugio Athanasius Pernath, colui che indicherà la strada per chiudere la vicenda del Dottor Cinderella.

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Al Gabinetto delle Figure di Cera...
disegni di Luca Rossi (c) SBE

La professionalità di Mauro Boselli: la cui accuratezza documentaria e passione bibliofila, in questa occasione, diversamente da quanto gli accade a volte in storie meno ispirate, perdono ogni traccia di aggiunta posticcia ed esibizionismo culturale. La forza delle vicende raccontate in questo albo sta nella fusione perfetta all’interno dell’impianto narrativo del vasto corpus di riferimenti e rimandi culturali, letterari, leggendari e magici che Boselli vi ha profuso.

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Gustav Meyrink
E’ la Praga dei suoi grandi scrittori, e in particolar modo del suo cantore e figlio adottivo Gustav Meyrink a fornire l’ossatura della storia. E’ anche la Praga di riti e miti popolari. E’ di lì che Boselli trae le suggestioni e costruisce le atmosfere che amalgamano gli elementi sparsi tra le numerose, labirintiche sottotrame dell’albo.

Un soggetto in apparenza debole perché troppo dispersivo e sfilacciato, sovrabbondante di personaggi e troppo ampio per essere compresso nelle 94 tavole e quindi sofferente. In apparenza, perché questa è appunto una storia di suggestioni e atmosfere, è la storia di Praga, organismo vivente che scatena i suoi anticorpi alla caccia dei germi che hanno penetrato le sue difese, ma anche teatro di una rappresentazione scenica di misteri e bizzarrie. E i “cattivi” come i “buoni”, i nemici privilegiati Belyalis e Comenius come gli amici inquietanti Caleb e Nikolaus, sembrano tutti attori perfettamente calati nei ruoli loro assegnati dalle risorse inesauribili di storie che le tradizioni di Praga offrono. Ed ecco quindi canalizzati in uno schema coerente i sentieri ingannevolmente divergenti delle tante trame. Ingannevolmente, Mauro Boselli rende un semplice omaggio ai figli di questa Praga che Nikolaus riunisce ancora una volta evocandoli al Caffè Arco; ma è qualcosa di più di un omaggio o di un compiaciuto riferimento: Rilke, Kafka, Werfel e gli altri sono parte integrante del tessuto stesso della storia narrata, si sono nutriti delle stesse suggestioni offerte da questa storia.

"Tante le storie ed i personaggi che si rincorrono sul palcoscenico di Praga…”
   
E Dampyr? Dampyr in tutto questo assume un ruolo un po’ defilato, è solo uno degli attori principali chiamati da Praga a svolgere i compiti assegnati a che lo spettacolo abbia buona riuscita. Non ci si inganni, però, perché nel Coro di Voci Sovrannaturali di questo concerto barocco, tra dèmoni e maghi, tra angeli e luoghi fatati, tra spok e fantasmi di scrittori morti da decenni, tra i personaggi creati dalla fantasia di quegli scrittori, è alla voce di Dampyr che Boselli riserva il compito di guidare il coro nelle fasi finali: è Harlan che “sa” che la soluzione è da cercare presso Athanasius Pernath, è Harlan che salva Kurjak, è Harlan che insieme a Nikolaus guida l’assalto a Comenius. Come nel Tex di Boselli, che lascia ampio spazio alla storia e ai comprimari di spessore ma al quale è riservato il ruolo ed il merito di essere l’elemento risolutivo delle vicende, diversamente dal personaggio che ormai da anni mette in campo Nizzi, presente a volte in modo asfissiante, ma che senza un’ingiustificata fortuna, l’incompetenza dei suoi avversari e l’aiuto esterno del primo venuto, si dimostra sempre più inetto.

"E’ di Dampyr la voce più forte nel coro…"
   
E’ ancora Luca Rossi ad apporre il sigillo a questo stato di cose, ritraendo un Harlan Draka di pietra mobile (mi sia consentito l’ossimoro ;-)), un uomo che della vita ha conosciuto moltissimi aspetti anche sgradevoli, ma non si è fatto soverchiare né ha perduto la propria autonomia.

Così come l’interpretazione psicologica di tutti i personaggi che Rossi dà, ne fa affiorare la personalità. Hinterstoisser non è segnato semplicemente dall’età avanzatissima e dalla quantità di avvenimenti veduti, ma soprattutto dalle conoscenze non superficiali che ne derivano; la serenità di Athanasius Pernath è quella di chi si è ritratto dagli affanni dell’esistenza ma conserva la capacità di amare; Sougrénes ha l’irrequietezza di chi in sé porta una spina che lo spinge a cercare conoscenze, anche suo malgrado a volte.

Il Dottor Cinderella è un racconto di potente fantasia che attinge da ciò che la fantasia degli uomini costruisce per guardare oltre la realtà, o forse piuttosto per cercare di conformare la realtà ai propri sogni e desideri (e incubi e paure), e celebra in modo degno la cinquantesima uscita della serie, uno di quei traguardi e numeri tondi che troppo spesso sono trascurati in casa Bonelli.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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