Una questione di identit� (e di paratesti)
si pu� interpretare oggettivamente un testo?
Recensione di F.Manetti | | dylandog/
Una questione di identit� (e di paratesti)
Scheda IT-DD-243
- Assassino � tra noi, L'
valutazione 26%
L'interpretazione oggettiva
Esiste la possibilit� di interpretare oggettivamente un testo? Anche ammesso si riuscisse ad inibire del tutto i propri gusti e la propria visione del mondo, che caratteristiche dovremmo avere per poter interpretare oggettivamente un testo? Bisognerebbe essere una tabula rasa, privi di preconoscenze e, di per ci� stesso, di preconcetti? O, al contrario, dovremmo essere incredibilmente carichi di saperi (di quella che Eco chiamava, ai tempi in cui andavo all'universit�, "enciclopedia") in modo da poter cogliere tutte le possibili implicazioni di contenuto e di stile di un'opera?
Anche ammesso si riuscisse ad inibire del tutto i propri gusti e la propria visione del mondo, che caratteristiche dovremmo avere per poter interpretare oggettivamente un testo?
Di fatto, ci accorgiamo, proprio nel momento stesso in cui si formulano queste domande, che non � assolutamente possibile dare interpretazioni oggettive. Nessuno, infatti, pu� essere una tabula rasa (non lo sarebbe neppure il bambino di sei anni che, per assurdo, si trovasse a leggere come primo fumetto della sua vita proprio questo albo di Dylan Dog), n� esiste persona al mondo che, come gli Immortali di Zardoz, possa detenere in s� tutto lo scibile.
Va da s� quindi che io non posso essere un recensore oggettivo (come, mal comune mezzo gaudio, non pu� esserlo nessun altro). Non nego di aver provato ad esserlo quanto pi� possibile, ad esempio cercando di non farmi influenzare dal fatto che questo fosse, come detto, uno dei tre albi con i quali Sclavi � riemerso da un lungo silenzio e che quindi fosse forse lecito attendersi chiss� quale capolavoro (Sclavi � un grande autore e non ha scritto niente per cinque anni e mezzo... Se ha deciso di tornare a scrivere sar� senz'altro perch� gli sar� venuta in mente qualche storia intrigante da raccontarci, no?). Ho commesso per� un errore madornale. Ho letto, come faccio sempre, prima dell'episodio, il redazionale che lo precede, ovvero il pi� immediato e autorevole dei paratesti (per dirla con Genette): il "Dylan Dog Horror Club" di seconda di copertina. E qui ho trovato frasi di questo tenore:
"Esegeti, semiotici e epistemologi [...] ne avranno da scrivere su questo albo! State infatti per leggere una storia assolutamente unica nella saga di Dylan Dog e, per quel che ne sappiamo, unica anche nel fumetto mondiale. [...] Sclavi e Stano ce l'hanno messa tutta per stupirvi, e secondo noi ci sono riusciti alla grande."Io ho provato a far finta di nulla, ma, ammettiamolo, ho ceduto miseramente e ho lasciato che queste dichiarazioni creassero in me l'aspettativa di chiss� quale capolavoro. E qui � sorto un ulteriore ostacolo. Perch�, pur avendo io una cultura limitata, ho avuto la sventura di imbattermi, tempo fa, in qualcosa che mi ha impedito di godere pienamente di questo episodio.
Gi�, perch� non ho nessuna difficolt� a riconoscere che "L'assassino � tra noi" � senz'altro una storia unica nella saga di Dylan Dog - visto che �, malgrado le apparenze, una storia in cui il vero Dylan Dog non compare neppure sullo sfondo della pi� piccola vignetta dell'intero episodio -, cos� come non ho difficolt� a riconoscere che essa possa essere unica, in tutte le possibili accezioni del termine (fra le quali includo la possibilit� che "unica" stia per "originale"), anche nella storia del fumetto mondiale.
Il problema � che questa storia unica non � se, invece che a tutti i precedenti episodi di Dylan Dog o a tutti i fumetti pubblicati in ogni angolo del mondo da Yellow Kid a oggi, si guarda alla storia della cinematografia mondiale, dato che, come viene rivelato soltanto in un ulteriore paratesto (l'Horror Club del numero seguente), "L'assassino � tra noi" � (pesantemente) "ispirato" al film "Identit�" del regista James Mangold, uscito nelle sale nel 2003.
