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E’ misteriosa, magica, sensuale, materna e matrigna, pericolosa e seducente, mortale e pulsante di vita, come ogni donna fatale che si rispetti: è la Praga di Harlan Draka, Dampyr.
Concerto Grosso per Praga Magica e Coro di Voci Sovrannaturali
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Praga, Agosto 2002.
La Moldava scorre gonfia e potente sotto i ponti della città, sotto un cielo scuro di pioggia e delle ombre della sera, trasportando i detriti dell’inondazione, mentre la città – la città di alberi, di edifici, di lampioni nell’oscurità - prova a specchiarsi nelle acque turbinose. Un uomo percorre una strada acciottolata, frustato da una pioggia insistente e fitta, che provoca lucidi riflessi di luce sulla pavimentazione stradale. L’uomo si arresta davanti alle porte non serrate di una bottega antiquaria dall’aspetto sobrio e rispettabile, incurante della pioggia che non smette di bagnarlo; il richiamo esercitato da quel luogo di misteri e delizie è palpabile, ed è evidente che l’uomo finirà per cedervi. Così un evocativo Luca Rossi ci introduce alla presenza immediatamente viva ed operante della protagonista principale di questo albo: Praga.
Rossi e Mauro Boselli gareggiano nel dare l’uno corpo e l’altro voce e pensieri alla città, mai così straordinariamente trasformata nel simbolo di se stessa, della sua leggenda magica e della sua ricca storia culturale.
Il Dottor Cinderella è invece un trionfo della fantasia, sostenuto da una professionalità a tutta prova, e a dirla tutta, ammirevole. La professionalità di Luca Rossi: la cui cura nella ricerca delle inquadrature ottimali e degli effetti di chiaroscuro maggiormente di impatto, e nella regia architettonica di tavole e vignette, confluisce in una narrazione visiva claustrofobica ed espressionista. In certi volti profondamente segnati – quasi intagliati, graffiti - dal tempo e dalla vita, come in certi alberi scheletrici e spettrali e in certe nebbie dalle volute morbide e pericolose, continuo a vedere un richiamo all’Alberto Breccia di Mort Cinder, un modello irraggiungibile, forse, ma proprio per questo una sfida da tentare all’insegna di un continuo migliorarsi.
La professionalità di Mauro Boselli: la cui accuratezza documentaria e passione bibliofila, in questa occasione, diversamente da quanto gli accade a volte in storie meno ispirate, perdono ogni traccia di aggiunta posticcia ed esibizionismo culturale. La forza delle vicende raccontate in questo albo sta nella fusione perfetta all’interno dell’impianto narrativo del vasto corpus di riferimenti e rimandi culturali, letterari, leggendari e magici che Boselli vi ha profuso.
Un soggetto in apparenza debole perché troppo dispersivo e sfilacciato, sovrabbondante di personaggi e troppo ampio per essere compresso nelle 94 tavole e quindi sofferente. In apparenza, perché questa è appunto una storia di suggestioni e atmosfere, è la storia di Praga, organismo vivente che scatena i suoi anticorpi alla caccia dei germi che hanno penetrato le sue difese, ma anche teatro di una rappresentazione scenica di misteri e bizzarrie. E i “cattivi” come i “buoni”, i nemici privilegiati Belyalis e Comenius come gli amici inquietanti Caleb e Nikolaus, sembrano tutti attori perfettamente calati nei ruoli loro assegnati dalle risorse inesauribili di storie che le tradizioni di Praga offrono. Ed ecco quindi canalizzati in uno schema coerente i sentieri ingannevolmente divergenti delle tante trame. Ingannevolmente, Mauro Boselli rende un semplice omaggio ai figli di questa Praga che Nikolaus riunisce ancora una volta evocandoli al Caffè Arco; ma è qualcosa di più di un omaggio o di un compiaciuto riferimento: Rilke, Kafka, Werfel e gli altri sono parte integrante del tessuto stesso della storia narrata, si sono nutriti delle stesse suggestioni offerte da questa storia.
Così come l’interpretazione psicologica di tutti i personaggi che Rossi dà, ne fa affiorare la personalità. Hinterstoisser non è segnato semplicemente dall’età avanzatissima e dalla quantità di avvenimenti veduti, ma soprattutto dalle conoscenze non superficiali che ne derivano; la serenità di Athanasius Pernath è quella di chi si è ritratto dagli affanni dell’esistenza ma conserva la capacità di amare; Sougrénes ha l’irrequietezza di chi in sé porta una spina che lo spinge a cercare conoscenze, anche suo malgrado a volte. Il Dottor Cinderella è un racconto di potente fantasia che attinge da ciò che la fantasia degli uomini costruisce per guardare oltre la realtà, o forse piuttosto per cercare di conformare la realtà ai propri sogni e desideri (e incubi e paure), e celebra in modo degno la cinquantesima uscita della serie, uno di quei traguardi e numeri tondi che troppo spesso sono trascurati in casa Bonelli.
Vedi anche la scheda della storia.
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