Ora, vogliamo metterci a discutere anche di originalit�, plagi e citazioni e crocifiggere il povero Sclavi revenant (per dirla con le parole di chi, su uBC, ha recensito Ucronia) solo perch� si � "ispirato" a un film il cui principale motivo d'interesse risiede nel farci scoprire che la situazione alla "dieci piccoli indiani" in cui si trovano i personaggi �, di fatto, lo scontro, tutto mentale, fra le diverse personalit� di uno psicopatico? Si pu� criticare il vecchio vizio bonelliano di non dichiarare immediatamente, nei redazionali, i pi� o meno pesanti debiti dei soggettisti (e spesso anche degli sceneggiatori) nei confronti di lavori altrui, ma � ovvio che, soprattutto in epoca post-moderna (com'� abusato dire), � del tutto accettabile che si possano assemblare in maniera originale "materiali" di varia provenienza - creando quindi qualcosa di nuovo pur non "inventando", per certi versi, quasi nulla - o che si possa ripercorrere in larga misura uno o pi� lavori altrui a patto di rielaborarli in maniera significativa (che � proprio quel che viene fatto in "Identit�", in cui si intersecano Agatha Christie con Hitchcock, "Seven" con "I soliti sospetti" e via dicendo, unendo il tutto con la trovata tenuta in serbo per il colpo di scena).
Una semplice citazione?
Il fatto �, innanzitutto, che "L'assassino � tra noi" non pu� essere considerato, contrariamente a quanto viene detto nel redazionale di "Marty", una semplice "citazione" di "Identit�". Una citazione � un richiamo minimale ad un'opera altrui: il citare, per l'appunto, una frase, il dare ad un personaggio il volto di un attore o il nome di un altro personaggio... Ben diverso � prendere di sana pianta un soggetto e/o un intreccio per riproporli pi� o meno tali e quali. A un romanziere e a uno sceneggiatore di film basterebbe molto meno per beccarsi l'accusa di plagio e per incorrere nelle sanzioni previste dalle leggi sul diritto d'autore.
Una citazione � un richiamo minimale ad un'opera altrui: il citare, per l'appunto, una frase, il dare ad un personaggio il volto di un attore o il nome di un altro personaggio... Ben diverso � prendere di sana pianta un soggetto e/o un intreccio per riproporli pi� o meno tali e quali.
Ma la questione �, ancor pi�, che questo "L'assassino � tra noi" non solo non presenta rielaborazioni significative (nel senso di varianti o aggiunte di particolare rilievo che giustifichino l'"ispirarsi" al lavoro altrui) rispetto a "Identit�", se non la faccenda del riuscire a scrivere un Dylan Dog senza Dylan Dog, ma addirittura rappresenta un impoverimento e una banalizzazione dell'originale. Rispetto al film, Sclavi semplifica l'intreccio, togliendo fra l'altro quasi del tutto la detection e dunque quel poco di suggestione che offre il cercare di individuare il quid che spieghi l'anomala catena di omicidi fra personaggi cos� eterogenei eppure cos� misteriosamente legati gli uni agli altri; non d� quasi per niente spessore psicologico agli stessi personaggi (anche la caratterizzazione di Adam Walton, iniziata nel dialogo perfettamente oliato delle pagg. 8-9, rester� incompiuta); fa effettivamente fuggire il serial killer psicopatico e gli fa realmente commettere degli omicidi; sostituisce l'ultimissimo colpo di scena del film - peraltro chiaverottiano - con la banalit� del furto di un tagliacarte dalla scrivania del direttore della clinica psichiatrica; aderisce ancor pi� calligraficamente, infine, ai capolavori da cui era partito lo sceneggiatore di "Identit�", riproponendo ad esempio in maniera iperdettagliata la celeberrima scena della doccia di "Psycho" (oltretutto con esiti scarsi, dato che ad esempio non si riesce a replicare, nell'ultima striscia di pag. 39, n� la dissolvenza incrociata che dal gorgo dell'acqua porta all'occhio sbarrato della vittima, n� il lento allontanarsi della macchina da presa tramite il movimento a spirale che ha origine proprio dalla pupilla della vittima).
Di suo, dunque, Sclavi aggiunge solo dei pupazzetti demoniaci (che hanno alla fin fine solo il compito di farci sospettare, per qualche pagina, un qualche tipo di possessione prima di Adam, poi di Dylan), un risorgere, in veste di zombi, di alcuni cadaveri (che forse sono stati introdotti soltanto per la necessit� di far arrivare la lunghezza della sceneggiautura alle canoniche 94 tavole), e il ricorso allo splatter (che, se non vuol essere autoparodistico, finisce con l'apparire, proprio per una certa iperbolicit�, un patetico tentativo di recuperare uno degli ingredienti di successo del Dylan Dog degli esordi).
I disegni di Stano
Neppure potremo ricordare questo episodio per i disegni di Stano. Se Sclavi �, qui, il fantasma di se stesso, anche Stano non ha la consistenza corporea dello Stano dei tempi che furono (al che appare ancora una volta incongruo il richiamo, fatto nel disgraziatissimo Horror Club, agli episodi che Sclavi e Stano realizzarono, in coppia, circa sedici anni fa - e mi riferisco, ovviamente, a veri capolavori come Storia di nessuno).anche Stano non ha la consistenza corporea dello Stano dei tempi che furonoTutti gli autori hanno il diritto ed anzi il dovere di evolvere, il che significa che non sarebbe sensato costringere Stano allo stile alla Egon Schiele che aveva, per l'appunto, oltre sedici anni fa. Come non provare, per�, un po' di rimpianto per il passato quando ci si trova di fronte, osservando quello che dovrebbe essere lo scorrere della pioggia sui vetri del Bates Motel, a qualcosa di molto simile al pullulare di minuscoli vermiciattoli?
In definitiva...
In definitiva, l'unica ragione per la quale si pu� ricordare questo "L'assassino � tra noi" �, come detto, il fatto che il vero Dylan Dog non vi compaia mai. Ma, accertato questo "record" da Guinnes dei primati (che poi tanto record non �, vedere la scheda della storia) che cosa resta? Un forte senso di irritazione se si � visto "Identit�", ben poco se non si � visto il film.
l'unica ragione per la quale si pu� ricordare questo "L'assassino � tra noi" � il fatto che il vero Dylan Dog non vi compaia mai. Ma, accertato questo "record" da Guinnes dei primati che cosa resta? Un forte senso di irritazione se si � visto "Identit�", ben poco se non si � visto il film.
Dopo aver letto "Ucronia" e questo episodio, l'iconoclasta che � in me sarebbe quasi pronto a scrivere considerazioni apocalittiche su tutta la serie. Poich� Sclavi non � apparentemente in grado di riappropriarsi del proprio personaggio e persino Paola Barbato, dopo il sibillino commiato di "Oltre quella porta", sembra aver abbandonato le sue personalissime quanto intriganti elucubrazioni per mortificare la propria creativit� con storie come "La lunga notte", e poich� anche il recente tentativo di rinnovare la serie, a vent'anni dalla nascita, si � rivelata una presa per i fondelli (cito sempre dal famigerato Horror Club: "vi avevamo detto che dopo quella avventura [In nome del padre] il mondo di Dylan non sarebbe stato pi� lo stesso. Non vi sarete spaventati, vero? Abbiamo un po' esagerato"), non resterebbero infatti che gli sporadici episodi scritti da Michele Medda a mantenere in vita, qualitativamente parlando, Dylan Dog e il suo mondo.
Ecco per� uscire il terzo episodio scritto da Sclavi (con partecipazione, al soggetto, della moglie), "Marty", storia che, oltre ad essere molto ben sceneggiata, recupera una delle tematiche dylandoghesche pi� apprezzate, quella del mostro che � in tutti noi, dandone una nuova e potremmo dire definitiva interpretazione.
Ma a me � toccato scrivere questa stroncatura. Per un commento positivo dello Sclavi tornato a nuova vita vi rinvio alla recensione del prossimo albo.
Dylan Dog n.243, "L'assassino � tra noi", di Tiziano Sclavi e Angelo Stano, Sergio Bonelli Editore, 100 pg. b/n, brossurato, in edicola da fine novembre 2006, �2,5
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